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La corruzione è un cancro ancora troppo diffuso contro cui le difese dell’Italia non sono sufficienti

La corruzione è un cancro ancora troppo diffuso contro cui le difese dell’Italia non sono sufficienti

L’Indice di percezione del fenomeno è in diminuzione. Tra le cause, l’assenza di una legge organica sul lobbying

ROMA – Il punteggio dell’Italia nell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nel settore pubblico continua a calare: da 54, nel 2024, passa a 53 nell’edizione 2025. Il report è stato presentato ieri da Transparency International, il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico. Viene confermata, dunque, la 52^ posizione nella classifica globale, la 19^ nell’Unione Europea, mentre tra i Paesi Ocse l’Italia è 31^ su 38. Nel 2024 il punteggio nazionale aveva subito la prima inversione di tendenza dal 2012, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti.

Il report è stato presentato a Roma nella Galleria del Primaticcio in piazza di Firenze. Al tavolo dei relatori Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia, che ha illustrato il documento alla presenza, tra gli altri, di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e Giuseppe Busia, presidente Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

Transparency International e allarme corruzione

“In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto e i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando – ha detto Calleri – è fondamentale, per ciascuno di noi, riaffermare con decisione che valori quali l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili. Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all’omertà sociale. C’è stato un altro passo indietro è un lento declino, ma la situazione non è felice. Anche in Europa si sono fatti, purtroppo, passi indietro, ma non deve essere un elemento che non fa guardare con preoccupazione al quadro generale. I passi indietro ci sono”.

Anac: prevenzione e competitività del Paese

“La situazione – ha affermato il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia – non è felice. Ho pensato a tre cose da non fare e tre cose da fare: il primo punto è la tendenza che c’è di fronte a questo indice di prendersela con il funzionamento dello strumento di misura, ma è un indice oggettivo globale, un termometro che non va mai sottovalutato; secondo punto, la reazione che potrebbe esserci è dire ‘tutto il mondo peggiora, un nostro passo indietro non sarebbe così grave’. L’anticorruzione ha fatto un notevole passo indietro. Pensiamo al famoso Executive Order di Trump che sospende la legge per la corruzione internazionale. L’Europa che indietreggia deve essere un elemento che fa guardare con preoccupazione a tutto ciò. In vetta alla classifica ci sono Paesi vicino a noi e non è detto che dobbiamo restare lontani. Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia sono tutte sopra gli 80 punti. Fortunatamente siamo nella parte del mondo in cui il valore della prevenzione della corruzione viene difeso, perché è ciò che caratterizza il nostro essere. È nel nostro interesse fare uno scatto dal punto di vista della competitività, perché questi indici incidono sulla capacità di attrarre investimenti esteri sulla capacità di un Paese di rispondere alle sfide globali, che oggi si sono fatte più difficili”.

Abuso d’ufficio e direttiva anticorruzione Ue

“Il terzo punto – ha aggiunto Busia – è che non bisogna fare altri passi indietro. Dobbiamo evitare di commettere gli errori del passato. Si era detto, nel momento in cui era stata approvata l’abrogazione dell’abuso di ufficio, che è tutt’altro che banale: ‘Compenseremo con interventi sulla prevenzione della corruzione, con le misure di sanzione amministrativa e di tutela amministrativa’. In realtà abbiamo fatto passi indietro anche qui, perché negli ultimi anni si è intervenuti sull’inconferibilità, prevedendo il passaggio fra cariche politiche a livello regionale e locale. Prima esisteva una disposizione, e c’era un punto in particolare che creava problemi dal punto di vista costituzionale. Si è cavalcato questo piccolo intervento per abrogare tutte le incompatibilità prima a livello comunale poi regionale”.

Anticorruzione, democrazia e fiducia dei cittadini

“Per quanto riguarda le cose da fare – ha concluso il presidente dell’Anac – sicuramente rimediare a qualche errore che c’è stato: abbiamo bisogno di rivedere in modo organico gli istituti, non per colpevolizzare ma per creare garanzie per l’integrità. Garanzie che possano fare in modo che quella imparzialità che sta scritta nella Costituzione sia davvero garantita nel nostro ordinamento e chiudere quanto prima i negoziati a livello europeo per creare regole che non son quelle della Commissione. Dobbiamo continuare a coniugare anticorruzione ed efficienza, per far si che ci sia un vantaggio nel mercato nel premiare chi investe di più e non chi è più vicino. Ultimo punto, dobbiamo dire che la corruzione fa male, al di là del colore politico, non sottovalutare ma reagire con un colpo di reni capendo che da questo e a questo è legata la qualità della nostra democrazia, la fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni”.

Dati globali Cpi e spazio civico

Tornando al report presentato ieri, l’indice assegna un punteggio e una posizione a 182 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da tredici fonti esterne. In base al documento, la corruzione sta peggiorando a livello globale, con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate. Secondo Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano risente, come evidenziato anche dall’Anac, delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio. Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025.

Nel report si specifica poi che in Italia, tra le carenze del sistema nazionale di prevenzione della corruzione, vi è anche la mancanza di una legge organica sul lobbying. La proposta di legge sul tema, incompleta, è stata approvata alla Camera a gennaio e passerà all’esame del Senato. Inoltre, è stata evidenziata anche la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio.

I dati globali del Cpi 2025 mostrano che le democrazie, solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni. Questa tendenza riguarda Paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). In molte realtà del vecchio continente, negli ultimi dieci anni, gli sforzi anticorruzione hanno subito una battuta d’arresto. Dal 2012, tredici Paesi dell’Ue hanno registrato un significativo peggioramento, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti.

Altro fenomeno preoccupante è l’aumento delle restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei cinquanta Paesi con un calo significativo dei punteggi Cpi hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico.

Calleri ha concluso i lavori lanciando infine un monito anche a tutte le imprese italiane, affinché facciano propria la lotta alla corruzione per recuperare la necessaria trasparenza e la credibilità nei confronti dei mercati esteri.

“Per la criminalità organizzata uno strumento più efficace della violenza”

Il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Melillo, ha lanciato l’allarme anche sulla “contrazione del diritto internazionale”

Tra le autorità che hanno preso parte alla presentazione del report Cpi 2025 di Transparency International c’era anche il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo, il quale ha spiegato come per le mafie la corruzione sia uno strumento molto più efficace della violenza. “La diffusione della corruzione – ha detto – non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, come fattore di riduzione delle opportunità, come fattore di cristallizzazione delle differenze sociali e soprattutto è percepita anche come un fattore di espansione dei poteri criminali e tra questi anche della criminalità organizzata”.

Per Melillo, inoltre, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose. C’è un quadro estremamente grave che sfugge anche ai sistemi di informazione: le organizzazioni mafiose hanno le proprie reti di impresa, autentiche costellazioni di realtà produttive che però non dimenticano di poter ricorrere anche alla violenza per esercitare capacità di intimidazione nelle strategie di penetrazione commerciale. Ma l’asset fondamentale è quello di tessere relazioni produttive. Questo spiega perché la sorte delle politiche di contrasto e della prevenzione della corruzione sia profondamente legata a quella delle politiche di contrasto della criminalità mafiosa”.

“Non appena le indagini si proiettano sulle componenti più sofisticate del ciclo mafioso – ha aggiunto il procuratore nazionale Melillo – emerge il quadro che ho descritto: la totale integrazione delle reti mafiose con reti di impresa attorno al quale ruota un gigantesco sistema di frodi fiscali che consentono movimentazioni finanziarie che sfuggono a ogni controllo e che a loro volta generano processi criminali, in particolare corruttivi”.