PALERMO – Il peso di quanto reso noto dall’eurodeputato di Forza Italia, Marco Falcone, dopo l’incontro con Renato Schifani è la cifra esatta del clima che si respira anche in Sicilia nel partito fondato da Silvio Berlusconi. Falcone, mediante una nota per la stampa, ha fatto sapere che l’incontro verteva “sulla necessità, ormai evidente, di un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia” e soprattutto che non sono emersi “segnali sufficienti circa una piena consapevolezza, a Palazzo d’Orleans, della fase che stiamo attraversando e delle aspettative del nostro elettorato”. Un ordigno che deflagra platealmente alla vigilia del congresso che venerdì ha visto radunare a Mussomeli l’intera Forza Italia. Una dichiarazione, quella dell’ex assessore all’Economia di Renato Schifani, che porta su pubblico dibattito quanto da Roma a Palermo sta avvenendo nei due primari partiti di maggioranza.
Cadono teste a Roma, e se ne pretendono anche in Sicilia
Marina Berlusconi è uscita allo scoperto, indicando alla classe politica forzista il da farsi, da perfetta patrona di un partito fondato dal padre. Cadono teste, a Roma, e se ne pretendono adesso anche in Sicilia, dove il presidente della Regione è un fedelissimo sostenitore della prima ora di Forza Italia e del suo fondatore. Ma oggi, per Renato Schifani, non conta il rapporto avuto con Silvio Berlusconi quanto la capacità di tenere serrati i ranghi, portare a casa i risultati e rilanciare l’immagine del partito, mentre Fratelli d’Italia prepara il sorpasso sull’Isola. Se far fare un passo indietro a Renato Schifani non è Marina Berlusconi, certo ci sono già pronti altri capi corrente siciliani che iniziano a dare spallate e mettere in mora l’attuale capo del governo regionale.
La sconfitta al referendum, pesantissima soprattutto in Campania e Sicilia, ha nell’Isola un peso specifico enorme per via del governo che è appunto di centrodestra. Una perdita di controllo del territorio, dei referenti di ogni segreteria provinciale, di influenza sull’elettorato. Tutte ipotesi, ma a fronte delle quali, adesso, si pretende un cambio di passo, come ha detto Marco Falcone sottolineando “l’importanza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare il rapporto con cittadini e l’opinione pubblica siciliana”.
Le vulnerabilità del governo regionale post referendum
Nel rapporto tra cittadini e opinione pubblica siciliana ci sono anche aspetti che rendono esposto e debole il fianco di Renato Schifani, cui tutti sembrano avere lasciato il fiammifero acceso in mano dopo aver contribuito, colpo dopo colpo, alla crepa nel fu robusto muro di cinta di Forza Italia in Sicilia. La sequenza di prime pagine regionali su inchieste giudiziarie e arresti, in casa Forza Italia e in coalizione di centrodestra, non ha aiutato sul referendum. Ma anche i risultati fotografati a Sala d’Ercole ormai da diversi mesi con diverse drammatiche bocciature di disegni di legge, getta un’ombra sul reale impegno dei deputati di centrodestra per il referendum. A questo, con ogni probabilità, faceva riferimento il co-fondatore e ormai ex forzista Gianfranco Micciché affermando che “in Sicilia non tutti hanno sostenuto fino in fondo la battaglia di Berlusconi”.
Venerdì in apertura congresso, il primo nome da rimettere era quello di Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, già segretario particolare di Renato Schifani e sua diretta emanazione nella segreteria forzista dell’Isola. Prima tessera che anche parte dei forzisti siciliani vogliono far saltare per riorganizzare il partito. Oggi, senza soluzione di continuità, saranno assessori scelti dal governatore nella quota forzista e anche negli altri settori della giunta. Su questo aspetto però ci sono anche altre forze che spingono per buttar giù il palazzo. In questo caso l’attuale Palazzo d’Orleans. Una è quella sostanzialmente unica che arriva dal campo progressista adesso consapevole che l’avversario si può battere e che è il momento di iniziare ad andare sul pesante come in piena campagna elettorale anche se in attesa di avere un candidato unico e un programma sotto cui unire le parti ancora non esattamente in armonia.
Le altre forze alleate
Altre forze che assediano il palazzo sono invece alleate e fanno parte del lungo elenco di azionisti lasciati troppo a lungo scontenti dall’amministratore delegato Schifani. Dal fronte Mpa arriva infatti una bordata, tanto pesante da essere affidata al volto nuovo della deputazione siciliana Santo Primavera: “In tempi non sospetti il Mpa ha suggerito al presidente della Regione e alla segreteria di Forza Italia una radicale svolta politica nella coalizione di maggioranza”. Così il deputato di Raffaele Lombardo all’Ars annunciando un allineamento alle dichiarazioni di Marco Falcone e intestandosi perfino la paternità dell’allarme. Dalla voce del Mpa di Raffaele Lombardo, il deputato Santo Primavera, arriva così l’aut aut: “Serve una svolta vera, non un maquillage di giunta”.
La vera svolta
La “svolta vera”, nel caso del messaggio degli autonomisti, potrebbe essere il veto alla delega ai democristiani di uno dei due assessorati tolti a novembre. L’idea di concedere quello alle Autonomie locali alla Dc e quello alla Famiglia al Mpa non piace agli autonomisti. Ma sulla “svolta vera” che la Sicilia dovrebbe mettere in cantiere c’è in realtà un elenco che si allunga a dismisura: il vice presidente della Regione, il leghista Luca Sammartino, ha un procedimento giudiziario in corso; il presidente dell’Ars, il discepolo siciliano di Ignazio La Russa, ne ha un altro; anche Elvira Amata, assessore al Turismo e di casa Fratelli d’Italia come la ministra al Turismo della quale Giorgia Meloni ha preteso le dimissioni, ha un procedimento in corso con attesa sulla decisione di rinvio a giudizio.
L’elenco si allunga ancora se si inseriscono anche nomi di ex assessori, come l’autonomista Roberto Di Mauro, e di ex dominus di partito come l’ex governatore Totò Cuffaro. Ma tornando al centro del dibattito che caratterizzerà dalle prossime ore il futuro di Forza Italia in Sicilia, gli effetti dello scandalo che ha colpito il partito con la vicenda dell’ex direttore generale della sanità Salvatore Iacolino e del deputato Michele Mancuso poche settimane prima, hanno certo minato la solidità del forzista d’altri tempi Renato Schifani. Infine, tra l’imbarazzo e il fastidio del chiamato in causa, c’è adesso anche l’ombra dei rapporti del mafioso e massone Carmelo Vetro anche sull’assessore alle Attività produttive e campione di preferenze alle europee Edy Tamajo. Nessuna accusa formale per lui, nessun avviso di garanzia. Solo le dichiarazioni, magari anche mendaci, intercettate a Vetro. Ma in questo clima, anche queste sono macigni.
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