L’attuale focolaio è provocato dal virus Bundibugyo, una specie di orthoebolavirus. Si tratta della diciassettesima epidemia di Ebola nella Rd Congo dal 1976 e della seconda causata da questo ceppo. La malattia era stata dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) il 17 maggio 2026, poiché il focolaio pone un rischio transfrontaliero serio e inusuale che richiede un’azione internazionale coordinata; il giorno successivo l’Africa CDC ha proclamato un’emergenza di sicurezza sanitaria continentale.
La distribuzione geografica dei contagi resta concentrata nel Nord-est congolese. L’Ituri è la provincia più colpita, con 1.054 casi confermati in 22 zone sanitarie; nel Nord Kivu sono stati segnalati 98 casi e nel Sud Kivu tre casi. Nel Paese confinante, al 23 giugno l’Uganda aveva riportato 20 casi confermati e 2 decessi, di cui 15 importati dalla Rd Congo e 5 casi secondari tra i contatti. Il tasso di letalità appare elevato: al 25 giugno il dato cumulativo tra i Paesi coinvolti indicava un case fatality ratio di circa il 26%.
| Area | Casi confermati | Decessi |
|---|---|---|
| Ituri (Rd Congo) | 1.054 | — |
| Nord Kivu (Rd Congo) | 98 | — |
| Sud Kivu (Rd Congo) | 3 | — |
| Totale Rd Congo | 1.155 | 304 |
| Uganda | 20 | 2 |
| Francia (importato) | 1 | 0 |
Fonti: Ministero della Salute Rd Congo/ECDC (al 25 giugno) e autorità sanitarie ugandesi (al 23 giugno).
Ciò che rende questa epidemia particolarmente insidiosa è l’assenza di contromisure mediche specifiche. Non esistono attualmente vaccini autorizzati né trattamenti specifici per la malattia da virus Bundibugyo, un ceppo geneticamente distinto dal virus Zaire per cui sono invece disponibili vaccini e anticorpi monoclonali. Alla fine di maggio l’OMS ha raccomandato di non utilizzare il vaccino rVSV-ZEBOV (Ervebo, efficace contro il virus Zaire) per il Bundibugyo, per l’insufficiente evidenza di una protezione crociata. In questo quadro, come sottolineano gli esperti, la gestione dei pazienti si basa quasi interamente sulla terapia di supporto e il contenimento poggia su identificazione rapida dei casi, isolamento e tracciamento dei contatti.
Le proiezioni epidemiologiche alimentano la preoccupazione. Diversi gruppi di modellizzazione ritengono che la reale dimensione dell’epidemia sia superiore a quella riportata: un modello ha stimato che al 13 giugno le infezioni cumulative fossero tra 3 e 10 volte il numero di casi segnalati. Una modellizzazione dei CDC pubblicata su MMWR ha stimato che, se solo il 20% dei casi entrasse in isolamento, vi sarebbe una probabilità del 65% che l’epidemia superi i 20.000 casi entro tre mesi; se il 70% dei casi venisse isolato rapidamente, la probabilità che l’epidemia superi i 10.000 casi scenderebbe al 5%.
[GRAFICO: curva epidemica dei casi confermati di malattia da virus Bundibugyo in Rd Congo e Uganda, da metà maggio a fine giugno 2026]
Sul versante europeo, sono stati registrati due casi importati. Il 24 giugno la Francia ha confermato il primo caso in un operatore sanitario rientrato da una missione umanitaria nella Rd Congo, mentre la Germania aveva ricevuto in precedenza un medico statunitense evacuato dalla Rd Congo, isolato e curato al Charité di Berlino, dove è poi guarito. Nonostante ciò, la valutazione resta rassicurante per il continente: l’ECDC giudica molto bassa la probabilità di infezione per le persone che vivono nell’UE/SEE. Sulla base della modellizzazione matematica, il centro europeo ha valutato il rischio di importazione di casi nell’UE/SEE come limitato. È esattamente lo scenario descritto anche a livello nazionale, con un rischio globale considerato basso ma alto sul piano regionale africano.
L’Italia partecipa alle riunioni dell’OMS e dell’UE dedicate all’emergenza e, sul piano della preparazione, l’IRCCS Spallanzani e l’Aeronautica Militare collaborano per formare gli operatori sanitari sulle emergenze infettive, l’alto isolamento e il biocontenimento. Il coordinamento comunitario è passato anche attraverso il Consiglio Salute UE (EPSCO), che ha ricevuto informazioni sul focolaio, e attraverso il Management Board dell’EMA, che ha discusso il supporto europeo alla risposta. La Commissione europea è in stretto contatto con Africa CDC e OMS e lavora con gli Stati membri tramite il Comitato per la sicurezza sanitaria per coordinare gli approcci su prevenzione e preparazione. A livello globale, l’OMS ha inoltre emanato a metà giugno linee guida complete sulle malattie da filovirus, tra cui Ebola e Marburg.
Prosegue intanto lo sforzo per dotarsi di strumenti specifici. La Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) ha annunciato il finanziamento accelerato di tre vaccini sperimentali contro il virus Bundibugyo, tra cui candidati sviluppati da Moderna (ISIN US60770K1079), dallo IAVI e dall’Università di Oxford. Sul fronte terapeutico, OMS, Africa CDC e partner stanno supportando la Rd Congo e l’Uganda nell’attuazione di uno studio clinico che prevede l’impiego di MBP134 e REGN3479 per il trattamento e dell’obeldesivir per la profilassi post-esposizione, con l’avvio del primo trial farmacologico mai condotto contro il ceppo Bundibugyo. Un banco di prova cruciale, mentre la comunità internazionale corre per colmare il vuoto di contromisure lasciato da un virus finora poco studiato.
(ISIN citati nell’articolo: US60770K1079)
