Il 26 maggio Papa Leone XIV ha promulgato la sua prima Enciclica, dal titolo Magnifica Humanitas, dedicata ai progressi della tecnica e in particolare dell’Intelligenza artificiale che stanno trasformando visibilmente le nostre società. La data corrisponde esattamente con il 135° anniversario della Rerum Novarum. Nel 1891, Leone XIII parlava di questioni nuove, dando impulso a una riflessione sulle collettività e sull’economia per evidenziare che l’annuncio del Vangelo “non può dimenticare la vita concreta dei popoli”, rappresentando piuttosto un patrimonio di saggezza per orientare i comportamenti concreti. Analogamente, oggi davanti ad un cambiamento epocale dovuto alla pervasività delle tecnologie emergenti, il Papa invita a interrogarci sull’illusione di una tecnica che promette di liberarci da ogni fragilità.
Magnifica Humanitas nel solco della Rerum Novarum: una nuova pietra del Magistero sociale
Partendo da queste premesse, il messaggio papale sembra destinato non soltanto ad entrare nel Magistero sociale della Chiesa ma di incidere nel più ampio orizzonte del pensiero giuridico contemporaneo. Così, come la Rerum Novarum anticipò di decenni la specificità del diritto del lavoro, affermando il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva, la dignità del lavoratore e il diritto ad un salario giusto. Analogamente, Pacem in terris, di Giovanni XXIII ispirò i documenti internazionali su diritti e doveri fondamentali.
La prima cosa che colpisce della nuova Enciclica è la sottolineatura che il tema dell’Intelligenza Artificiale costituisce una trasformazione talmente potente da interpellare dall’interno le categorie della Dottrina sociale, perché, continua il Pontefice, non si tratta di “un’appendice tematica” o di una “emergenza da gestire”. Infatti, la Chiesa – che “cammina con l’umanità” – non si può mostrare estranea ai dinamismi sociali ed è chiamata ad offrire il proprio contributo per la realizzazione di una convivenza più giusta e fraterna. Con la precisazione emersa dal Concilio Vaticano, che la Chiesa nel ribadire la netta autonomia tra comunità ecclesiale e comunità politica non pretende di assumere le funzioni che spettano allo Stato, ma propone vicinanza alle ferite dell’umanità nei momenti maggiormente delicati.
La convergenza tra Chiesa e costituzionalismo
D’altra parte, la Chiesa si apre al confronto con il sapere umano e riconosce l’importanza di mettersi all’ascolto delle scienze umane, nell’intento di promuovere la persona e le formazioni sociali. L’Enciclica assume la stessa prospettiva su cui è edificata la nostra Carta: la centralità della persona e della sua dignità, evidenziando una solida convergenza con il costituzionalismo liberaldemocratico. La Repubblica riconosce i diritti inviolabili, non li concede, consapevole della loro natura innata alla persona. La visione della Chiesa abita nel nostro ordinamento e non potrebbe essere altrimenti in quanto i precetti costituzionali costituiscono il portato dell’orientamento espresso dalla componente cattolica in Assemblea costituente. Figure di spicco, come Moro, De Gasperi, Dossetti, La Pira furono tra i principali estensori della prima parte della Carta. Ispirati al Codice di Camaldoli, elaborato nel 1943 da un gruppo di intellettuali cattolici, i costituenti della Democrazia Cristiana, si distinsero per una mediazione che contemperò i valori cristiani con i principi di una democrazia laica. Così come, Leone XIV, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, riconosce nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 “una delle espressioni più alte della coscienza umana”.
