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Coronavirus, è allarme per l’aumento delle ospedalizzazioni nel Centro-Sud

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Coronavirus, è allarme per l’aumento delle ospedalizzazioni nel Centro-Sud

venerdì 02 Ottobre 2020 - 00:00
Coronavirus, è allarme per l’aumento delle ospedalizzazioni nel Centro-Sud

Il monitoraggio della Fondazione Gimbe: in Sicilia la percentuale più alta di casi ospedalizzati. Cartabellotta: “Necessario potenziare la gestione territoriale della pandemia”

ROMA – Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe sull’emergenza coronavirus in Italia rileva nella settimana 23-29 settembre, rispetto alla precedente, un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi (12.114 vs 10.907) a fronte di un lieve aumento dei casi testati (394.396 vs 385.324). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (50.630 vs 45.489) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (3.048 vs 2.604) e in terapia intensiva (271 vs 239). Aumentano anche i decessi (137 vs 105). “Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione – continua l’ascesa della curva dei nuovi casi, principalmente per l’incremento del rapporto positivi/casi testati, oltre che, in misura minore, dei casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”.

Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono aumentati da poco più di 1.400 ad oltre 12.000, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 3,1%, mentre i casi attualmente positivi sono più che quadruplicati: da 12.482 a 50.630. “L’aumento del rapporto positivi/casi testati – continua il presidente – se da un lato conferma una circolazione più sostenuta del virus, dall’altro lascia intravedere le prime criticità in alcune Regioni, rendendo indifferibile un potenziamento della capacità di testing”.

In particolare, spiega la Fondazione Gimbe, nella settimana 23-29 settembre, a fronte di una media nazionale del 3,1%, svettano i valori di Liguria (6,4%) e Campania (5,4%). Sul versante delle ospedalizzazioni, si registra un incremento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, che in poco più di 2 mesi sono aumentati rispettivamente da 732 a 3.048 e da 49 a 271.

“Se guardando al dato nazionale – precisa Cartabellotta – i numeri appaiono ancora bassi e non fanno registrare al momento sovraccarichi dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti”. In particolare al 29 settembre ben sei Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, registrano tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale di 5,5: Lazio (12,2), Liguria (10,6), Campania (7,8), Sardegna (7,4), Sicilia (6,2) e Puglia (5,6).

“Che la situazione nazionale sia sotto controllo – continua il presidente – è documentato anche dalla composizione percentuale dei casi attualmente positivi che si mantiene costante dai primi di luglio. Mediamente il 93-94% dei contagiati sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% sono ricoverati con sintomi e quelli in terapia intensiva sono lo 0,5%. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse”. In alcune Regioni, infatti, la percentuale dei casi ospedalizzati è nettamente superiore alla media nazionale del 6,6%: Sicilia (11,1%), Lazio (10,2%), Liguria (9,6%) Puglia (9,2%).

“Ormai da oltre 9 settimane consecutive – conclude Cartabellotta – i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni: bisogna prendere atto che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi inizia a determinare dapprima segni di sovraccarico ospedaliero, in particolare nelle regioni del Centro-Sud. Solo il potenziamento territoriale della gestione della pandemia permetterà di rallentare la risalita della curva epidemica: da un consistente rafforzamento del sistema di testing & tracing a misure adeguate di isolamento domiciliare per evitare contagi intra-familiari”.

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