Roma, 18 mar. (askanews) – Un 2025 ottimo per il Culatello di Zibello Dop, che ha visto un aumento della produzione del 12% con un fatturato al consumo di 24 milioni di euro, sfiorando così il record del 2022 (25,2 milioni). I dati sono stati comunicati dal Consorzio di Tutela del Culatello di Zibello Dop, che racchiude tutte le 20 aziende produttrici della Dop e ha chiuso l’anno con 82.570 culatelli sigillati, in crescita del 12% rispetto ai 73.550 del 2024.
I chilogrammi certificati a destinati al Culatello di Zibello sono stati 330mila, con un valore alla produzione di 12,5 milioni di euro. Cresce anche il fatturato al consumo, che dai 18,5 del 2024 sale a 24 milioni di euro. “Siamo molto soddisfatti dell’anno appena concluso – ribadisce Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela – Nonostante il prezzo della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore disponibilità; inoltre un mercato più stabile e i numeri costanti dell’affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter aumentare la produzione”.
Nel 2025 il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06 milioni di vaschette, in linea con l’anno precedente, destinando 34.392 culatelli al preaffettato, ovvero il 41,5% dell’intero volume con un fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.
Le sfide per il Consorzio, in vista del 2026, saranno concentrate soprattutto sull’export, dove la peste suina africana continua a rappresentare un importante scoglio burocratico: “mercati come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili – conclude Gualerzi – Questo nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la Dop non abbiano registrato alcun caso di Psa. Purtroppo la massiccia presenza di cinghiali sul territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento”.
Nel 2025 la quota di export è stata pari al 25%: i Paesi dell’area UE, in primis Francia e Germania, insieme con la Svizzera, rappresentano l’88% della quota estero. Ma cresce anche il Nord America, con Canada e Stati Uniti (6% complessivo). Infine per quanto riguarda il canale di commercializzazione, il normal trade si conferma quello principale con una quota pari al 60% del comparto, mentre la grande distribuzione organizzata rappresenta il restante 40%.

