Milano, 16 lug. (askanews) – “Se non si troverà una soluzione, sarà un grosso danno per l’economia regionale”. Così Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio tutela vini d’Abruzzo, commenta l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, relativo all’introduzione di dazi al 30% a partire dal 1 agosto. “Abbiamo letto la lettera di Trump con incredulità”, afferma Nicodemi, spiegando che “dopo le interlocuzioni degli ultimi mesi, tutti pensavamo che l’aumento massimo potesse essere del 15%. Un dazio al 30%, più che una politica protezionistica, sembra un vero e proprio embargo”.
Il Montepulciano d’Abruzzo è tra le Denominazioni leader del segmento “popular”, con una fascia di prezzo al consumo tra i 15 e i 20 dollari a bottiglia. “Una tassazione così alta”, analizza Nicodemi, “rappresenterebbe un incremento di costo ingiustificato e metterebbe fuori gioco tutta la Denominazione. Gli Stati Uniti sono il primo mercato per le esportazioni del vino d’Abruzzo. Il giro d’affari – evidenzia – è troppo ampio per essere rimpiazzato da altri mercati, anche da quelli emergenti interessati al Montepulciano d’Abruzzo”.
A peggiorare il quadro, secondo il presidente del Consorzio, c’è l’”invito” dell’Amministrazione americana a delocalizzare la produzione negli Stati Uniti in cambio di una riduzione dei dazi. “Siamo disarmati”, sottolinea, “perché il settore agroalimentare che produce seguendo i Disciplinari Dop e Igp non può spostare le produzioni altrove. Trump ci sta chiedendo di delocalizzare la terra che è la matrice dei nostri prodotti”.
Per Nicodemi, alla base dell’impostazione statunitense vi è “una lettura completamente errata dei Disciplinari, visti come strumenti protezionistici: non è così, i Disciplinari sono la garanzia della qualità, dal terreno alla tavola, e non riguardano solo il vino ma anche prodotti come il Parmigiano Reggiano, i pomodori Pachino o il prosciutto di Parma”.
Secondo il presidente del Consorzio, ora è indispensabile aprire un dialogo: “Mi aspetto che si trovi subito una soluzione, perché la posta in gioco è troppo alta. Penso che fare muro contro muro sia controproducente. Confido nel ministro Francesco Lollobrigida e nella presidente Giorgia Meloni, assieme al governo europeo, affinché facciano comprendere che se alla bilancia commerciale aggiungiamo anche i servizi, il quadro del rapporto Europa-Usa cambia profondamente e i dazi potrebbero essere rivisti su basi più sostenibili”.

