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Coronavirus, scoperto l’enzima che lo fa moltiplicare

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Coronavirus, scoperto l’enzima che lo fa moltiplicare

venerdì 10 Aprile 2020 - 17:50
Coronavirus, scoperto l’enzima che lo fa moltiplicare

Si tratta della polimerasi nsp12, lo stesso che è il bersaglio dell'antivirale remdesivir, utilizzato con efficacia contro il covid-19. In attesa dei risultati del test sul farmaco, in maggio pronto un milione e mezzo di dosi

Descritta la struttura del motore molecolare che permette al coronavirus di moltiplicarsi.

Il risultato, pubblicato su Science, rende più facile mettere a punto farmaci mirati contro la Covid-19.

Il motore è l’enzima polimerasi nsp12, lo stesso che è il bersaglio dell’antivirale remdesivir utilizzato contro il nuovo coronavirus, ma nato come arma anti-Ebola.

Autore della ricerca è il gruppo di Yan Gao, dell’Università Tsinghua di Pechino.

Da un lato, osservano gli autori della ricerca, conoscere la struttura dell’enzima permetterà di verificare se il remdesivir è effettivamente in grado di bloccare la replicazione del virus SarsCoV2; dall’altro accelererà la ricerca su nuovi farmaci antivirali specifici, progettati per combattere la Covid-19, indispensabili per arginare la pandemia.

Finora del virus SarsCoV2 era stata scoperta la struttura della sua principale arma, la proteina Spike, e della parte di quest’ultima chiamata Rbd, che si lega alla porta d’ingresso del virus nella cellula, il recettore Ace2. Con questo nuovo risultato adesso è nota anche la struttura dell’enzima che permette al nuovo coronavirus di duplicare il suo materiale genetico, l’Rna, e di moltiplicarsi.

In corso test su remdesivir, in maggio un milione e mezzo di dosi

In attesa che arrivino i primi risultati degli studi clinici sul Remdesivir, l’antivirale studiato per Ebola che è stato tra i primi ad essere testati contro il Covid-19, la Gilead ha aumentato la produzione per poter donare in tutto il mondo 1,5 milioni di dosi della terapia entro fine maggio.

Lo afferma Valentino Confalone, vice presidente e general manager per l’Italia di Gilead, secondo cui i primi dati di efficacia dovrebbero arrivare a giorni.

“Ci sono diversi studi che stanno verificando se il farmaco è efficace – spiega Confalone -. Due sono studi Gilead, e dovremmo avere per inizio maggio i risultati, e lo stesso timing è previsto per quelli portati avanti dall’Oms. Anche prima si potrebbero avere i risultati degli studi fatti in Cina. Oltre a questi veri e propri trial in questi mesi abbiamo portato avanti un grande programma di uso compassionevole del farmaco, e questo ha consentito di raccogliere una quantità significativa di dati”.

Sin dalle prime fasi dell’epidemia, sottolinea il manager, l’azienda ha aumentato notevolmente la produzione.

“Il remdesivir era disponibile solo per gli studi su Ebola, appena due mesi fa la disponibilità era di appena 5mila trattamenti. Appena scoppiata l’epidemia abbiamo investito massicciamente per accelerare i tempi della produzione, che è abbastanza complessa che ci consentirà di produrre almeno 140mila trattamenti entro fine maggio, 1,5 milioni di dosi, tutti devoluti gratuitamente alle diverse autorità sanitarie nazionali da Gilead, e contiamo di proseguire lo sforzo produttivo per arrivare ad oltre 1 milione di trattamenti entro fine anno, in parte trasformando impianti Gilead e in parte grazie alla rete di partner, anche italiani. Un grosso investimento, anche rischioso visto che ancora i risultati non ci sono, di cui siamo orgogliosi e che testimonia la missione aziendale”.

Per quanto riguarda Gilead, la crisi dovuta alla pandemia non ha provocato carenze, nonostante l’aumento delle difficoltà.

“Pur avendo anche materie prime che vengono dalla Cina non abbiamo avuto carenze – spiega Confalone -, abbiamo potenziato la rete dei fornitori e ci siamo mossi in anticipo. Il settore farmaceutico è quello che era più pronto, trattando dei prodotti così sensibili, non ci si può permettere di far mancare un farmaco salvavita. Va aggiunto anche che le autorità hanno sempre assicurato una certa elasticità al settore, e che molte aziende farmaceutiche erano già avanti su misure come lo smartworking e altre modalità di lavoro ‘intelligenti’. Per quanto ci riguarda siamo riusciti anche in queste settimane a garantire anche terapie complesse come le terapie cellulari, le famose CAR-T, e abbiamo potuto gestire senza affanni anche l’incremento di domande per le terapie contro l’Hiv. C’è stato un rallentamento nell’arruolamento di pazienti HCV positivi, dovuto alla giusta necessità di numerosi centri di focalizzare i propri sforzi sul coronavirus, ma l’auspicio è riprendere presto perchè c’è un importante obiettivo di sanità pubblica, l’eliminazione dell’epatite C, da conseguire”.

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