Covid, dose unica per i guariti da sei mesi a un anno - QdS

Covid, dose unica per i guariti da sei mesi a un anno

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Covid, dose unica per i guariti da sei mesi a un anno

giovedì 22 Luglio 2021 - 07:05

Firmata ieri sera la circolare che contiene anche altre prescrizioni. Per gli immunodepressi due dosi. Non necessario fare i test per gli anticorpi. L'allarme da Palermo, medici presto a rischio

Un’unica dose di vaccino anti-Covid per i soggetti che hanno contratto l’infezione entro 6-12 mesi dalla guarigione.

L’estensione dei tempi, annunciata dal sottosegretario alla Salute Andrea Cista, diventa ufficiale con la circolare del ministero che, approvata ieri a tarda sera e firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza, che aggiorna la tempistica vaccinale per i soggetti guariti.

“E’ possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino nei soggetti con pregressa infezione, purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione”, si legge nella circolare indirizzata a enti e Regioni.

L’indicazione, si precisa, vale sia per chi ha avuto una malattia sintomatica sia asintomatica.
Il provvedimento chiarisce tuttavia un’eccezione: per i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, in caso di pregressa infezione, “resta valida la raccomandazione di proseguire con la schedula vaccinale completa prevista”.

Per questi soggetti fragili, dunque, resta l’indicazione di effettuare la somministrazione di due dosi nonostante la pregressa infezione.

Altra indicazione contenuta nel nuovo provvedimento riguarda l’utilizzo dei test anticorpali, che non vanno effettuati prima di vaccinarsi per decidere se immunizzarsi o meno.

“Come da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – ribadisce infatti il Ministero – l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”.

Una scelta, quella di prolungare i tempi vaccinali per i guariti, che, secondo Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene presso l’Università San Raffaele di Milano, “dal punto di vista scientifico ha senso”.

Fino a oggi, infatti, molti erano i dubbi nella popolazione.

“Abbiamo avuto un forte aumento delle segnalazioni su questo tema”, ha spiegato Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

“Molti credono che i guariti non possano avere la Certificazione verde e molti altri non la stanno ricevendo per problemi di comunicazione tra il sistema informatico del medico di base e quello regionale e tra il sistema regionale e quello nazionale”.

Uno dei problemi, chiarisce il sottosegretario Costa, è che “molti cittadini che hanno contratto Covid-19 e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà a ottenere il Green pass, perchè in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non riconosceva l’unica dose come ciclo completo ma classificava in automatico quella vaccinazione come incompleta. Questo è un problema che ha riguardato già qualche migliaia di cittadini e ora lo abbiamo risolto”.

Dal fronte degli ospedali arriva inoltre una forte preoccupazione: medici e infermieri sono stati tra i primi a essere sottoposti al vaccino e proprio a loro scadrà quanto prima la copertura, dunque saranno i più esposti al rischio contagi.

“In effetti – ha spiegato Antonio Cascio, direttore dell’unità di malattie infettive del Policlinico di Palermo – siamo davanti a un problema di carattere burocratico e a una questione di natura strettamente sanitaria. Perché il green pass ha una scadenza precisa e quindi se scade viene in qualche modo impedita la libertà di movimento delle persone”.

“Inoltre – ha concluso – si pone il problema della possibilità che gli operatori sanitari, certamente molto più esposti a rischi di contagio, possano in qualche modo infettarsi quando la copertura vaccinale sarà più debole”.

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