Coronavirus, "Così lo Stato ha infettato la Sicilia". Musumeci furioso, ma il Viminale lo smentisce - QdS

Coronavirus, “Così lo Stato ha infettato la Sicilia”. Musumeci furioso, ma il Viminale lo smentisce

Patrizia Penna

Coronavirus, “Così lo Stato ha infettato la Sicilia”. Musumeci furioso, ma il Viminale lo smentisce

lunedì 23 Marzo 2020 - 18:24
Coronavirus, “Così lo Stato ha infettato la Sicilia”. Musumeci furioso, ma il Viminale lo smentisce

Il Ministero, "Nessun aumento di flusso, tutti quelli che hanno traghettato erano legittimati a farlo. Dei 551 viaggiatori, 136 appartenenti alle Forze dell'ordine". La battaglia a colpi di numeri tra maggioranza e opposizione all'Ars. La Questura di Messina, "Controllo su tutti gli imbarchi". Il sindaco De Luca, "La mia pazienza è finita". Ars, le Opposizioni, "Subito un confronto in aula con il presidente della Regione"

“Lei sta assumendosi una grave responsabilità nel vanificare gli sforzi ed i sacrifici di milioni di siciliani. Agli imbarcaderi della Calabria nessuno vigila sul rispetto dei vostri decreti. Non posso consentire tanta irresponsabilità da parte del governo nazionale verso la Sicilia”.

E’ un Nello Musumeci, inedito, furioso, forse mai visto dai siciliani quello che stamattina ha inviato al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, una nota in riferimento al transito di numerosi automezzi nello Stretto di Messina.

“Ho chiesto al Prefetto di intervenire immediatamente. C’è un decreto del ministro delle Infrastrutture e del ministro della Salute che lo impedisce. Pretendo che quell’ordine venga rispettato e che vengano effettuati maggiori controlli alla partenza. Il governo nazionale intervenga perché noi siciliani non siamo carne da macello!”.

Il Viminale smentisce Musumeci, “Nessun aumento di flusso”

Ma in serata il Ministero dell’Interno, con una nota ufficiale, smentisce le affermazioni del Governatore della Sicilia.

“Non rispondono al vero – si legge nella nota – le accuse del presidente Musumeci, mosse per di più in un momento in cui le istituzioni dovrebbero mostrarsi unite nel fronteggiare l’emergenza, secondo le quali sarebbe in atto un flusso incontrollato verso le coste siciliane”.

“Tutti quelli che hanno traghettato legittimati a farlo

Nella nota del Viminale, anzi, si sottolinea che “ieri, tutte le persone che hanno traghettato sono risultate legittimate a farlo”.

Il Ministero dell’Interno ha precisato inoltre che “i transiti giornalieri per la Sicilia hanno fatto registrare una costante diminuzione dai 2.760 di venerdì 13 marzo ai 551 di ieri, domenica 22 marzo”.

“La domenica precedente il triplo dei passeggeri di ieri”

La domenica precedente, 15 marzo, si legge nella nota “il traffico era consistito in circa il doppio di auto e quasi il triplo di passeggeri, rispettivamente 469 e 1384”.

In particolare, ieri, secondo i dati del Viminale, sono traghettati da Villa San Giovanni a Messina 551 viaggiatori e 239 autovetture.

“Dei 551 viaggiatori, 136 appartenenti alle Forze dell’ordine”

“Tutti i viaggiatori – si sottolinea nella nota – sono stati controllati prima di salire a bordo. Dei 551 viaggiatori, 136 sono risultati appartenenti alle Forze dell’ordine che giornalmente attraversano lo stretto per motivi di lavoro; i restanti 415 sono tutti risultati appartenenti alle altre categorie legittimate ad effettuare il traghettamento”. Comunque, conclude il Viminale, “nel caso in cui venga individuato un soggetto non autorizzato, questi verrà fermato e denunciato ai sensi dell’articolo 650” del Codice penale.

La battaglia a colpi di numeri tra maggioranza e opposizione all’Ars

“Non c’è stato nessun esodo ieri e soprattutto nessuna mancanza di controlli agli imbarchi. I dati diffusi da Caronte e Tourist parlano chiaro: nell’intera giornata di ieri hanno attraversato lo Stretto soltanto 239 auto e 561 pedoni, tutti regolarmente provvisti di autocertificazione”.

Lo avevano detto i deputati regionali del Movimento 5 Stelle, smentendo l’allarme lanciato dal Governatore e da alcuni dei suoi alleati di governo.

“Al presidente Musumeci – sottolinea il capogruppo M5S all’Ars, Giorgio Pasqua – chiediamo di tenere bassi i toni ed evitare le polemiche col governo nazionale, che non fanno bene a nessuno, soprattutto considerando che la riduzione dei traghetti era stata voluta proprio dal presidente della Regione”.

