Roma, 13 mar. (askanews) – In un contesto di spirale rialzista che già stava caratterizzando le quotazioni statunitensi del seme di soia, alimentata dalle aspettative circa il supporto alla domanda interna che potrebbe arrivare dalla comunicazione degli obiettivi di produzione di biodiesel per il 2026 e 2027, lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha incrementato le tensioni sull’intero comparto.
Lo segnala Areté spiegando che l’impatto sui prezzi del petrolio ha repentinamente incrementato la competitività dei biocarburanti, trasmettendo forti rialzi ai prezzi dell’olio e del seme di soia. Tra gennaio e febbraio, su base media mensile, sono stati registrati rialzi del +7% per il seme di soia su CME, del +5% per il seme FOB Argentina, del +4% per il seme nazionale quotato sul listino AGER. Più contenuti sono stati i rialzi del prezzo FOB brasiliano (+1%), come conseguenza della commercializzazione in corso del nuovo raccolto.
Nella prima decade di marzo, a seguito dello scoppio della guerra in Iran, i prezzi hanno guadagnato un ulteriore +4% negli USA, +2% in Argentina, +1% in Brasile e +4% sul mercato italiano. Certamente rilevante per il mercato europeo è stato anche il rafforzamento del dollaro USA che ha seguito lo scoppio della crisi.

