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Dalle imprese femminili una economia della felicità

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Dalle imprese femminili una economia della felicità

sabato 26 Ottobre 2019 - 00:00
Dalle imprese femminili una economia della felicità

È quanto emerge dall’indagine realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research. Le donne si sentono più realizzate degli uomini, più attente all’ambiente e alla trasparenza con clienti e fornitori

PALERMO – “Le imprese guidate da donne, più delle altre, diffondono economia della felicità soprattutto in termini di autorealizzazione, capacità di mettersi in gioco, cura dell’immagine della propria impresa, valorizzazione del territorio e mantenimento delle tradizioni”.

È quanto emerge dall’indagine realizzata sulle imprese della manifattura, delle costruzioni, del commercio, del turismo e dei servizi realizzata da Confcommercio-Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research e presentata ieri mattina nell’aula magna del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo durante il convegno organizzato dal gruppo Terziario Donna Confcommercio alla presenza, tra gli altri, della presidente nazionale Patrizia Di Dio e del sindaco Leoluca Orlando.

Dalla ricerca si evince che il 46,5% delle donne capitane di impresa si sentono realizzate come imprenditrici contro il 34,6 % dei colleghi maschi, però sono un po’ meno ottimiste degli uomini sul futuro rispetto al proprio ‘status sociale’ per merito dell’attività di impresa: 53% contro il 56,5%. Il 58,5% delle imprese femminili, rispetto al 54,7% delle imprese tutte, ritiene importante migliorare la soddisfazione dei clienti attraverso la qualità dei propri prodotti/servizi.

Le imprese femminili sono più consapevoli del concetto di ‘sostenibilità ambientale’: 74% contro la media delle imprese pari al 70,7%. In tema di sostenibilità etica, ovvero sui temi della trasparenza, onestà, responsabilità nei rapporti con i clienti/fornitori, il 68,4% delle imprese femminili ha adottato, o è in procinto di adottare, delle ‘policy’ specifiche.

Le imprenditrici, quasi 9 su 10, soprattutto nel Sud Italia, sono costrette a più rinunce e più sacrifici personali per avviare la propria attività lavorativa rispetto agli imprenditori tutti. Le imprese che in Italia fanno “consapevolmente” economia della felicità sono oltre 400 mila, più dell’11% del tessuto delle imprese italiane (escluse le imprese agricole e le imprese finanziarie). Nove su 10 sono micro e piccole imprese dei servizi e del turismo del Nord Ovest e Nord Est del nostro paese.

Economia della felicità vuole essere una nuova visione imprenditoriale e una nuova prospettiva di mercato con lo sguardo rivolto al cambiamento in atto non solo nel tessuto economico, ma anche nella società, vuole essere un modello di crescita che realizzi l’armonia tra sviluppo, ambiente, territorio e le persone che ci vivono”, dice Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio.

“È arrivato il momento di sviluppare economia civile, economia generativa” che abbia come obiettivo la salvaguardia dell’ambiente, che metta al centro l’essere umano, le relazioni tra persone e che tradotto per i nostri settori – spiega Di Dio – significa fare impresa che serva anche a migliorare la vita della gente. Da tempo ci diciamo che dobbiamo coniugare tradizioni e territori, innovazione e ricerca, cultura e design, natura e ambiente, profitto e socialità”.

“Noi – aggiunge – vogliamo un rapporto stretto tra benessere e sviluppo, economia e democrazia, bellezza e umanesimo, progresso e sostenibilità, responsabilità e socialità, qualità della vita e comunità, etica e felicità. Crediamo che questi sentimenti tra loro diversi possano unirsi in una visione globale dove il valore centrale va al di là del Pil. Insomma si deve valutare il valore sociale oltre a quello economico, il valore generativo anche di felicità”.

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