(Teleborsa) – Alkelux, startup deeptech con sede a Sassari attiva nello sviluppo di materiali sostenibili per il packaging alimentare, ha chiuso un round Seed da 970 mila euro. L’operazione comprende circa 800 mila euro di nuova liquidità e la conversione di precedenti strumenti SAFE per 170 mila euro.
All’operazione hanno partecipato Foodtech Accelerator, veicolo di investimento costituito da CDP Venture Capital SGR e Eatable Adventures, con Accelera Ventures nell’ambito del secondo batch di FoodSeed, il programma di accelerazione della Rete Nazionale di CDP Venture Capital SGR, che hanno effettuato un follow-on da 350 mila euro per un investimento complessivo di 520 mila euro, Banco di Sardegna, entrato direttamente in equity tramite il proprio Fondo Spoke4Fin, e La Gemma Venture, acceleratore e fondo di investimento di Cuneo.
Fondata nel 2024 da Matteo Poddighe, chimico e dottore di ricerca dell’Università di Sassari, insieme a Davide Sanna e ad altri due soci Emina Bilanovic e Carlo Usai, Alkelux nasce con la missione di ridurre lo spreco alimentare lungo la filiera dell’ortofrutta trasformando uno scarto industriale oggi privo di valore ovvero, la peluria delle radici di liquirizia, prodotta in centinaia di tonnellate ogni anno dalla filiera calabrese, in un additivo industriale per imballaggi attivi.
Le risorse raccolte saranno destinate principalmente alla costruzione dell’impianto pilota di Sassari, la cui ultimazione è prevista tra settembre e ottobre 2026, che prevede un salto rilevante in termini di produzione: dagli attuali 10 kg annui prodotti su scala di laboratorio a una capacità a regime di 4,5 tonnellate annue di additivo. Inoltre, una parte del round sarà dedicata all’ottenimento delle certificazioni necessarie alla commercializzazione, attese entro la fine del 2026, e all’espansione del team.
Tra fine 2026 e inizio 2027 Alkelux punta ad aprire un round di Serie A da almeno 3 milioni di euro, finalizzato alla costruzione di un impianto industriale vero e proprio in Calabria, nel cuore della filiera della liquirizia, per arrivare a una produzione su scala globale entro l’inizio del 2028. In parallelo, il team sta lavorando all’estensione dell’additivo ad altri settori, dal packaging per carne alla panificazione fino ai dispositivi monouso del comparto biomedicale, segmento ad altissimo impatto ambientale ma ancora poco presidiato dalle soluzioni di chimica sostenibile.
“Questo round oltre ad essere una spinta economica è anche il segnale che gli investitori credono in un modello deeptech che parte dal Sud e valorizza scarti, persone e competenze che oggi rischiano di restare inutilizzate – dichiara Matteo Poddighe, CEO e founder di Alkelux – Nei prossimi mesi porteremo Alkelux dalla scala di laboratorio a quella industriale, condizione necessaria per chiudere i contratti con le aziende che da mesi stanno aspettando di testare l’additivo su volumi significativi. La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene”.
Alkelux, round Seed da 970 mila euro per produrre additivo industriale da scarti liquirizia
