L’epidemia da Covid arretra e l’Italia riapre. Ma rimangono problemi ancora insoluti, in particolare negli ospedali. E non soltanto per la vicenda dell’inappropriatezza dei ricoveri di soggetti affetti da altre patologie, ma positivi al tampone, che finiscono nei reparti Covid, (problema dei problemi dopo la levata di scudi degli infettivologi catanesi), ma anche per la carenza, sembra ormai cronica, di alcuni anticorpi monoclonali che sono al momento introvabili in tutti gli ospedali.
Medici preoccupati
L’ultima notizia arriva dal reparto di Malattie infettive del Garibaldi Nesima, diretto dal prof. Bruno Cacopardo, in cui ormai da giorni è introvabile il Sotrovibab, categoria di anticorpo monoclonale molto efficace contro Omicron 1 e 2, in particolare per molte categorie di pazienti fragili, anche non gravi come i diabetici. Secondo il docente questo anticorpo è la soluzione più idonea per la cura di determinate categorie di immunodepressi.
E spiega: “I farmaci antivirali per somministrazione orale, che sono in commercio, non sono utilizzabili in molti pazienti fragili perché hanno molte interazioni con altri prodotti e spesso non possono essere usati nella insufficienza renale ed epatica. Pertanto – ha specificato l’infettivologo – un paziente fragile o immunodepresso, con Covid iniziale, rischia di non avere a disposizione la terapia migliore per guarire a causa dell’assenza del monoclonale. A mio avviso è una anomalia da correggere urgentemente altrimenti faremo un passo indietro nella terapia”.
Fiale forse a fine mese
La conferma dell’assenza di questo farmaco nelle strutture dell’Isola arriva anche dal prof. Filippo Drago, docente di Farmacologia dell’Ateneo di Catania e responsabile del centro per lo smistamento di questi anticorpi nella Sicilia orientale. “In effetti – conferma il docente – il Sotrovimab allo stato attuale è introvabile e, nonostante le nostre sollecitazioni, non lo avremo prima della fine di questo mese. L’ultima fiala è stata somministrata due giorni fa a Palermo. Non manca per un problema di distribuzione, ma di produzione. Comunque questa mancanza è a momento sopperita con un abbinamento tra antivirali e monoclonali di altra specie, cosa che si sta effettuando al San Marco con la somministrazione abbinata di antivirali come il Paxlovid col Sotrovimab o, in sua assenza, col Casilidimab”.
Le pillole antivirali
A conferma della utilità delle pillole antivirali in assenza del Sotrovimab è il direttore del dipartimento di Malattie infettive del Cannizzaro, Carmelo Iacobello. “Non vediamo una fiala di Sotrovimab da tempo. E’ un monoclonale che è stato molto efficace contro la Delta e che ha risultati molto buoni anche sulla Omicron. Forse è arrivato il momento, in carenza di questi farmaci, di incentivare la terapia con pillole antivirali uscendo presto dal concetto di quarantena “tout court”.
Bisognerebbe semplicemente consentire ai positivi rimasti a casa, ma che necessitano di una terapia specifica, di uscire da casa per venire in ospedale a prendere le pillole che servono loro per guarire. Quindi per prima cosa bisognerebbe fare una anamnesi telefonica del soggetto, per informarsi delle sue condizioni di salute, per capire se è idoneo per il trattamento con antivirali orali e poi consentire al paziente di venirsi a prendere di presenza le pillole” . “Quanto al Sotrovimab – ha concluso Iacobello – il farmaco che manca è insostituibile. E allora l’unica soluzione sono proprio i farmaci orali…”.

