Al centro dell’operazione c’è navtemadlin, un inibitore orale di MDM2 progettato per ripristinare la naturale funzione oncosoppressiva della proteina p53, soppressore tumorale cruciale nella mielofibrosi. La malattia è caratterizzata da un’eccessiva produzione di MDM2, regolatore negativo di p53, nelle cellule progenitrici CD34+; navtemadlin, ripristinando la funzione di p53, induce l’apoptosi delle cellule con TP53 wild-type.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Acquirente | Ipsen (Euronext: IPN) |
| Target | Kartos Therapeutics (Redwood City, USA) |
| Pagamento upfront | 450 milioni di dollari |
| Milestone potenziali | fino a 1,3 miliardi di dollari |
| Valore massimo | fino a 1,75 miliardi di dollari |
| Asset chiave | navtemadlin (inibitore orale MDM2) |
| Studio registrativo | POIESIS (Fase III), dati top-line attesi nel 2027 |
Lo sviluppo è in fase III con lo studio registrativo POIESIS, che valuta navtemadlin in aggiunta a ruxolitinib nei pazienti naïve agli inibitori JAK con risposta subottimale allo standard di cura. Il trial globale sta arruolando oltre 600 pazienti in più di 250 centri, con dati top-line attesi nel 2027. L’amministratore delegato di Ipsen, David Loew, ha dichiarato che il farmaco potrebbe diventare una nuova opzione terapeutica già nel 2028.
Il razionale poggia su un bisogno clinico ancora ampiamente insoddisfatto. La mielofibrosi colpisce circa 1,5 persone ogni 100.000 negli Stati Uniti e in Europa ed è caratterizzata da insufficienza midollare, fibrosi, splenomegalia e un elevato carico sintomatologico, con rischio di trasformazione in leucemia mieloide acuta. Secondo i dati citati, circa il 40% dei pazienti in trattamento con ruxolitinib sviluppa una risposta subottimale e, per chi interrompe la terapia, la sopravvivenza globale mediana scende a circa uno-due anni.
Il candidato si appoggia a evidenze cliniche precedenti. Nello studio di Fase III BOREAS, condotto in pazienti con mielofibrosi recidivata o refrattaria agli inibitori JAK, la monoterapia con navtemadlin ha quasi triplicato le riduzioni del volume splenico e raddoppiato i miglioramenti del punteggio dei sintomi rispetto alla migliore terapia disponibile, con segnali di modifica della malattia e riduzione della fibrosi midollare in quasi la metà dei pazienti (48%). Sul fronte della tollerabilità, gli eventi avversi più comuni sono stati tossicità gastrointestinale e trombocitopenia, riportati come reversibili e gestibili.
[GRAFICO: confronto delle risposte al Week 24 di navtemadlin vs. migliore terapia disponibile nello studio BOREAS – riduzione del volume splenico (SVR35) e miglioramento del punteggio dei sintomi (TSS50)]
L’operazione prosegue l’espansione oncologica del gruppo francese. Il programma navtemadlin ha origine da un accordo di licenza del 2016 con Amgen (ISIN US0311621009), mentre la transazione segue l’acquisizione di ImCheck Therapeutics dello scorso anno, per un valore fino a 1 miliardo di euro. Sul piano competitivo, lo standard di cura ruxolitinib è commercializzato in Europa da Novartis con il marchio Jakavi, e siremadlin della stessa Novartis è un altro inibitore MDM2 in studio nelle combinazioni per la mielofibrosi (Novartis, ISIN CH0012005267). L’operazione si inserisce in una settimana intensa per l’M&A del settore, che ha visto anche Zymeworks (ISIN US98985Y1082) rilevare Theravance Biopharma per circa 929 milioni di dollari.
(ISIN citati nell’articolo: FR0010259150, US0311621009, CH0012005267, US98985Y1082)
(Foto: L’insegna di Ecomondo 2025 all’ingresso dell’evento)
