PALERMO – Nella giornata di ieri la città ha ospitato gli Stati generali delle cooperative, che hanno visto, per la prima volta, le quattro principali federazioni cooperative siciliane, ovvero Legacoop, Unicoop, Unci e Confcooperative, presentare una piattaforma programmatica costituita da un documento redatto congiuntamente. Con questo documento le quattro federazioni si pongono l’obiettivo di aprire un confronto strutturato con il Governo e l’Assemblea regionale sul futuro economico della Sicilia. L’Isola perde costantemente cervelli, imprese e competitività, eppure esiste un sistema produttivo che continua a generare occupazione, welfare, filiere agricole, servizi, innovazione e presidio sociale nei territori più fragili.
Legacoop: “17 miliardi di fatturato e 55mila posti di lavoro. La cooperazione è un polo economico fondamentale”
“Abbiamo un fatturato aggregato – ha spiegato il presidente di Legagoop, Filippo Parrino – che supera i diciassette miliardi. Ma occorre citare anche il credito agevolato nelle nostre Bcc e oltre centomila soci, che creano più di cinquantacinquemila posti di lavoro. Io credo che i numeri sono importanti e rappresentano uno dei poli più importanti dell’economia siciliana”. “C’è bisogno – ha aggiunto – di riconoscerci questa forza economica, perché la cooperazione crea anche un cambiamento sociale e fa sì che le risorse rimangano nei territori. Questo è fondamentale, pertanto riteniamo che sia importante sostenerci”. Un sistema che attraversa comparti decisivi come la cooperazione sociale, l’agricoltura, la pesca, il credito, i servizi, la cultura e il turismo. D’altronde, in Sicilia, operano più cooperative: 11.800, per un fatturato che sfiora i cinque miliardi di euro. Di questi, 1,8 miliardi sono riconducibili alle cooperative del settore primario (agricoltura, allevamento e pesca), che guidano la classifica per fatturato aggregato.
Unicoop: “Il 93% della cooperazione siciliana unita per la prima volta con una piattaforma comune”
Il presidente di Unicoop Sicilia, Felice Coppolino, rincara la dose: “Si tratta di un momento storico della cooperazione siciliana, in quanto oggi le quattro principali associazioni del movimento cooperativo rappresentano il 93% della cooperazione siciliana. Si uniscono, si mettono insieme, superano una serie di divergenze e di incomprensioni di anni per rappresentare e presentare una piattaforma di proposte al Governo regionale. Vogliamo rappresentare l’esigenza di una maggiore collaborazione”.
Otto assi strategici: da credito e finanza al welfare di comunità, passando per le filiere agroalimentari
Per raggiungere questo obiettivo si punta su otto grandi assi strategici su cui costruire il confronto. Al centro ci sono credito e finanza, con la richiesta di strumenti dedicati e di una piena operatività del credito agevolato alla cooperazione; energia e transizione ecologica, con lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e dei distretti cooperativi energia-produzione. Si continua con il rafforzamento delle filiere agroalimentari, ittiche, culturali e turistiche attraverso reti integrate e nuove strategie di export verso il Mediterraneo. Si pone attenzione al welfare territoriale e alla cooperazione sociale, che rappresenta uno dei pilastri del sistema regionale, da tempo in difficoltà e che attende risposte. “La cooperazione siciliana – ha affermato il presidente di Unci, Andrea Amico – può svolgere una funzione decisiva non soltanto come componente del sistema economico regionale, ma anche come infrastruttura organizzativa capace di connettere sviluppo, coesione sociale e presidio dei territori”.
Le richieste del mondo cooperativo riguardano anche il riordino normativo, la creazione di strumenti idonei, l’adeguamento delle tariffe ai costi reali dei servizi, il rispetto dei tempi di pagamento, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e il rafforzamento dell’amministrazione condivisa tra Enti pubblici e cooperative. L’obiettivo dichiarato è passare “da un welfare di prestazione a un welfare di comunità”.
Assessore Tamajo e Confcooperative: costo revisioni uniformato al nazionale, inizia la collaborazione
Un dialogo, quello con la Regione, che secondo il presidente di Confcooperative, Gaetano Mancini, ha preso il via in modo incoraggiante. “Nelle ultime settimane – ha detto – abbiamo registrato dei fatti positivi. Penso, per esempio, al fatto che la richiesta fatta all’assessore Edy Tamayo sulla riduzione dei costi per la vigilanza è andata a buon fine. Perciò, dal prossimo biennio, grazie alla nostra richiesta, il Governo ci aiuterà uniformando il costo delle revisioni a quello nazionale, superando finalmente una differenza ingiustificata che determinava una condizione oggettiva di svantaggio per le cooperative siciliane”.
E a confermare la volontà della Regione nel collaborare con queste realtà produttive ci ha pensato lo stesso assessore Tamajo: “Le cooperative siciliane dimostrano ogni giorno che è possibile fare impresa creando valore economico e, allo stesso tempo, coesione sociale. È un modello che parla di lavoro, comunità e sviluppo vero dei territori. Il nostro compito è creare le condizioni affinché queste realtà possano continuare a crescere e competere. La Sicilia ha bisogno di un’economia che non lasci indietro nessuno e la cooperazione rappresenta una delle espressioni più concrete di questa visione”.

