Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il QdS, alla presenza della direttrice del QdS.it, Raffaella Tregua, il sovrintendente dell’Inda, Daniele Pitteri.
La chiusura della stagione 2025 per la Fondazione Inda è coincisa con un record storico di presenze: è il sintomo di una Sicilia che ha fame di spettacolo e cultura?
“Il nostro pubblico è molto vario. A grandi blocchi abbiamo un 30% circa di studenti, un altro 35% è composto da siracusani e la parte rimanente da pubblico vario. La provenienza di quest’ultimo è la più disparata, perché ci sono molti turisti stranieri, soprattutto a maggio, così come italiani. C’è poi un pubblico ‘affezionato’ veramente molto forte, che ha provenienze diverse: c’è chi viene dalla Sicilia ma anche dal Nord Italia, dal Centro e dal resto d’Europa. Ci sono tanti spettatori che arrivano dagli Stati Uniti e dalla Germania. E poi, ovviamente, c’è il pubblico locale composto dai siracusani, che hanno sempre amato questa realtà”.
Quali sono i progetti della Fondazione per la 61^ stagione al Teatro Greco di Siracusa?
“Abbiamo in previsione, innanzitutto, tre tragedie: ‘Antigone’ di Sofocle, ‘Alcesti’ di Euripide e ‘I Persiani’ di Eschilo. Si tratta di tre rappresentazioni molto diverse e con stili differenti. La prima vede la regia di Robert Carsen con traduzione di Francesco Morosi, la seconda sarà diretta da Filippo Dini con traduzione di Elena Fabbro, mentre la terza vanta la regia di Àlex Ollé e traduzione di Walter Lapini. Quest’ultima non veniva rappresentata da molto tempo. Penso che sarà una stagione molto interessante. Sono tre opere che in questo momento presentano un’attualità terrificante, perché affrontano tutte dei problemi fondamentali. C’è il tema della giustizia, legato ad ‘Antigone’, c’è il tema della passione, con tutto quello che ne consegue, connesso ad ‘Alcesti’, così come il tema della guerra ma, soprattutto, dei vinti con ‘I Persiani’. Quest’ultima, in particolare, è una tematica su cui ci si interroga sempre poco. Oggi abbiamo questo trionfalismo per il Board of Gaza, decisamente agghiacciante: il problema non è tanto economico, ma riguarda tutte le persone di Gaza. Che fine faranno? Dove andranno? Questo è un problema di cui non ci si rende sostanzialmente conto. Quindi, queste tre opere saranno l’occasione giusta per riflettere. Abbiamo poi la ripresa de ‘L’Iliade’, con regia di Giuliano Peparini e traduzione di Francesco Morosi, che si concentra sulla vicenda di Ettore e il duello tra Ettore e Achille, con tutti gli annessi e connessi. Quindi la morte di Patroclo, l’ira di Achille, la figura di Priamo, la richiesta del corpo e il subentro della ‘pietas’. Questa messa in scena sarà ripresa due volte: la porteremo ad aprile per quattro giorni, sostanzialmente per le scuole, e la rimetteremo in scena con tutti i ruoli, anche i primi ruoli, interpretati da ex allievi della nostra accademia. Nella versione fatta lo scorso anno c’era già un allievo che interpretava Patroclo. E riprenderemo la versione messa in scena nel 2025 con qualche cambiamento, probabilmente anche di cast. Questa rappresentazione è prevista per il mese di giugno. Dunque, saranno due messe in scena differenti. Quella che debutterà ad aprile in quattro eventi vuole essere anche uno strumento, non solo per creare un legame più forte con le scuole, ma anche per valorizzare i nostri allievi. Per tutti i ruoli principali abbiamo previsto quattro interpreti che si alterneranno nelle varie serate: avremo di conseguenza quattro Achille, quattro Ettore, quattro Priamo e così via. Questa è una grande novità rispetto al passato”.
Il lavoro della Fondazione è caratterizzato anche da un forte interesse nei confronti degli studenti che si avvicinano al teatro: che riscontro c’è sotto questo punto di vista e cosa si intende fare per il futuro?
“Quest’anno abbiamo legato tutto al grande progetto ProAgon, che realizziamo per le scuole. È un progetto molto impegnativo e completamente gratuito per le scuole, un’attività che l’Inda propone per il territorio e per gli istituti che, poi, si sublima, se così possiamo dire, in un momento di spettacolo al Teatro Greco capace di riscuotere sempre molto successo. Annualmente partecipano circa un migliaio di studenti di ogni ordine e grado, quindi dalle scuole elementari fino al liceo. Ovviamente gli studenti sono supportati anche dai ragazzi dell’Accademia, i quali vanno direttamente nelle scuole e svolgono dei laboratori incentrati su vari argomenti. Inda riesce a intercettare 23 istituti, praticamente quasi la totalità delle scuole presenti. Poi, un po’ alla volta, si comincia a fare convergere tutti gli studenti per preparare lo spettacolo finale. Si comincia, dunque, a utilizzare degli spazi più grandi, come la nostra aula di prova che riproduce la grandezza del palco del Teatro Greco. Con l’intero lavoro che fa l’Inda, l’obiettivo è valorizzare i ragazzi e favorire la ripresa dello spettacolo”.
