Il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso resta agli arresti domiciliari mentre il suo braccio destro, Lorenzo Tricoli va in carcere. Secondo l’ordinanza emessa dal G.I.P., su richiesta della Procura di Caltanissetta, avrebbe violato il divieto di comunicare con l’esterno durante la permanenza agli arresti domiciliari.
Nel pomeriggio odierno, agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal G.I.P. che ha disposto la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con quella della custodia cautelare in carcere.
Tricoli ha violato il divieto di parlare con soggetti esterni alla sua abitazione
Secondo la richiesta di aggravamento avanzata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, Tricoli ha violato il divieto di comunicare con soggetti diversi da quelli che con lui coabitano, imposto con l’ordinanza che lo aveva collocato agli arresti domiciliari. Avrebbe intrattenuto numerose conversazioni telefoniche, intercettate dagli investigatori, con dipendenti del proprio studio, professionisti e consulenti, continuando di fatto a svolgere la propria attività professionale. Inoltre, avrebbe intrattenuto conversazioni con alcuni dei co-indagati, vari conoscenti e persino con un giornalista con il quale avrebbe commentato i risvolti della vicenda giudiziaria.
Mancuso e Tricoli indagati per corruzione
Il deputato regionale Mancuso e Tricoli sono indagati per corruzione e truffa. “Diffusività dei comportamenti di asservimento della funzione pubblica al soddisfacimento di bisogni personali”. È con questa espressione che il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha riassunto la propensione che il deputato regionale avrebbe avuto nello sfruttare la propria carica per ottenere vantaggi personali.
Il pizzino e il denaro
Un foglio A4 con riportata sopra una serie di parole unite da frecce: il nome di un infermiere, il reparto in cui lavorava, la destinazione desiderata, la data del conferimento dell’incarico e poi il nome di Mancuso collegato alla dicitura “D.G. Caltanissetta”. Per la procura, dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta.
Il messaggio, che per i magistrati rappresenterebbe l’indizio di un’altra storia di corruzione in cui sarebbe coinvolto il deputato di Forza Italia, è stato trovato dalla polizia il 15 gennaio scorso a bordo dell’Alfa Romeo Giulia della moglie.
La perquisizione è avvenuta a Milena, centro del Nisseno in cui la coppia risiede. Il foglio, ripiegato su stesso, si trovava sotto il tappetino posteriore sinistro. All’interno c’erano duemila euro divisi in banconote da 50 e 20 euro.
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