“Tuttavia – esorta il deputato Antonio De Luca – non dobbiamo abbassare per nessun motivo la guardia e per facilitare i controlli ed evitare attese ho proposto alle compagnie di navigazione dello Stretto e agli assessori regionali Falcone e Razza di adottare un protocollo insieme a Prefettura, aziende sanitarie, forze dell’ordine, ordini professionali e altre istituzioni, per istituire una check-list veloce, un elenco di nominativi e targhe dei soggetti pendolari che vengono in Sicilia, via mare, per svolgere la loro attività lavorativa. Ci sono infatti medici, sanitari, militari, forze dell’ordine che necessariamente devono transitare. In questo modo gli imbarchi ai traghetti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni potranno essere più veloci e sicuri, perché si conosceranno preventivamente le liste di tutti i soggetti autorizzati a transitare in quanto prestano servizio in Sicilia, mentre tutti gli altri dovranno essere controllati”, conclude De Luca.

“I numeri – aggiunge la deputata Valentina Zafarana – smentiscono l’allarmismo ingiustificato di Musumeci. Le Prefetture stanno facendo il loro lavoro, con i dovuti controlli, secondo quanto disposto dai provvedimenti di Stato e Regione. I responsabili istituzionali non dovrebbero creare inutili polveroni mediatici, che non servono ad altro che incrementare ansie e paure, in un momento in cui invece dovremmo tutti rassicurare la cittadinanza”.

Musumeci in queste ore sta vivendo probabilmente i suoi giorni più difficili da Presidente della Regione siciliana.

La Lega: “Irresponsabilità diffusa”

Il segretario regionale della Lega in Sicilia, Stefano Candiani, fa eco a Musumeci e denuncia una “irresponsabilità diffusa”.
“Serve rinforzare la macchina dei controlli per impedire una diffusione inarrestabile dell’epidemia nell’Isola. Allo stesso modo – aggiunge il segretario della Lega in Sicilia – riteniamo inaccettabile che davanti ai supermercati e agli alimentari si formino costantemente assembramenti di persone in attesa di entrare. Non ha senso chiudere i parchi e poi trovare cinquanta persone davanti all’ingresso di un supermercato, e non è neppure umano sottoporre le persone a file estenuanti anche di due, tre ore”.

Miccichè: traghetti indisturbati arrivano in Sicilia

“Visto che si parla di tanti interventi legislativi per chi non rispetta le regole vorrei capire se un traghetto può arrivare a Messina in santa pace, o bisogna piuttosto bloccarlo?”, si chiede il Presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché. “Non c’è alcun dubbio che qualcuno sta venendo meno ai provvedimenti previsti dal Governo. Se è vero, come è vero, che non si può attraversare un Comune, mi chiedo ancora come fanno ad arrivare centinaia e centinaia di persone. Questo mi sconvolge davvero. Vengono meno a obblighi di legge strutture intere, categorie intere, non il singolo cittadino”, ha aggiunto in un post pubblicato su Facebook.

Losacco e Barbagallo (Pd): “No a polemiche o a scaricabarile”

Il Commissario regionale del Partito Democratico, Alberto Losacco, prova a riportare la calma e ad abbassare i toni: “Tutte le Istituzioni – ha scritto in una nota – sono chiamate a fare la propria parte per garantire il più rigoroso rispetto di tali disposizioni. E tutto questo senza alimentare paure e preoccupazioni nella popolazione che, come sappiamo, indeboliscono le strategie di contenimento e di contrasto al virus. Siamo chiamati tutti a un grande sforzo collettivo. Vanno verificate le comprovate necessità di spostamento di chi si imbarca sui traghetti per la Sicilia. Concessionari e Istituzioni garantiscano la stessa responsabilità che in questo momento viene chiesta a tutti i cittadini, perché non è di certo con le polemiche, gli allarmismi o gli scaricabarili che si sconfigge il virus”.

“Invece di procedere con la tecnica dello scaricabarile il presidente Musumeci assuma il controllo dell’ordine pubblico, così come previsto dall’articolo 31 dello Statuto della Regione, prendendo tutti quei provvedimenti necessari a tutelare la salute pubblica dei Siciliani in un momento così drammatico”. Lo dice Anthony Barbagallo parlamentare regionale del Pd. “Perdere tempo chiedendo ad altri organi dello Stato gli interventi necessari a tutelare la sicurezza della Sicilia – aggiunge Barbagallo – serve solo a rinviare le misure che invece tempestivamente vanno prese per il contenimento dell’epidemia e che il presidente della Regione può coordinare grazie ai dettami dello Statuto siciliano che gli concedono i poteri di tutela dell’ordine pubblico”

