Coronavirus, aumentano casi e vittime, ma non c'è allarme - QdS

Coronavirus, aumentano casi e vittime, ma non c’è allarme

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Coronavirus, aumentano casi e vittime, ma non c’è allarme

sabato 27 Giugno 2020 - 06:13
Coronavirus, aumentano casi e vittime, ma non c’è allarme

L'Istituto superiore di Sanità, la criticità resta bassa. L'indice di contagiosità Rt sopra il livello di guardia in tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Focolai sotto stretta sorveglianza. Il sistema sanitario tiene

Aumentano in Italia i casi di covid-19, anche se i 259 registrati ieri segnano un leggero calo rispetto ai 296 del giorno precedente; in aumento anche i decessi e in tre regioni l’indice di contagiosità Rt è salito al di sopra di uno, quindi ha superato il livello di guardia: una situazione da controllare con attenzione, quella della diffusione del nuovo coronavirus in Italia, anche se l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) parla comunque di una generale “bassa criticità” con un aumento di casi in alcune aree.

Ancora una volta, secondo i dati della protezione Civile, la maggior parte dei nuovi contagi è avvenuto in Lombardia, con 156 casi, pari al 60,2% del totale.

Alto anche il numero dei casi in Emilia Romagna, 46 dei quali si devono al focolaio di Bartolini a Bologna.

Il numero complessivo dei casi in Italia è salito ieri a 239.961 e quello dei morti a 34.708; attualmente risultano 17.638 positivi, 665 meno del giorno precedente.

In leggera risalita anche i ricoveri nelle strutture di terapia intensiva, con due in più per un totale di 105. In calo invece i decessi: ieri se ne sono registrati trenta, quattro in meno rispetto al giorno precedente.

Per l’Istituto Superiore di Sanità “complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SarsCov2 in Italia rimane a bassa criticità, con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni”, ossia nel periodo compreso fra l’8 e il 21 giugno, con 5.98 casi per 100 000 abitanti.

“A livello nazionale – prosegue l’Iss – si osserva una lieve diminuzione nel numero di nuovi casi diagnosticati rispetto alla settimana di monitoraggio precedente”.

I dati rilevati dall’Iss si riferiscono alla settimana fra il 15 e il 21 giugno e, considerando che fra il momento del contagio e lo sviluppo di sintomi, “verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero tra la seconda e la terza fase di riapertura (tra il 25 maggio e il 7 giugno 2020)”.

L’Iss rileva inoltre che sono in aumento alcune stime dell’indice di contagio Rt, ossia del valore che indica quante persone può contagiare chi ha contratto l’infezione.

Si tratta di aumenti avvenuti nelle regioni in cui si sono sviluppati focolai, come il Lazio, dove l’indice Rt passato da 1,12 a 1,24, la Lombardia, passata da 0,82 a 1,01 e dell’Emilia Romagna con l’Rt a 1,01 .

I focolai sono in qusto momento i sorvegliati speciali della pandemia in Italia, come ha rilevato il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza: focolai, “anche di una certa rilevanza, indicano che il virus in determinati contesti è in grado di circolare anche rapidamente. Ciò induce a tenere comportamente adeguati e a identificare e contenere prontamente i focolai come attualmente si sta facendo”.

Anche per Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la situazione richiede attenzione, anche se “non c’è preoccupazione perché è tutto ampiamente atteso”.

Che si verifichino dei focolai “in giro per l’Italia e per l’Europa” è “inevitabile”, e riferendosi a quelli in Italia ha infatti aggiunto che “sono stati identificati immediatamente e circoscritti, quindi il sistema messo in atto tiene. Tiene infine, anche il Servizio Sanitario Nazionale, che secondo l’Iss non mostra alcune criticità.

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