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Sanità, la Corte dei conti: più fondi ma senza personale il Ssn rischia il collasso

Sanità, la Corte dei conti: più fondi ma senza personale il Ssn rischia il collasso
(Teleborsa) – Più risorse teoriche, ma una capacità sempre più limitata di trasformarle in servizi e soprattutto in personale. È la fotografia della sanità pubblica italiana che emerge dalla Relazione sul rendiconto 2025 della Corte dei conti, che lancia un avvertimento netto: senza investimenti su medici e infermieri le liste d’attesa resteranno intasate e le nuove strutture territoriali finanziate dal Pnrr rischiano di restare, testualmente, “scatole vuote”.

Il primo dato riguarda la spesa. Nel 2025 la spesa sanitaria ha raggiunto i 141,54 miliardi di euro, in aumento del 2,5% sul 2024, ma sotto la previsione del Documento programmatico di finanza pubblica. La magistratura contabile evidenzia che il consuntivo si è fermato sotto i circa 144 miliardi stimati a ottobre 2025, con uno scarto di circa 2,5 miliardi, mentre il rapporto tra spesa sanitaria e Pil resta fermo al 6,3%, invariato rispetto al 2024. Le proiezioni non segnalano inversioni di tendenza: la spesa è attesa in crescita progressiva fino a 159,44 miliardi nel 2029, ma con un rapporto sul Pil che rimane fermo intorno al 6,4%.

È nella distanza tra fondi stanziati e prestazioni erogate che si concentra l’allarme del procuratore generale Pio Silvestri. Nella requisitoria per il giudizio di parificazione, Silvestri ha definito le spese sanitarie “costituzionalmente necessarie”, sottolineando che lo smaltimento delle prestazioni arretrate “presuppone necessariamente una maggiore disponibilità di medici e infermieri”. Per la Corte, come sintetizzato nella Relazione, “non bisogna più indugiare o lesinare risorse”, perché il diritto alla salute è “centrale per definire il parametro di civiltà di un Paese”.

Indicatore (2025)Valore
Spesa sanitaria141,54 mld € (+2,5%)
Previsione DPFP ott. 2025~144 mld €
Rapporto spesa/Pil6,3%
Stanziamenti Ministero della Salute3.244,8 mln € (+18,3%)
Pagamenti Ministero della Salute1.988,1 mln € (-5%)
Prenotazioni Piattaforma nazionaleoltre 57 mln
Proiezione spesa 2029159,44 mld €


Il paradosso della capacità di spesa è particolarmente evidente sul dicastero della Salute. Nonostante gli stanziamenti finali siano saliti a 3,24 miliardi (+18,3% sul 2024), i pagamenti totali del Ministero sono diminuiti del 5%, passando dai 2.093,3 milioni del 2024 ai 1.988,1 milioni del 2025. La capacità di spesa della missione “Tutela della salute” si è fermata al 39,6%, un segnale della difficoltà a tradurre i fondi in interventi realizzati.

Sul fronte delle liste d’attesa, i numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Nel 2025 la Piattaforma nazionale ha registrato oltre 57 milioni di prenotazioni, di cui 33,5 milioni di esami e 24 milioni di visite. Il monitoraggio, però, resta incompleto: i dati vengono acquisiti in tempo reale solo da due Regioni, mentre le altre li trasmettono mensilmente, rendendo il sistema informativo non ancora in grado di individuare tempestivamente i colli di bottiglia. Per la Corte, lo stesso rilancio della sanità di prossimità delineata dal Pnrr e dal decreto ministeriale 77 dipende dall’effettiva copertura degli organici.

Il nodo, quindi, è strutturale e riguarda il capitale umano. La Fondazione Gimbe stima in Italia 4,7 infermieri ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 9,5. Sul piano delle risorse, la legge di bilancio 2026 autorizza le aziende sanitarie regionali ad assumere personale a tempo indeterminato entro un limite di 450 milioni di euro annui, in particolare per infermieri e personale tecnico: misure che, secondo diverse letture istituzionali, possono attenuare ma non colmare le carenze accumulate.

[GRAFICO: andamento del rapporto spesa sanitaria/Pil 2024-2029, con la linea ferma tra 6,3% e 6,4% a fronte della crescita del Pil nominale]

Un caso emblematico delle criticità di gestione arriva dall’Emilia-Romagna. Nel giudizio di parificazione del rendiconto 2025, la sezione regionale di controllo della Corte dei conti ha rilevato un “cambio di passo” sui conti, con un disavanzo sul consolidato sanitario ridotto a quasi 118 milioni al 31 dicembre 2025. Al centro dei rilievi resta il ricorso ai medici gettonisti: il presidente della sezione Marcovalerio Pozzato ha spiegato che un medico a gettone può percepire oltre 100 euro l’ora, specie se proveniente da cooperative, a fronte dei circa 40 euro di un medico della struttura pubblica, con l’effetto di una spesa più alta e di una “mortificazione del personale di ruolo”.

La Regione rivendica invece un percorso di risanamento. I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie hanno contenuto il disavanzo a 54 milioni di euro, rispetto ai 194 del 2024, con il pareggio strutturale previsto nel 2026. Sul capitolo gettonisti, il presidente Michele de Pascale ha dichiarato che dal 12 giugno 2026 nessun medico gettonista risulta impiegato nel sistema sanitario pubblico regionale, mentre la Corte chiede maggiore trasparenza sulle forme di lavoro esterno ancora utilizzate per garantire la continuità assistenziale.

Sullo sfondo resta l’attuazione del Pnrr sanitario, con l’obiettivo di aprire almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Ma, avverte la magistratura contabile, la sfida non è solo edilizia: senza medici, infermieri e professionisti sanitari il rischio è che le nuove strutture territoriali restino gusci privi di servizi, e che prosegua la migrazione dei pazienti verso il privato.