(Teleborsa) – Le PMI europee battono ancora quelle italiane. Un divario competitivo strutturale: mancanza di competenze interne, scarsa organizzazione strategica a medio e lungo periodo e assenza di una pianificazione chiara su come sviluppare il proprio business, cogliendo le opportunità di crescita. Siamo in ritardo su produttività, innovazione digitale e capacità di accesso efficace alle risorse.
Sul fronte del credito, ad esempio, il tasso medio di default delle imprese italiane ha raggiunto il 2,53% a fine 2024, in aumento rispetto all’anno precedente, mentre nello stesso periodo in Europa la media si è mantenuta sotto il 2%. Ma non solo. Il valore aggiunto per addetto delle PMI italiane è stimato in circa €42.000, contro una media UE di €44.600, con divari ancora più marcati rispetto a Germania (+21 %) e Francia (+29 %). Anche sull’innovazione l’Italia resta sotto la media europea. Sul terreno delle opportunità – fondi UE, bandi, transizione tecnologica – chi dispone di un coordinamento organico e competenze integrate è in posizione decisamente vantaggiosa rispetto a chi opera con modalità frammentarie. Frammentarietà che andrebbe colmata con figure professionali in grado di fare da collegamento tra le opportunità esterne e le risorse interne. Non è un caso, ad esempio, che l’utilizzo dei fondi Pnrr prosegue con grande lentezza. A fine 2024, secondo Assonime, l‘associazione fra le società italiane per azioni, sono stati utilizzati solo 58,6 miliardi, ovvero il 30% delle risorse a disposizione. Il restante 70% che ammonta a circa 135,8 miliardi, è ancora a disposizione delle aziende.
Il problema, però, non sono solamente i Fondi ma la scarsa cultura imprenditoriale. Diversamente da quelle europee, molte imprese italiane, infatti, operano senza una regia capace di coordinare strumenti diversi – dai finanziamenti europei alla digitalizzazione, dalla sostenibilità all’innovazione – in un disegno unico. Per colmare questo vuoto è nata una nuova figura professionale: l’Opportunity Manager. Non un semplice consulente finanziario ma un professionista che funga da regista della crescita aziendale, integrando finanza agevolata, innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e controllo gestionale in un percorso coerente. Un professionista che ha il compito di cogliere e coordinare le opportunità di sviluppo non solo attraverso i bandi, ma anche grazie a sinergiche pianificazioni economiche in grado di recuperare liquidità.
“Questa figura colma un vuoto nel panorama manageriale italiano”, spiegano Nadia Maselli e Riccardo Falezza, Co-Founder & CEO di Find Facility Net, organizzazione specializzata nel fornire supporto allo sviluppo e all’innovazione delle imprese. Il metodo OM, al centro del progetto da loro ideato, rappresenta una vera innovazione. Infatti, attraverso otto aree strategiche – finanza e controllo di gestione, processi produttivi, sostenibilità, digitalizzazione e IT, marketing e vendite, risorse umane, innovazione e direzione strategica – l’azienda viene analizzata, monitorata e accompagnata passo dopo passo. Come funziona? “Il modus operandi parte da un’analisi interna approfondita per identificare inefficienze e punti di forza – prosegue la Maselli – definisce obiettivi misurabili tramite KPI ((Key Performance Indicators) e segue l’implementazione dei progetti con monitoraggio e interventi correttivi in tempo reale. È un modello olistico che considera l’impresa come un sistema interconnesso, capace di tradurre complessità in strategie concrete e sostenibili”.
Molte PMI si perdono nei meandri della burocrazia o affrontano le sfide in maniera isolata, senza un disegno complessivo. Un bando, uno sviluppo tecnologico o un piano di sostenibilità, devono invece diventare un tassello di un progetto unitario. “La novità è che l’OM non consegna solo un report, ma resta accanto all’azienda, condividendone rischi e risultati. È un approccio che garantisce misurabilità e trasparenza. In un Paese dove oltre il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti e non può permettersi una struttura manageriale completa, questa figura professionale – conclude Falezza – diventa il ponte tra la frammentazione delle competenze interne, la complessità dei mercati e la crescita economica aziendale”.
PMI, Europa batte Italia: ecco perchè siamo in ritardo
