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Coste siciliane, undici “alieni” nuotano nel Mar mediterraneo: ecco quali

Coste siciliane, undici “alieni” nuotano nel Mar mediterraneo: ecco quali

Arpa Sicilia tra i protagonisti di uno studio internazionale con dati che partono dagli anni Ottanta e arrivano fino al 2025. Alcune specie, come la Caprella scaura, si stanno rapidamente espandendo lungo le coste italiane

Nei mari italiani stanno aumentando le specie marine aliene arrivate da altri continenti e alcune di queste sono già presenti anche lungo le coste siciliane. È uno dei dati più significativi emersi dal nuovo studio scientifico internazionale pubblicato sulla rivista Biodiversity Data Journal, che ha censito oltre 300 specie di crostacei anfipodi nei mari italiani, individuando anche undici specie considerate “aliene” per il Mediterraneo. Alcune sono state trovate soprattutto nei porti, nelle lagune e nelle aree interessate dal traffico navale e dall’acquacoltura. Tra le zone considerate più sensibili dagli studiosi compaiono anche il Golfo di Catania e l’area di Augusta-Siracusa, mentre un nuovo ritrovamento è stato registrato persino nel porto di Palermo.

Lo studio internazionale: 302 specie censite in 379 punti geografici dai mari italiani

Il lavoro scientifico, “Un contributo all’inventario delle specie di anfipodi marini delle acque italiane basato su fonti inedite e sui principi Fair”, rappresenta uno dei più importanti aggiornamenti sulla biodiversità marina italiana degli ultimi anni. Lo studio nasce dalla collaborazione tra università, Arpa regionali, enti di ricerca e istituti scientifici italiani e stranieri. Tra i protagonisti della ricerca c’è anche Arpa Sicilia, che ha contribuito con i dati raccolti durante le attività di monitoraggio nei porti di Gela, Catania e Siracusa. Gli anfipodi sono piccoli crostacei marini fondamentali per gli ecosistemi. Vivono tra sabbia, alghe, rocce e praterie marine e rappresentano una fonte di cibo per pesci e altri animali. Ma soprattutto vengono considerati dagli scienziati dei veri “indicatori biologici” della salute del mare, perché reagiscono rapidamente all’inquinamento e ai cambiamenti ambientali. Per questo monitorarli significa capire in anticipo come stanno cambiando gli ecosistemi marini.

La ricerca ha analizzato dati raccolti dagli anni Ottanta fino al 2025 nelle acque del Tirreno, dell’Adriatico e dello Ionio. In totale sono stati registrati 4.344 campionamenti distribuiti in 379 punti geografici differenti, con l’identificazione di 302 specie appartenenti a 127 generi e 51 famiglie.

Undici specie invasive nei mari italiani

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la diffusione delle specie non indigene. Gli studiosi hanno individuato undici specie considerate invasive, o introdotte indirettamente dall’uomo attraverso le rotte marittime, le acque di zavorra delle navi o le attività di allevamento marino. Alcune di queste specie si stanno espandendo rapidamente lungo le coste italiane. È il caso, per esempio, della Caprella scaura, inizialmente segnalata solo nel nord Adriatico e oggi diffusa praticamente lungo tutta la penisola. Gli scienziati spiegano che il traffico navale rappresenta una delle principali vie d’ingresso di queste specie nei mari italiani. I porti diventano quindi punti strategici di osservazione perché è proprio lì che gli organismi provenienti da altre aree del mondo riescono più facilmente ad attecchire.

Arpa Sicilia e la Marine Strategy: monitoraggio nei porti tra Mar Tirreno e Mar Ionio

Il contributo di Arpa Sicilia arriva dalle attività svolte nell’ambito della Marine Strategy Framework Directive, la Direttiva europea sulla Strategia Marina, la normativa con cui l’Ue impone agli Stati membri di monitorare lo stato ecologico del mare. Le campagne di monitoraggio effettuate nei porti siciliani hanno permesso di raccogliere dati preziosi sulla presenza delle specie marine e sui cambiamenti degli ecosistemi costieri. Lo studio mostra anche che il Mar Tirreno è l’area con la maggiore ricchezza di specie, con 258 specie censite, mentre l’Adriatico è il mare con il numero più alto di campionamenti effettuati.