La risposta del presidente Musumeci


“Applicare l’articolo 31 dello Statuto? Non è accompagnato da norme di attuazione e questo non si può applicare fuori dalla Regione siciliana”, ha risposto Musumeci.
“Il problema – spiega ancora il presidente – non è a Messina ma non fare arrivare a Messina. Il problema è sulla costa della Calabria. Li bisogna fare la cintura ed è li che lo Stato è apparso assente o assai lacunoso”

La Questura di Messina: “Controllo su tutti gli imbarchi”
A spegnere il fuoco della polemica ci ha provato anche la Questura di Messina che conferma che i controlli stanno proseguendo regolarmente, sottolineando che esiste un posto fisso di controllo presidiato da forze dell’ordine ed un medico. “Le persone transitate da Messina – si legge in una nota – sono state fermate. Inoltre, sono state controllate le autocertificazioni ed è stata misurata loro la temperatura corporea”. I controlli, fanno sapere dalla Questura, sono stati eseguiti ieri secondo la normativa vigente, che oggi è cambiata ed è molto più restrittiva. “Gli agenti hanno denunciato le persone che non avevano validi motivi per rientrare nell’Isola. A partire da oggi sono stati potenziati i controlli e le misure sono più restrittive”.

Il sindaco De Luca: “La mia pazienza è finita”

“Qua c’è qualcuno che gioca con la nostra vita e la nostra pazienza”. Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, è su tutte le furie.

“Bene, la mia pazienza è finita – aggiunge – sto preparando una diffida contro il Governo nazionale, il Prefetto di Messina, di Reggio Calabria e dei Questori: voglio capire che cosa è successo stanotte. Voglio la prova e il riscontro dei controlli fatti e li voglio entro stasera. Io oggi sarò lì, a costo di bloccare la nave. Invito anche il presidente Musumeci a seguirmi: basta con le proteste isolate. Venga con me stasera sulla sponda dello Stretto. Non permetta a nessuno di giocare con la pazienza dei siciliani. Stasera, a costo di farmi arrestare per l’ennesima volta – annuncia – non permetterò altri vergognosi esodi. Inoltre, farò un’ordinanza per bloccare il transito selvaggio delle persone sullo Stretto, in ottemperanza al decreto emanato ieri dai ministri Speranza e Lamorgese. Chi dovrà passare – anticipa il sindaco di Messina – lo deve comunicare almeno 2 ore prima, per permettere i controlli e decidere se può transitare o stare fuori dalla Sicilia”.

“Dovete smetterla – afferma – di emanare provvedimenti se poi non avete la forza di farli applicare, perché è un’umiliazione per me che sono in trincea e non nei Palazzi dorati. È umiliante anche per chi continua a stare murato in casa. (…) Non ci lasceremo più prendere in giro – chiosa il sindaco di Messina – si deve realmente schierare l’esercito sulle sponde dello Stretto”.

L’impressione è di assistere ad un film già visto. Purtroppo.

Ars, le Opposizioni: “Subito confronto con Musumeci”

L’Assemblea regionale siciliana, in linea con le direttive emanate per contenere la diffusione del coronavirus, rimane chiusa. Ma Le opposizioni hanno inviato una lettera al presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, spiegando che Sala D’Ercole “va riconvocata con urgenza per consentire al Parlamento siciliano di svolgere, con completa e intatta responsabilità, le proprie funzioni d’indirizzo e di controllo”.

La riapertura è stata sollecitata dai capigruppo dell’opposizione all’Ars Nicola D’Agostino (Italia Viva), Claudio Fava (Misto), Giuseppe Lupo (PD) e Giorgio Pasqua (M5S), chiedendo, “con spirito di collaborazione”, un immediato confronto in Aula con il presidente Musumeci già questa settimana.
“In un momento difficile come quello che vive l’intero paese – è scritto nella lettera – pensiamo che tutte le istituzioni parlamentari, e dunque anche l’Assemblea Regionale Siciliana, debbano svolgere con piena e intatta responsabilità la loro funzione d’indirizzo e di controllo attraverso un’interlocuzione costante con la Giunta di governo. Crediamo inoltre che sia indispensabile trovare un punto di sintesi fra i decreti della Presidenza del Consiglio, quelli della Regione Siciliana e le molte sollecitazioni che arrivano oggi dai sindaci dell’isola e dal territorio”.

I parlamentari suggeriscono anche varie soluzioni per prendere le opportune precauzioni. “Con le misure di prudenza che Ella vorrà considerare (ad esempio utilizzando la Sala Gialla assieme a Sala d’ercole, e comunque valutando l’art.73 del D.L. “Curaitalia”), le chiediamo, signor Presidente, di convocare questa settimana l’aula e di chiedere al presidente Musumeci di voler riferire sulle misure adottate, le priorità affrontate, le risorse umane e materiali reperite e quant’altro serva ad avere un quadro chiaro ed aggiornato in questa difficile congiuntura”.

