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Coronavirus, encomio al team di biologhe dello Spallanzani

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Coronavirus, encomio al team di biologhe dello Spallanzani

lunedì 03 Febbraio 2020 - 00:42
Coronavirus, encomio al team di biologhe dello Spallanzani

Tutto al femminile e meridionale, è stato guidato da una siciliana di Ragusa, Concetta Castilletti. Il considerevole risultato scientifico che potrà consentire di sviluppare terapie e un possibile vaccino. Boccia, una vittoria del Sud

L’Ordine Nazionale dei Biologi (Onb) ha annunciato un encomio solenne per le tre biologhe del team dello Spallanzani che hanno isolato il Coronavirus codificando il materiale genetico.

La consegna del riconoscimento a Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita e Concetta Castilletti avverrà nel corso del forum dedicato agli “Stati generali della Ricerca” organizzato dall’Onb il prossimo venti febbraio nell’istituto di genetica Ceinge di Napoli.

“L’encomio alle tre scienziate – ha detto il presidente dell’Ordine Vincenzo D’Anna – è a testimonianza della gratitudine di una categoria intera che sempre più frequentemente balza agli onori delle cronache per l’importante contributo fornito alla ricerca biomedica e biotecnologica. Va ricordato che sono biologhe, qualifica che non va assolutamente omessa se non addirittura confusa con altre professioni di tipo sanitario”.

Team tutto femminile e meridionale

Non solo è tutto al femminile, ma è tutto meridionale il team di ricercatrici italiane che allo Spallanzani di Roma, ha isolato il nuovo coronavirus, ma è stato guidato da una siciliana.

Si chiama Concetta Castilletti, ha 56 anni, è di Ragusa, è sposata e ha due figli grandi e ha guidato il team formato da altre due ricercatrici dell’ospedale romano Lazzaro Spallanzani.

Il suo curriculum è di tutto rispetto.
https://moh-it.pure.elsevier.com/en/persons/concetta-castilletti

Il gruppo ha ottenuto il considerevole risultato scientifico che potrà consentire di sviluppare terapie e un possibile vaccino.

“Coccolando le cellule”

Con Concetta Castilletti hanno portato a termine la missione, lavorando notte e giorno e “coccolando le cellule”, anche Maria Rosaria Capobianchi, 67 anni, campana di Procida, direttrice del laboratorio di Virologia dell’Inmi Spallanzani, e la giovane ricercatrice Francesca Colavita, trent’anni, di Campobasso, da quattro al lavoro nel laboratorio dopo diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l’emergenza Ebola.

E ancora precaria.

Chi è Concetta Castilletti

Concetta Castilletti è la responsabile della Unità dei virus emergenti, specializzata in microbiologia e virologia.

“Mi sono laureata in biologia nell’Università di Catania – ha raccontato -, specializzandomi poi in microbiologia e virologia alla Sapienza di Roma, con la professoressa Maria Rosaria Capobianchi, che ho ritrovato qui allo Spallanzani, dove lei dirige il laboratorio di virologia ed io sono un dirigente strutturato”.

Grazie al lavoro del team dello Spallanzani il ministro della Salute Roberto Speranza ha potuto ieri dare il grande annuncio: “Abbiamo isolato il virus”.

“Abbiamo iniziato a lavorarci sù – ha raccontato la dottoressa Castilletti – non appena è arrivata la notizia che questa particolare infezione delle vie respiratorie si stava diffondendo in Cina. Abbiamo prima messo a punto i test diagnostici e abbiamo potuto lavorare sui campioni clinici dei due malati ricoverati da noi. E venerdì scorso abbiamo capito che eravamo riusciti a isolarlo”.

“Abbiamo cullato il virus e abbiamo avuto anche un po’ di fortuna” ha dichiarato Concetta Castilletti, ringraziando la famiglia che la supporta da sempre, a partire dal marito.

A casa mia abituati a queste emergenze

“A casa mia sono abituati a questo genere di emergenze – ha raccontato -, al fatto che sparisco per giorni. Ma non mi ricordo una vita diversa da questa: è sempre stato così. Ho vissuto la grande emergenza della Sars, di Ebola, dell’influenza suina, della chikungunya, e insieme ai miei colleghi siamo stati spesso in Africa”.

“Il mio lavoro – racconta Concetta Castilletti – mi piace moltissimo e non potrei fare altro. Ma la vittoria è di tutto il team. Il laboratorio è aperto giorno e notte. Noi facciamo i turni, abbiamo orari che non rispettiamo ma per passione. Per questo non stacchiamo mai. Eravamo tutti impegnati, tutta la squadra. È il massimo per un virologo: in Italia ci sono solo due o tre laboratori come il nostro. Abbiamo un laboratorio all’avanguardia e abbiamo lavorato 24 ore su 24, come sempre facciamo per questo genere di emergenze”.

“Mi reputo fortunata – conclude – di lavorare in un’eccellenza come lo Spallanzani e con un bel gruppo”.

Ha raccontato, la dottoressa Castilletti, di Francesca Colavita, la più giovane del team, che – dopo aver partecipato a progetti in Sierra Leone nel laboratorio del Princess Christian Maternity Hospital di Freetown – è allo Spallanzani grazie a un semplice contratto di collaborazione con il laboratorio di Virologia e Biosicurezza.

E ha spiegato che il lavoro continua: “Non c’è ancora il vaccino ma ora saremo in grado di combattere meglio questa infezione di cui ancora si sa molto poco”.

Boccia, orgoglio per la provenienza delle ricercatrici

“Ricordo ancora in Commissione Bilancio nel 2014 le polemiche, anche di basso livello, sugli impegni del Pd e del governo in favore dello Spallanzani. Spero capiscano e comprendano tutti oggi il lavoro straordinario di medici e ricercatori. Il loro lavoro va potenziato sempre più con risorse adeguate e ha ragione il Ministero della Salute quando chiede al Parlamento di crederci”.

Lo ha affermato in una nota il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia.

“Nel 2014, durante l’esame della legge di stabilità 2015, ricordo ancora il dibattito in Commissione Bilancio, anche aspro, per difendere le risorse stanziate”, ha aggiunto il ministro.

“Sono passati cinque anni ma io non dimentico e allora fu una battaglia della ministro Lorenzin e della capogruppo del Pd Lenzi che consentì, nonostante le polemiche, di andare avanti con nuovi fondi. Fondi sempre limitati e che meriterebbero di essere almeno triplicati. Ci sono centri di eccellenza in Italia, e lo Spallanzani in questa vicenda del Coronavirus ne ha dato un esempio pratico, che quotidianamente e nel silenzio più assoluto svolgono un lavoro preziosissimo. A questo aggiungiamo il dato che ci riempie di orgoglio, la provenienza della tre ricercatrici dello Spallanzani: Campania, Sicilia e Molise”.

“Sono sempre più orgoglioso dell’Italia unita – conclude Boccia – grazie a un Sud che produce eccellenze silenziose. Grazie ancora allo Spallanzani e a tutto il team di ricerca”.

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