Covid-19 e passeggiate, tra multe e ricorsi - QdS

Covid-19 e passeggiate, tra multe e ricorsi

Serena Giovanna Grasso

Covid-19 e passeggiate, tra multe e ricorsi

giovedì 14 Maggio 2020 - 00:00
Covid-19 e passeggiate, tra multe e ricorsi

Unione nazionale dei consumatori: si consiglia di consultare un avvocato prima di presentare l’istanza. In caso di respingimento si rischia di pagare il doppio dell’importo, più le spese della causa

PALERMO – È possibile fare ricorso per una multa ricevuta nel contesto dell’emergenza coronavirus? A chi ci si deve rivolgere? Cosa si rischia in caso di respingimento del ricorso? Questi sono alcuni degli interrogativi cui ha risposto l’Unione nazionale dei consumatori.

Intanto, bisogna specificare che è possibile presentare ricorso, esattamente come per qualsiasi altro tipo di multa ricevuta. Le infrazioni relative alle restrizioni per il coronavirus possono essere contestate presso il Comune se sono state verbalizzate dai vigili urbani, presso la Provincia se verbalizzate dalla Polizia provinciale e presso il prefetto se verbalizzate da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza; ma mai davanti al Giudice di Pace, contrariamente a quanto avviene di solito. O per meglio dire, in questo caso se si decide di presentare ricorso al Giudice di Pace, occorrerà un avvocato e si dovrà sostenere un costo proporzionale al valore della causa.

Accogliere o respingere il ricorso è a discrezione del prefetto, poiché nei vari documenti normativi prodotti nel corso della fase uno non è mai stata precisata una distanza all’interno della quale era possibile muoversi: certo è che se il soggetto multato si trova ad una distanza superiore ai 700-800 metri è difficilmente giustificabile ed altrettanto difficilmente tale distanza può essere considerata prossimità di casa. Diverso è il caso, secondo l’Unione nazionale dei consumatori, del cittadino multato nei pressi di casa perché si è seduto un attimo mentre ha portato il cane fuori a fare i bisogni: infatti, secondo l’associazione dei consumatori si tratterebbe di un possibile abuso, in quanto nei decreti non ci sarebbe scritto che il soggetto non può sedersi nell’ambito dell’attività lecita che sta svolgendo.

Quindi, bisogna essere molto cauti nel fare ricorso se si è più lontani da casa di 200 o 300 metri, soprattutto perché, qualora venisse respinta la richiesta, il cittadino sarebbe tenuto a pagare il doppio della sanzione, più le spese legate al valore della causa. Quindi, il consiglio è quello di rivolgersi ad un legale, anche solo per farsi dire se ci siano o meno i presupposti per un ricorso. Per chi volesse fare ricorso, è bene sapere che normalmente si hanno trenta giorni di tempo per presentare istanza dal momento in cui la multa è stata ricevuta, ma considerato il lockdown questa scadenza è sospesa. Per quanto riguarda il tempo entro cui la richiesta deve essere accolta o respinta, si tratta di 180 giorni se ci si rivolge direttamente al Prefetto e 210 se il ricorso viene inviato al comando da cui proviene il verbale.

Nel caso in cui si intende procedere con il ricorso, non bisogna pagare la multa, altrimenti il ricorso è automaticamente nullo. Bisogna inviare uno scritto difensivo, la cui redazione può essere affidata anche ad un avvocato, nel quale si spiegano le ragioni secondo le quali la multa non è legittima. Gli scritti difensivi vanno inviati per raccomandata a/r o Pec. Nel caso in cui il ricorso viene respinto viene emessa un’ordinanza di ingiunzione: anche questa può essere impugnata, facendo ricorso entro trenta giorni dalla notifica davanti al Giudice di Pace.

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