Ma la riapertura dell’Aula di Palazzo dei Normanni era già stata ventilata dal presidente dell’Ars stessa, Miccichè, il 18 marzo scorso durante l’ultima seduta che si è tenuta. Il presidente aveva informato che l’assessore all’Economia Armao si era reso disponibile ad un confronto per giungere al più presto alla approvazione di finanziaria e bilancio per non lasciare la Sicilia nella morsa dell’esercizio provvisorio.

Di diverso avviso il segretario della Cisl Sicilia, Sebastiano Cappuccio. “Il governo regionale deve andare avanti sulla strada delle restrizioni per evitare la diffusione del Coronavirus. La stretta è assolutamente necessaria e indispensabile. Perché la tutela della salute è la priorità assoluta in questo momento – prosegue Cappuccio – Occorre un sacrificio complessivo che non può riguardare soltanto il cittadino comune ma coinvolge tutto il sistema economico, sociale e produttivo dell’Isola. E va garantita la sicurezza dei dipendenti nei posti di lavoro, non si può pensare di esporli al rischio del contagio”.

DUE COMUNI SICILIANI, AGIRA E SALEMI, DA DOMANI “ZONA ROSSA”


Due Comuni siciliani, Agira, nell’Ennese, e Salemi, in provincia di Trapani, da domani diventano “zona rossa”. Lo ha deciso il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, sentiti i rispettivi sindaci.
Fino al 15 aprile, nei due centri ci sarà il divieto di accesso e di allontanamento dal territorio comunale e la sospensione di ogni attività degli uffici pubblici, ad eccezione dei servizi essenziali e di pubblica utilità. Potranno entrare e uscire dal paese solo gli operatori sanitari e socio-sanitari, il personale impegnato nella assistenza alle attività inerenti l’emergenza, nonché gli esercenti le attività consentite sul territorio e quelle strettamente strumentali alle stesse, con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione individuale.

Il provvedimento si è reso necessario dopo che gli uffici delle Asp hanno segnalato: ad Agira il contagio di 9 cittadini, di cui 3 deceduti e ulteriori 6 a cui è stato effettuato il tampone e in attesa di risultato; a Salemi la positività di 15 persone e ulteriori 21 in attesa dell’esito del test.

CONTE E L’ANNUNCITE ACUTA: DALLA CONFUSIONE AL PANICO E’ STATO UN ATTIMO

“La Sicilia continua a subire arrivi di massa a causa della sindrome da annuncite acuta del presidente del Consiglio che evidentemente, anche mal consigliato, non considera le conseguenze di una comunicazione che genera confusione e perciò reazioni difficili da gestire”: questo il durissimo commento di Gabriella Giammanco, vicepresidente di Forza Italia in Senato e portavoce azzurra in Sicilia.
Ed in effetti, sulla comunicazione istituzionale, ci sarebbe tanto da dire. L’annuncio dell’ultimo decreto, ad esempio, è avvenuto nella tarda serata di sabato, attraverso Facebook. Il relativo testo, poi, ha visto la luce moltissime ore dopo, generando confusione nei cittadini, già messi psicologicamente a dura prova.
L’ultimo Dpcm, tra l’altro, è entrato in vigore lunedì e in parte si sovrapponeva all’ordinanza dei ministri Speranza e Lamorgese che invece, già da domenica, impediva spostamenti da una città all’altra se non per motivi di salute o di lavoro.
Ma non è stato questo l’unico errore commesso dal governo Conte 2.
Il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei ministri n. 27/2020 ha deliberato per sei mesi lo stato di emergenza sanitaria per l’epidemia da coronavirus, a seguito dell’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale, dichiarata dall’Oms.
Il primo provvedimento legislativo, tuttavia, è stato adottato più di tre settimane dopo, con il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid -19”, convertito, con modificazioni nella legge 5 marzo 2020, n. 13.
Certamente è logico che siano da tenere in considerazione tutte le attenuanti del caso di fronte ad una emergenza senza precedenti come quella che stiamo affrontando. Però, restano un fatto non trascurabile i numerosi appelli lanciati da Musumeci, affinché si adottassero misure più restrittive e soprattutto affinché si blindasse la Lombardia impedendo l’esodo di massa dal Nord. Appelli caduti purtroppo nel vuoto.
Nella tarda serata di sabato 21 marzo si è ripetuto lo stesso copione: l’annuncio del Governo di nuove misure ancora più stringenti ed il clamoroso ritardo nella pubblicazione del testo hanno innescato un meccanismo perverso di confusione e panico.
Confusione che ora rischiamo di pagare a caro prezzo.

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