Coronavirus, l'Italia guarda alle nuove linee guida - QdS

Coronavirus, l’Italia guarda alle nuove linee guida

redazione web

Coronavirus, l’Italia guarda alle nuove linee guida

lunedì 22 Giugno 2020 - 06:05
Coronavirus, l’Italia guarda alle nuove linee guida

L'Organizzazione mondiale della Sanità chiede di fermare l'isolamento dopo tre giorni senza sintomi. Speranza scrive al Comitato tecnico scientifico. Israele, test sui topi positivo. Vaccino da solo insufficiente, si lavora agli anticorpi

Tre giorni senza sintomi sono sufficienti per far uscire dall’isolamento chi ha avuto l’infezione da nuovo coronavirus, senza che sia necessario ripetere il tampone a distanza di 24 ore: le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla certificazione della guarigione dalla Covid-19 potrebbero portare novità importanti anche in Italia.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha infatti invitato il Comitato Tecnico Scientifico (Cts). “Le nuove linee guida dell’Oms relative alla modalità di certificazione della guarigione segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese”, ha scritto il ministro al Comitato.

“Chiedo – ha aggiunto nella lettera – di poter affrontare il delicato tema nel Cts, fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”. Le nuove indicazioni dell’Oms hanno aggiornato le linee guida provvisorie dello scorso 27 maggio alla luce delle recenti scoperte secondo le quali chi ha superato la Covid-19 può risultare positivo ancora per settimane ai test basati sulla ricerca di particelle del virus SarsCoV2 nei campioni biologici prelevati con il tampone.

“Nonostante i test positivi, rileva l’Oms – è improbabile che questi pazienti siano infettivi e di conseguenza è improbabile che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”.

Si tratta quindi, rileva l’Oms, di un aggiornamento alla luce “delle modifiche apportate alla gestione clinica della guida Covid-19, sulla base di recenti evidenze scientifiche”. Ancora una volta si tratta di modifiche provvisorie perché suscettibili di ulteriori aggiornamenti non appena ci saranno nuove evidenze scientifiche.

I criteri per uscire dall’isolamento senza dover ripetere il test riguardano i pazienti sintomatici, per i quali è necessario attendere dieci giorni dall’insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori); per i casi asintomatici è necessario attendere dieci giorni dopo il test positivo.

La stessa Oms riconosce che i nuovi criteri mettono sul piatto della bilancia rischi e benefici e, rilevando che “esiste un rischio residuo minimo che la trasmissione possa avvenire”, considera che “ci possono essere situazioni in cui un rischio residuo minimo è inaccettabile, ad esempio, in soggetti ad alto rischio di trasmittere il virus a gruppi vulnerabili o in ambienti ad alto rischio”.

In queste situazioni, conclude l’Oms, “può ancora essere utile un approccio basato sui test”.

Israele, “un successo il test del vaccino sui topi”

Intanto l’Istituto per la ricerca biologica israeliana, che gravita attorno al ministero della Difesa, ha annunciato di aver completato “con successo” le prove sui topi di un possibile vaccino contro il coronavirus.

Ora l’Istituto – che si trova a Ness Ziona, non lontano da Tel Aviv – si appresta ad effettuare test su altri animali per poi passare all’uomo.

La possibile svolta, secondo il Centro di ricerca, i cui risultati devono tuttavia ancora essere sottoposti alla revisione della comunità scientifica, potrebbe consentire di arrivare al vaccino in un anno o se possibile anche prima.
Nella pubblicazione relativa ai test si sottolinea che il potenziale vaccino ha come effetto “una potente e rapida induzione di anticorpi neutralizzanti nei confronti” del virus responsabile dell’infezione.

Esperti, con vaccino anche anticorpi anti Covid

E già si sottolinea come il vaccino da solo forse non sarà sufficiente a sconfiggere il virus SarsCoV2 e dovrà essere affiancato da altre armi, in particolare dagli anticorpi monoclonali: farmaci di precisione capaci di neutralizzare il virus disinnescando la sua arma principale, ossia la proteina Spike che usa per aggredire le cellule.

Emerge nella lettera pubblicata sulla rivista dell’associazione dei medici americani, Jama, da Mary Marovich e John R. Mascola, entrambi del Programma di ricerca sui vaccini dell’Istituto americano per le malattie infettive (Niaid) diretto da Anthony Fauci, e da Myron S. Cohen, dell’Istituto per le malattie infettive dell’Università del North Carolina a Chapel Hill. Finora, rilevano gli esperti, gli anticorpi monoclonali hanno ricevuto una scarsa attenzione ma “hanno le potenzialità per applicazioni sia terapeutiche sia preventive e potrebbero essere di aiuto nel guidare la progettazione e lo sviluppo dei vaccini”.

Cercare farmaci che aiutino a sostenere l’immunità e fronteggiare il virus fino all’arrivo del vaccino è una necessità, ma non si esclude che i vaccini possano avere bisogno di un sostegno. Troppo poco si sa ancora, infatti, sulle reazioni del sistema immunitario umano al nuovo coronavirus e a sollevare qualche riflessione in questo senso ha contribuito un recente articolo pubblicato sulla rivista Nature Medicine che ha dimostrato come gli anticorpi anti SarsCoV2 comincino a ridursi a circa tre mesi dal contagio.

Dalla ricerca, che ha senz’altro bisogno di verifiche con numeri maggiori, “emerge che c’è una diversa risposta nella quantità di anticorpi prodotti”, osserva il genetista Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata, in prima fila in Italia nella ricerca sugli anticorpi monoclonali con il gruppo della Gsk vaccine diretto da Rino Rappuoli. “Lo studio di Nature Medicina – prosegue Novelli – indica che c’è un’enorme eterogeneità della risposta individuale al virus. E’ un punto sul quale non ci sono risposte precise e che richiede un approfondimento”.

In attesa di ulteriori studi in questa direzione, “è chiaro che servono degli anticorpi monoclonali neutralizzando e che questi vanno fatti insieme al vaccino. Anche se avessimo un vaccino efficiente, ci vorrebbero settimane prima di avere risposta immediata e in questo intervallo di tempo gli anticorpi potrebbero aiutare a limitare la progressione della malattia”. E’ importante “avere una seconda arma”.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684