In soli cinque giorni i casi di coronavirus in Italia sono raddoppiati, toccando i 20.603, con 2.853 in più rispetto al giorno precedente e il numero complessivo dei contagiati, comprese le vittime e i guariti, ha raggiunto i 27.747.
Sono numeri decisamente importanti, ma come è emerso più volte dall’inizio dell’epidemia, non riescono a dare un quadro completo.
Non riescono nemmeno a scoraggiare del tutto e la speranza di vedere finalmente flettersi la curva dell’epidemia è ancora accesa.
Ieri altissimo numero di decessi: 368
A preoccupare di più gli esperti è stato ieri il numero dei decessi: ben 368 in un giorno.
“Sono aumentati più del previsto”, ma è anche vero che questi dati vanno sempre “visti nella prospettiva di più giorni”, ha detto il fisico Enzo Molinari, dell’Università Sapienza di Roma, che sta seguendo l’andamento dell’epidemia in Italia fin dagli inizi.
“Da un lato – ha osservato – dobbiamo considerare che questi sono numeri che intrinsecamente oscillano: è nella loro natura, ma questa è un’oscillazione molto grossa. Tuttavia non bisogna disperare: ci aspettiamo risultati tangibili fra qualche giorno”.
A tenere acceso l’ottimismo “sono stati i dati positivi di sabato”, relativi a un lieve rallentamento nel numero dei decessi.
“Non dobbiamo dimenticare quei dati positivi”, ha osservato l’esperto.
“Certamente questa è stata una giornata negativa, ma speriamo che nei prossimi giorni avvenga la diminuzione che stiamo aspettando”.
Impossibile al momento anche dire quando potrà arrivare il picco, ossia quando l’epidemia avrà raggiunto il culmine dopo il quale comincerà a ridimensionarsi: “non ci siamo ancora, ma potrebbe avvicinarsi il momento”.
Occorre pazienza e attendere ancora
“I dati – ha proseguito Molinari – ci dicono che dobbiamo avere un po’ di pazienza e attendere ancora”.
Anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, ha rilevato che è trascorsa una settimana da quando sono stati adottati i provvedimenti restrittivi e che “solo fra una settimana potremo capire meglio come i provvedimenti stanno impattando sulle curve epidemiologiche”.
Bisogna anche considerare, ha aggiunto, “la crescita dei dati, diversificata fra le regioni”.
Nel frattempo, ha rilevato, “il rispetto rigoroso e puntuale delle raccomandazioni in essere è il modo migliore per rallentare la curva”.
A questo proposito il presidente dell’Iss ha osservato che “molti Paesi europei stanno adottando misure analoghe alle nostre, le più efficaci, e speriamo possano portare a una nuova azione sinergica”.
Il ringraziamento a medici e infermieri
Brusaferro ha quindi ringraziato “per il loro “impegno straordinario i medici che quotidianamente lavorano per garantire la migliore assistenza possibile, anche a costo della loro vita”, così come tutto il personale sanitario e gli addetti al 118. E’ indubbiamente una battaglia, quella in corso contro la pandemia, e “l’unico modo per combatterla è rispettare le regole”, ha detto ancora il presidente dell’Iss.
L’Ordine dei medici, ridefinire le priorità
Ridefinire le priorità nella lotta al nuovo Coronavirus, mettendo subito in sicurezza i medici e gli altri operatori, come strategia primaria di sanità pubblica.
A chiederlo, il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che ha scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“Le statistiche – si legge nella lettera – ci indicano oggi un totale di 21.157 casi, con 17.730 positivi e 1674 operatori colpiti. Stiamo parlando di circa un dieci per cento delle nostre potenzialità professionali sanitarie già cadute sul campo o, comunque, poste in una situazione di non attività. È una realtà che non possiamo permetterci”.
Da qui la richiesta “di cambiare la rotta se quella già scelta, per motivi differenti, non può essere proseguita”.
Brusaferro, “Non c’è posto in cui rifugiarsi”
“Non c’è posto in cui rifugiarsi”, ha aggiunto Brusaferro riferendosi a chi in questi giorni ha cercato si spostarsi in altre regioni, ma “dobbiamo essere consapevoli che i nostri comportamenti possono cambiare la modalità con cui la curva epidemica si verifica”.
Di sicuro, come oggi ha rilevato in un tweet tweet Walter Ricciardi, membro dell’esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e consulente del ministero della Salute, la pandemia in corso “è un evento che cambierà il mondo”.
Gli scienziati italiani al mondo, misure stringenti ovunque
Per questo gli scienziati italiani hanno sottolineato l’urgenza di adottare misure stringenti per riuscire a frenare la pandemia di coronavirus in tutti i Paesi colpiti, a partire da quelli europei.
L’appello è stato lanciato dalla comunità scientifica italiana ai ricercatori di tutto il mondo perché invitino i governi dei loro Paesi ad adottare misure rigorose per contrastare la diffusione del coronavirus SarsCoV2.
La lettera aperta è stata pubblicata sulla pagina Facebook “Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche”, che ogni giorno raccoglie le analisi statistiche relative all’andamento dei casi in Italia.
“Siamo ora nella tragica situazione in cui il sistema sanitario più efficiente della zona più ricca del Paese (Lombardia) è quasi al massimo della sua capacità e presto sarà difficile curare più persone contagiate da Covid-19” si legge nella lettera aperta, diffusa in inglese e in italiano e che ha tra i primi firmatari il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma, il biologo Enrico Bucci dell’americana Temple University e il matematico Richard D. Gill, emerito dell’Università olandese di Leida.
I ricercatori spiegano che “è stato imposto un lockdown quasi totale del Paese: per rallentare e, speriamo, fermare il contagio il più presto possibile”.
Rilevano inoltre che “come emerge senza alcun dubbio dai dati disponibili, tutti i Paesi europei stanno sperimentando lo stesso tasso di velocità di contagio, con solo pochi giorni di ritardo rispetto all’Italia” e che si sta osservando la stessa identica dinamica iniziale nel numero di nuovi casi in tutti i Paesi in cui si sta sviluppando l’epidemia.
“Se risiedi in un Paese Ue – si legge ancora nell’appello – nella maggior parte degli Stati membri hai abbastanza tempo per effettuare un blocco simile alla Cina o alla Corea del Sud per rallentare rapidamente e fermare il contagio con molti meno sforzi e molti meno costi di quelli che sta affrontando l’Italia”.

