Paolo Agnoli, classe1955, non ebreo, saggista e divulgatore, con un patrimonio culturale che fonda sulle solide basi di una laurea in fisica nucleare ed un’altra in filosofia, si pone l’interrogativo, in merito a quali siano le ragioni per cui gli ebrei, che sono soltanto lo 0,2% della popolazione mondiale, abbiano ricevuto il 26 % dei premi Nobel, assegnati in discipline scientifiche. Infatti dal 1901 ben 230 premi hanno avuto questa destinazione, sovvertendo le regole della proporzionalità, che se applicate, vedrebbero solo 2 ebrei premiati. Agnoli dà una risposta a questo interrogativo nel volume di recentissima pubblicazione “ Gli ebrei e la cultura . Perchè ci sono tanti Nobel di origine ebraica? “ Ed. Albatros.
Cultura e studio nella tradizione ebraica
Come si addice ad un uomo di scienza che è pure filosofo, l’indagine si dirige in ogni direzione e non viene esclusa alcuna pista. Presto tralasciate quelle infruttuose, compresa quella più bizzarra della predisposizione di tipo genetico, ne emerge chiaramente una che trova conferma nell’importanza che gli ebrei attribuiscono alla cultura, frutto dello studio costante, intrapreso sin dalla più tenera età.
Persecuzioni storiche e investimento nella conoscenza
A causa delle vicissitudini che hanno colpito questo popolo da sempre nella storia, essendo stati oggetto d’intolleranze che di sovente sfociavano in persecuzioni, per sfuggire agevolmente alla mano dei loro oppressori non potevano investire in beni immobili e pertanto riversavano il loro patrimonio in tutto ciò che poteva essere agevolmente portato con loro nella fuga. L’aneddoto che in proposito gli stessi ebrei raccontano, per chiarire le ragioni della loro preferenza per il violino, si racchiude tutto nel fatto che non si è mai visto nessuno scappare portandosi dietro un pianoforte.
Diaspora e arricchimento culturale
Quindi secondo l’attenta analisi storica, antropologica e culturale condotta da Agnoli, che tiene in gran conto il fenomeno della diaspora di questo popolo nei secoli, si giunge al risultato che gli ebrei hanno investito sulla formazione culturale di ciascun individuo, quale risorsa che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Poi il loro girovagare per il mondo ha consentito di venire in contatto con popoli sempre diversi da cui hanno tratto un patrimonio di conoscenze che, con molta cura, hanno saputo far proprio.
Il ruolo delle donne e la trasmissione dell’identità
Questo fenomeno di acquisizione è stato molto favorito dal ruolo fondamentale che hanno le donne in seno alle famiglie ebraiche, quali custodi del senso identitario, derivante dalla tradizione millenaria, che nell’ambito dell’accudimento dei figli trasmettono alla prole, sin dalla più tenera età, coltivando l’esercizio della memoria con antiche filastrocche e storielle con cui cominciano ad addestrare i più piccini, con la consapevolezza che l’impegno nello studio rende gli esseri umani migliori.
Torah, Talmud e pensiero critico
Lo studio della Torah, del Talmud e degli altri testi sacri che non viene mai accettato con passività, come una imposizione dall’alto, è una continua sfida di comprensione e ricerca, che completa l’opera. Se molti campioni di scacchi sono ebrei, sarà per la medesima ragione.