I rischi dell’IA sui diritti fondamentali
Ma è proprio la centralità della persona che rischia di passare in secondo piano rispetto al cd. “paradigma tecnocratico” che pretende di affermarsi come forma di organizzazione sociale in cui le decisioni vengono delegate a sistemi automatizzati. Si intravede all’orizzonte una crisi della sovranità, cementata su un sistema costruito sulla divisione dei poteri e sul controllo reciproco tra i diversi organi statali. I sistemi algoritmici, detenuti da pochi attori privati, rischiano di creare una concentrazione di potere illimitato che incide sui diritti fondamentali. L’ambiente creato dalle tecnologie digitali, attraverso il sistema di profilazione, può ridurre la persona ad un insieme di dati, a “risorsa da usare e sfruttare”. Si tratta di uno dei rischi più insidiosi delle tecnologie di profilazione. Ma l’essere umano non è riducibile a un calcolo di efficienza, come il diritto costituzionale insegna la dignità non si acquisisce e costituisce nucleo irriducibile di tutti i diritti della persona. Il Pontefice chiede che l’uso dell’Ia incorpori principi etici condivisi, come trasparenza, responsabilità e supervisione democratica. Sono le stesse istanze che ispirano il dibattito sull’AI Act, adottato con il regolamento europeo, e più in generale la stagione di algorithmic governance che stiamo vivendo.
IA, lavoro e art. 4 della Costituzione: la persona non è sostituibile da un algoritmo
Anche il giurista laico coglie la preoccupazione dell’impatto dell’IA sul lavoro e il rischio di disoccupazione legato alla robotica e alle nuove tecnologie, capaci di sostituirsi al lavoro umano. Per il Pontefice non si tratta di una questione meramente economica, il lavoro rappresenta “la chiave essenziale”, “il cammino verso la maturità, lo sviluppo e la realizzazione personale”. “In quest’ottica – aggiunge Sua Santità – gli aiuti economici ai poveri restano talvolta necessari nelle emergenze, ma non possono diventare l’unica risposta, perché l’obiettivo è mettere ciascuno di vivere dignitosamente attraverso il proprio lavoro”. Tale concetto è richiamato espressamente nella Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e il diritto al lavoro non è soltanto una questione di sostentamento personale, ma il mezzo attraverso cui ciascuno partecipa al bene comune. “Ogni cittadino – recita l’art. 4 – ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. In profonda consonanza con tale precetto costituzionale, il Sommo Pontefice si sofferma sul lavoro, che “resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto come mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, relazioni, di contributo alla comunità”. Sebbene non si possa negare che l’uso dell’IA rappresenti una soluzione affinché l’uomo sia liberato dai lavori maggiormente usuranti, la regola generale deve restare la tutela dei posti di lavoro e il ruolo insostituibile della persona.
L’enciclica come bussola per il diritto costituzionale
Sulla verità contro la manipolazione informativa, Leone parla di un’ecologia della comunicazione che protegga la verità e il pensiero critico (art. 21). Anche qui il richiamo alla libertà di manifestazione del pensiero, contenuto nell’art. 21 della Costituzione, è immediato. La libertà di espressione intesa come diritto di accedere ad una sfera pubblica non occupata da algoritmi che manipolano le notizie e polarizzano il discorso collettivo. Le nuove forme di dipendenza digitale costituiscono altrettante forme di schiavitù che le società attuali devono essere in grado di contrastare, in modo da tutelare, soprattutto, i fragili e i minori da contesti asimmetrici in cui l’utente non conosce i meccanismi che ne orientano le scelte.
Leone XIV apre l’enciclica con l’immagine di una magnifica umanità creata da Dio che si trova di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova Torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. La metafora della Torre di Babele è, per il giurista, il potere assoluto, che non si confronta, che si impone. Il costituzionalismo liberaldemocratico è, viceversa, basato sui limiti che nessuna maggioranza può ignorare. La Magnifica Humanitas non è un documento sull’Intelligenza Artificiale ma una riflessione sull’umano in un tempo di trasformazione radicale. Il diritto costituzionale costituisce la garanzia affinché la tecnologia rimanga al servizio della persona, attraverso la lentezza meditata della decisione democratica contro l’efficienza dell’IA e il disarmo delle parole, perché solo eliminando l’aggressività e la violenza del linguaggio quotidiano è possibile promuovere una cultura di pace e solidarietà.
Ida Angela Nicotra
Presidente della Scuola Superiore di Catania e Professore ordinario di Diritto costituzionale all’Unict

