Milano, 21 set. (askanews) – Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, ha chiesto la convocazione degli “Stati Generali del vino” per affrontare con istituzioni, Consorzi, organizzazioni di rappresentanza, imprese e distribuzione le difficoltà che stanno mettendo sotto pressione la filiera. Al centro dell’appello ci sono il reddito dei viticoltori, l’aumento delle giacenze, il calo dei consumi, la competitività delle aziende e la gestione del potenziale produttivo, in una fase nella quale anche gli effetti del cambiamento climatico aumentano l’incertezza per le imprese.
Il tema di un confronto generale sul futuro del vino piemontese era già emerso a giugno, quando Cia Piemonte e Valle d’Aosta aveva sollecitato la convocazione degli “Stati Generali del vino”, insieme con misure per contenere la produzione, sostenere economicamente i viticoltori e ristabilire un equilibrio tra domanda e offerta. Stesso appello era giunto da Cia Alessandria-Asti e dunque l’intervento di Mobrici ha rilanciato una questione già aperta nel settore, riportandola al centro del confronto sulla sostenibilità economica della filiera.
E l’appello del presidente dell’ente consortile ha immediatamente raccolto una prima adesione istituzionale: Debora Biglia, vicepresidente della Prima commissione del Consiglio regionale del Piemonte, ha annunciato l’intenzione di portare formalmente in Regione la richiesta, proponendo un tavolo operativo dedicato a redditività, giacenze, nuovi mercati, cambiamento climatico, innovazione e semplificazione burocratica. L’obiettivo indicato è affidare alla Regione un ruolo di coordinamento nel confronto tra istituzioni e comparto produttivo.
“Non possiamo fermarci ai risultati positivi della vendemmia: oggi la vera sfida è garantire alle imprese la possibilità di generare valore e, soprattutto, assicurare ai viticoltori un reddito onesto, sostenibile e dignitoso” ha sottolineato Mobrici, aggiungendo che “senza questa condizione non può esserci futuro per la nostra viticoltura”. La proposta punta a portare allo stesso tavolo la Regione Piemonte e i principali soggetti della filiera per affrontare l’equilibrio tra produzione e domanda, la redditività delle imprese e la gestione del potenziale produttivo. “Di fronte al calo dei consumi, all’aumento delle giacenze e agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, riteniamo urgente convocare gli Stati Generali del vino” ha proseguito Mobrici, rimarcando che “è necessario riunire intorno allo stesso tavolo istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, Consorzi, imprese e distribuzione per costruire una visione condivisa del futuro del settore. Dobbiamo individuare strumenti concreti per rafforzare la competitività delle aziende, sostenere il reddito dei produttori, valorizzare le denominazioni e creare prospettive solide per le nuove generazioni che scelgono di investire nel mondo del vino”.
Il problema del reddito investe anche la permanenza dei viticoltori nelle campagne e, con essa, la manutenzione delle colline e dei vigneti, la salvaguardia del paesaggio e le attività legate all’enoturismo. “Il vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che va governata con coraggio e lungimiranza. Le sfide legate al mercato, al clima e alla gestione del potenziale produttivo richiedono una riflessione collettiva e scelte condivise” ha proseguito Mobrici, precisando che “solo attraverso un confronto strutturato tra tutti gli stakeholder sarà possibile tutelare il lavoro dei viticoltori e garantire uno sviluppo sostenibile del comparto nel medio e lungo periodo. I produttori sono i veri custodi del territorio: non si limitano a coltivare la vite, ma investono quotidianamente tempo, risorse e competenze nella manutenzione del paesaggio, nella salvaguardia delle colline e dei borghi che rendono unico il nostro patrimonio Unesco. Se i viticoltori abbandonano le vigne – ha concluso – non perdiamo soltanto produzione agricola e occupazione, ma rischiamo di compromettere anche il modello di enoturismo che negli ultimi anni è diventato un motore fondamentale di sviluppo per il territorio. La tutela del reddito delle imprese vitivinicole non è quindi solo una questione economica: significa preservare un patrimonio culturale, paesaggistico e turistico che appartiene a tutta la comunità”.
Fondato nel 1946, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato conta più di 430 aziende associate e tutela 12 Denominazioni.