Fondamentale anche l’attività di ricerca tra cui la valorizzazione delle traduzioni
Come si può rendere attuale il linguaggio di migliaia di anni fa a un ascoltatore dei giorni nostri?
“Vogliamo abituare i ragazzi ad ascoltare un certo linguaggio, a comprendere cosa ci sta dietro. E raccontarlo anche in maniera un po’ diversa. Questo senza nulla togliere ai nostri insegnanti, che fanno sempre più un lavoro difficilissimo, anche perché, purtroppo, il ruolo sociale del docente ha conosciuto un decadimento di prestigio devastante: in una società in cui i maestri non contano, questo rappresenta un problema. Un tempo esisteva un patto formativo tra scuola e famiglia, ma negli ultimi anni è andato perduto. Poi c’è l’elemento motivazionale: la passione e la partecipazione vengono meno quando la formazione è obbligatoria e si impara perché si è obbligati. Certo, la scintilla può esserci, ma ciò non vale per tutto. Un altro lavoro che fa l’Inda è quello delle traduzioni. Traduciamo ogni opera rendendo il testo più fruibile. Chiaro è che si possono incontrare, talvolta, delle libertà stilistiche: in uno dei testi, per esempio, si legge che le mura della città sono ‘crivellate’. È evidente che al tempo non potevano esserlo, però questo termine rimanda a un’immagine che fa comprendere cos’era la distruzione della guerra. Quando raccontiamo questo a un ragazzo, egli vede le guerre di oggi e capisce in quali condizioni poteva essere quella città. Oggi si continuano a comprare traduzioni di quaranta, cinquanta o sessant’anni fa, mentre esiste invece una quantità di traduzioni molto recenti. L’Inda svolge un’importante attività di ricerca e uno dei progetti è quello di valorizzare maggiormente le traduzioni e darne una più ampia diffusione”.
Un “unicum” nel mondo dello spettacolo europeo
Cosa si può fare per incentivare la cultura, non solo in Sicilia ma anche nel panorama nazionale?
“La tipologia di lavoro che facciamo con ProAgon sarebbe da esportare, iniziando da qualche altra città. Sarebbe interessante coinvolgere anche attori, traduttori e registi per offrire un punto di vista diverso. In Italia, spesso, si confonde cultura con patrimonio culturale. Noi facciamo un lavoro di valorizzazione, così come fa un Museo che valorizza il proprio patrimonio, ma fare cultura è un’altra cosa: è attuale, non passato. Un patrimonio diventa tale perché c’è una comunità che lo riconosce e impara a conoscerlo come parte del suo bagaglio. Le istituzioni devono fare proprio questo: spostare l’asticella del conosciuto verso l’alto. La cultura è uno straordinario elemento di inclusione e su questo dovrebbero lavorare le istituzioni”.
Ecco perché diversificate così tanto la vostra attività…
La nostra mission non si esaurisce con la stagione: abbiamo un’Accademia e dei corsi di avviamento. Poi c’è il lavoro di valorizzazione: c’è tutto un patrimonio da digitalizzare, fatto di bozzetti, disegni, scenografia, manifesti, costumi, foto e filmati. Tutto questo è un lavoro enorme che va valorizzato. L’Inda, nel settore teatrale, rappresenta un ‘unicum’. Nello spettacolo ha pochi pari in Europa ma ha una capacità di autofinanziamento enorme. Abbiamo organi direttivi nominati da soggetti pubblici come Ministeri, Regione, Conferenza Stato-Regioni e abbiamo un contributo stabile dal ministero della Cultura e dalla Regione siciliana, ma non è altissimo nel complesso: parliamo di 1,7 milioni di euro l’anno, mentre abbiamo un valore di produzione vicino ai 6 milioni. Nel 2024 abbiamo avuto un 73,5% di autofinanziamento, ma abbiamo l’obbligo degli spettacoli al Teatro Greco, che è un monumento archeologico e che ogni anno costa 600 mila euro. Sono rimasto colpito dal modello di efficienza che ho trovato nell’Inda, una peculiarità molto rara. E il fatto che avvenga qui, in Sicilia, ha un valore enorme”.

