Dai mercati

Spread oltre 200 punti: rendimento del BPT al 4,92% incorpora “rischio paese”

Spread oltre 200 punti: rendimento del BPT al 4,92% incorpora
(Teleborsa) – Tornano i riflettori sul mercato obbligazionario, dove preoccupano le persistenti tensioni sui rendimenti dei BTP e l’allargamento dello Spread. Questa mattina il rendimento dei BTP decennali italiani si è spinto al 4,92%, spingendo lo Spread a 203 punti, rispetto ad un rendimento del Bund decennale del 2,89%. La prospettiva della BCE di mantenimento di tassi alti più a lungo ha messo le ali anche alla scadenza più lunga del trentennale, che ha già sfondato la soglia del 5% per la prima volta dal 2007.

Un movimento che sembra ignorare le continue rassicurazioni della Premier Giorgia Meloni e del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che proprio ieri ha detto di aver avuto un incontro con le agenzie di rating, per “fare chiarezza” su quelle che saranno le prossime scelte del Governo e “per dimostrare la credibilità e solidità del Paese”.

“Siamo chiamati a compiere delle scelte e la preparazione della legge di bilancio è per eccellenza il momento della scelta”, ha spiegato Giorgetti, anticipando che il governo vuole “utilizzare i margini disponibili della finanza pubblica – ha sottolineato – per adottare provvedimenti in grado di stimolare l’economia reale”.

Nonostante questo, dalla stampa estera sono arrivate sonore bocciature per il Governo Meloni. “Meloni non si è resa conto di come i suoi piani di spesa appaiano ora insostenibili”, è il duro commento dell’Economist dopo la Nadef, che offre un quadro peggiorativo della situazione congiunturale del nostro Paese e delle finanze pubbliche.

Non da meno Bloomberg, che boccia il governo Meloni e parla di “rischi che perseguitano gli investitori obbligazionari”. Il quotidiano finanziario ricorda che l’Italia “è classificata solo una tacca sopra il livello spazzatura con outlook negativo da Moody’s Investors Service, che dovrebbe pubblicare la sua prossima valutazione a novembre. L’Italia potrebbe anche essere vulnerabile se l’inflazione dovesse rimanere al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, costringendo i tassi a rimanere elevati”.

Resta alta la preoccupazione per le agenzie di rating. La reazione dei mercarti testimonia infatti che hanno già fiutato il rischio che la situazione possa esplodere. E’ vero che Uno Spread di 200 punti è ben lontano da quel tragico 2011, quando la sfiducia contro il governo Berlusconi portò il differenziale a 570 punti, ma è anche vero che un’azione di freno sullo Spread viene esercitata dall’impegno assunto dalla BCE di evitare eccessivi scostamenti all’interno del blocco della moneta unica. Tuttavia, una deviazione eccessiva dal percorso di aggiustamento di conti pubblici potrebbe costare all’Italia un “richiamo” della UE e della BCE.

Ma il rischio più grande sarebbe quello di un ulteriore peggioramento dello Spread, n grado di persuadere una delle agenzie di rating a punire l’Italia, portando il rating Paese al di sotto dell’investment grade e peggiorando notevolmente le prospettive di rifinanziare il debito in essere.