Coronavirus, ecco perché va depenalizzata la colpa medica - QdS

Coronavirus, ecco perché va depenalizzata la colpa medica

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Coronavirus, ecco perché va depenalizzata la colpa medica

venerdì 03 Aprile 2020 - 00:00
Coronavirus, ecco perché va depenalizzata la colpa medica

L'analisi di Giuseppe Riccardo Spampinato, segretario organizzativo nazionale del sindacato dei medici "Cimo". Va esclusa la responsabilità penale e civile durante l’emergenza

Cimo e le altre Organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria sta chiedendo in questi giorni a gran voce una moratoria legata all’epidemia da Coronavirus in termini di colpa medica. Per dirla con maggiore precisione la richiesta avanzata a Governo e Parlamento è quella di escludere la responsabilità penale e civile degli esercenti le professioni sanitarie per eventi avversi verificatisi nel periodo dell’emergenza.

Il motivo di tale richiesta potrebbe apparire inopportuno proprio in questo periodo emergenziale, ma le OO.SS. dei medici si prefigurano già quello che accadrà alla fine di questa maledetta epidemia, laddove gli “eroi” di oggi saranno additati come i colpevoli di domani e fatti sfilare uno per uno nei Tribunali italiani chiamati a rispondere penalmente e, soprattutto, civilmente per le migliaia di morti che prima o poi si conteranno con maggiore precisione rispetto ai dati snocciolati quotidianamente dalla Protezione Civile.

È l’esperienza passata che ci ha insegnato a difenderci precauzionalmente ed è la pelle che brucia ad ogni tentativo di speculare sulla presunta colpa medica a suggerirci una difesa preventiva piuttosto che attendere gli attacchi che siamo certi non mancheranno e che in alcuni casi sono già iniziati senza nemmeno attendere che i cadaveri si siano raffreddati.

In questo momento di emergenza epidemica stiamo assistendo, in deroga alle vigenti norme di Legge e contrattuali, al trasferimento di medici di disciplina non equipollente che vengono catapultati in una realtà lavorativa ultra-specialistica a loro sconosciuta. A questi professionisti di altra branca specialistica viene di fatto chiesto di improvvisarsi infettivologi, pneumologi se non addirittura rianimatori senza avere le minime cognizioni per poterlo fare, ma di necessità di fa virtù e, finora, si plaude alla disponibilità , all’impegno, all’abnegazione di questo personale che contribuirà a salvare molte vite umane ma che inevitabilmente commetterà degli errori e che domani non troverà alcun premio né gratificazioni economiche per il lavoro svolto. Troverà soltanto nella buca delle lettere una sfilza di atti di citazione in giudizio inviati da una schiera di avvocati che già adesso durante la quarantena stanno affilando le armi in attesa che tutto ritorni alla normalità e venga dichiarata nuovamente aperta la stagione della caccia al medico.

Alcuni deputati hanno raccolto il grido di allarme dei Sindacati dei medici, presentando emendamenti al Decreto Cura Italia in fase di approvazione in Parlamento. Ma il testo circolato in questi giorni non convince del tutto perché, pur delimitandola in una “macroscopica e ingiustificata violazione dei principi basilari che regolano la professione sanitaria”, non viene al momento esclusa la colpa grave, che del resto è l’unica fattispecie per cui il medico può rispondere sia in sede penale che civile. Viene lasciata all’interpretazione del Giudice quale sia il confine tra colpa grave ordinaria e violazione macroscopica del corretto agire medico. Quindi si prevede una serie di sentenze difformi le una dalle altre e il rischio che “i nostri eroi” ancora una volta saranno chiamati a fare la spola tra ospedale tribunale e a impegnare notevoli risorse economiche per riuscire a dimostrare la propria innocenza.

E non si prova nemmeno a superare il problema della responsabilità penale colposa in ambito sanitario, come da anni chiesto dalle OO.SS. di categoria, istanza più che legittima anche in considerazione del fatto che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi al Mondo a mantenere questo reato penale e condivisa anche da illustri giuristi come affermato nei giorni scorsi dal Procuratore Generale di Bologna Walter Giovannini che asserisce che è giunto il momento di spezzare il circolo vizioso della medicina difensiva anche in considerazione del numero irrisorio di condanne penali a fronte di un numero esageratamente elevato di denunce.

Chiudiamo riportando e facendo nostre le parole pronunciate proprio dl Procuratore bolognese in un passaggio del suo intervento, quando afferma che “oggi di fronte a una emergenza che ci pone il dilemma di scelte epocali è il momento di affrontare con coraggio anche questo tema. Gli applausi fanno piacere, ma se poi tra qualche mese centinaia di medici si ritrovassero denunciati, quegli applausi avrebbero solo il sapore amaro dell’ipocrisia”.

Giuseppe Riccardo Spampinato
Segretario organizzativo nazionale Cimo

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