(Teleborsa) – L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha abbassato le previsioni sul prodotto interno lordo italiano nel 2024, portandolo +0,7% dal +0,8% inidicato nella precedente stima di ottobre. Rivista anche la stima di crescita per gli anni successivi abbassando a +0,8% quella per il 2025 (rispetto al +0,9% stimato nel piano strutturale di bilancio validato dall’UPB) e a +0,9% quella per il 2026 (rispetto all’1,1% validato sempre in ambito del PSB).
In una nota l’UPB ha sottolineato che “il quadro macroeconomico dell’economia italiana si conferma soggetto a rischi, complessivamente orientati al ribasso”. “Mentre le revisioni per lo scorso anno riflettono il trascinamento statistico dei nuovi dati dell’Istat sul 2023 – ha spiegato – le revisioni sul 2025-26 sono prevalentemente ascrivibili al deterioramento delle proiezioni sugli scambi internazionali e all’aumento del prezzo del gas”.
Per il 2025 l’UPB prevede “una lieve accelerazione, allo 0,8 per cento, con l’attività economica che dovrebbe rafforzarsi gradualmente nel corso dei trimestri grazie soprattutto alle componenti interne della domanda”. Nel 2026, invece, “la dinamica del PIL dovrebbe consolidarsi ancora marginalmente, allo 0,9 per cento, ipotizzando che non si acuiscano i conflitti e le guerre commerciali in corso, oltre alla prosecuzione della normalizzazione della politica monetaria”. Le previsioni, ha precisato l’Ufficio, “incorporano il profilo di spesa relativo ai programmi di investimento del PNRR, che tuttavia potrebbero essere oggetto di revisione, con particolare riguardo alle tempistiche”.
Nella sua nota l’UPB mette in evidenza l’export italiano “su cui pesano le tensioni globali e la debolezza della congiuntura europea”. “I dati autunnali riportano un calo delle vendite nello scorso anno verso la Germania, la Cina e gli Stati Uniti e una crescita del commercio con la Turchia e i Paesi OPEC. Quest’anno dovrebbe arrestarsi la perdita di quote di mercato estero delle imprese italiane, che tuttavia esprimono giudizi molto cauti sugli ordini dall’estero nel breve termine”, ha sottolineato.
“A restare dinamico è il mercato del lavoro, nonostante la stasi del PIL – ha però fatto notare l’Ufficio Parlamentare di Bilancio –. Nel terzo trimestre le ore lavorate sono aumentate nei servizi, ma non in altri settori, mentre la produttività oraria nel totale dell’economia è tornata a ridursi, come accade ormai da quasi due anni. È proseguito l’aumento degli occupati a carattere permanente e degli autonomi, con un peso determinante della componente femminile. Le stime sul quarto trimestre vedono però un rallentamento. Scomponendo la variazione tendenziale del PIL in termini dei contributi delle principali variabili del mercato del lavoro, della produttività del lavoro e della demografia, la crescita nel terzo trimestre è stata sostenuta quasi unicamente dal tasso di occupazione mentre è negativo l’apporto del tasso di partecipazione. La popolazione in età lavorativa è cresciuta nei primi nove mesi del 2024, mentre quella totale si è ridotta, anche a causa della diminuzione del numero dei nati”.
“La perdita dei salari reali dovuta ai rincari degli anni scorsi si va gradualmente riducendo, ma resta sopra il tre per cento nel confronto con l’anno 2021. Il CLUP continua a salire, a un ritmo pressoché stabile, portando la variazione acquisita nel terzo trimestre del 2024 sopra il quattro per cento; in estate il costo orario del lavoro ha rallentato e la produttività si è ridotta”, ha aggiunto l’UPB.
Infine, l’organismo indipendente ha sottolineato che “l’inflazione al consumo in Italia nel 2024 è scesa all’1,0 per cento e si è confermata inferiore alla media europea; nel corso del 2025 è attesa in aumento, nell’intorno del 2,0 per cento, ossia il target della BCE”.
UPB taglia stime di crescita: +0,7% per il 2024
