Milano, 15 lug. (askanews) – Federdoc ha espresso “forte preoccupazione” per la possibile introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti sul vino italiano, in particolare sui vini a Denominazione d’origine, che rappresentano uno dei principali asset del comparto agroalimentare nazionale.
Secondo la Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle Denominazioni dei vini italiani, il mercato statunitense è uno sbocco strategico per l’export, con un valore che nel 2024 ha superato i 2 miliardi di euro. L’applicazione di tariffe doganali aggiuntive rischia di penalizzare l’intera filiera, composta da migliaia di operatori e strettamente legata allo sviluppo delle aree rurali.
“I vini a Denominazione d’origine non sono semplici prodotti commerciali – evidenzia Federdoc – ma portano con sé tradizioni secolari, metodi sostenibili e un forte legame con il territorio. Sono patrimonio culturale e ambientale che contribuisce all’immagine dell’Italia nel mondo”.
Federdoc segnala che l’incertezza attuale ha già provocato un calo degli ordinativi da parte degli importatori statunitensi, preoccupati per l’aumento dei costi e la possibile perdita di competitività. Per questo la Confederazione sollecita il Governo italiano e le istituzioni europee ad attivare un dialogo costruttivo con le autorità americane, per evitare misure che penalizzerebbero un comparto considerato strategico per l’economia e la cultura del Paese. Federdoc si è detta infine disponibile a collaborare con tutte le parti coinvolte per tutelare i vini a Denominazione e le comunità che li producono, nella convinzione che solo un impegno condiviso possa garantire la continuità di un patrimonio riconosciuto a livello globale.

