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Ddl Enti Locali, dopo il caos all’Ars e l’aspro dibattito rimangono “solo macerie”

Ddl Enti Locali, dopo il caos all’Ars e l’aspro dibattito rimangono “solo macerie”
Ars, foto di Mauro Seminara

Nessun terzo mandato per i sindaci né consiglieri supplenti in giunte comunali. Galvagno: “Rimasto quello che ha voluto l’Aula, solo macerie”. Dibattito a Sala d’Ercole sul metodo di lavoro nelle commissioni di merito, con norme contenute nei disegni di legge senza spiegazione né paternità.

Oggi tornando in Aula per il seguito della discussione con la votazione del residuo articolato, Sala d’Ercole è tornata sull’articolo 10 del Ddl Enti Locali per dichiarare le proprie ragioni o i propri alibi. Roberto Di Mauro e Santo Primavera, entrambi del Mpa, e Margherita La Rocca di Forza Italia, hanno rigettato l’accusa di esser stati franchi tiratori nella maggioranza. Primavera si è spinto oltre: “Lo schema che emerge dall’articolo 10 ha un nome preciso: creazione della domanda attraverso la regolazione. Un vero e proprio cavallo di Troia per alcune lobby dell’IT”.

Sulla stessa linea il presidente della Commissione antimafia Antonello Cracolici, che dal proprio banco del gruppo Partito Democratico ha affermato che “siamo in piena fase di faccendieri” che armati di 24 ore girano per gli uffici comunali e anche regionali, e definendo quella contenuta nell’articolo 10 “una norma che si nascondeva”. Margherita La Rocca, di Forza Italia, ha rivendicato il proprio voto segreto ma alla luce del sole, accusando la commissione che lo aveva approvato. La risposta non è tardata e se ne è fatto carico Angelo Cambiano, del Movimento 5 stelle, ricordando alla collega forzista che la responsabilità deve cercarla tra i deputati di maggioranza che compongono la commissione e non certo tra quelli di opposizione che hanno tentato di osteggiare questa come altre norme.

Ddl Enti locali, esplode il caso e si parla dei lavori di commissione

La questione lavori di commissione è quindi tornata di estrema attualità. Il nostro giornale se ne era occupato giusto i primi di febbraio, pochi giorni prima che esplodesse il caso con il ddl enti locali e che i deputati regionali sollevassero la questione – come avvenuto nelle scorse ore – del metodo con cui le commissioni licenziano i testi dei disegni di legge definendoli pronto Aula. Dopo le rivendicazioni sulla rivelatoria norma della discordia, e dopo aver recuperato e soppresso l’articolo 7 – con voto segreto a maggioranza di 32 deputati contro 22 – l’Aula ha ripreso l’ordine delle norme passando all’articolo 11, approvandolo. Poi il 12, che è stato respinto con un confronto tra presidente di commissione Affari istituzionali Ignazio Abbate e deputati in Aula e che merita attenzione.

La paternità della norma, dubbia per metodo e contenuto, nessuno ricordava di chi fosse e quando fosse stata inserita nel testo. Il democristiano Abbate ha ricordato che Sala d’Ercole stava discutendo un disegno di legge che conteneva “stralcio di norme ordinamentali della finanziaria 2025”, quindi cose “vecchie” arrivate a Sala d’Ercole dopo mesi.

Domina ancora il caos

Tra gli interventi e un aspro dibattito – che ha infine portato a una sospensione per decidere delle sorti del ddl Enti Locali – è quindi emerso un lavoro di istruzione e approvazione nelle commissioni di merito che non garantisce il contenuto dei disegni di legge né tantomeno le intese di maggioranza che poi si rivelerebbero “casualmente” nel corso di votazioni con voto segreto. Tanto che, dopo l’approvazione del tagliando antifrode per le schede elettorali voluto dal Movimento 5 stelle, alla votazione dell’articolo 13 del ddl, contenente il tanto discusso terzo mandato per i sindaci, con un altro voto segreto è emersa una maggioranza di 34 deputati che ha approvato l’emendamento soppressivo mantenuto dal capogruppo del M5s Antonio De Luca. Bocciata anche la norma sul terzo mandato. Salvo Tomarchio, deputato di Forza Italia, è intervenuto in Aula chiedendo al presidente Gaetano Galvagno “di questo ddl cosa è rimasto?”.

La risposta di Galvagno è stata caustica, seppur condita dal consueto tono di (amara) ironia: “È rimasto quello che ha voluto l’Aula, solo macerie”. Tra le macerie resta anche l’accusa che il capogruppo degli autonomisti, Roberto Di Mauro, ha rivolto al vicepresidente della Regione ed assessore all’Agricoltura Luca Sammartino affermando di aver detto soltanto ad una parte della maggioranza – nella precedente seduta – di togliere le schede dai banchi. Resta quindi tra le macerie, a Sala d’Ercole, la frattura tra Mpa e parte di Forza Italia da un lato e Lega e Democrazia Cristiana dall’altro. In mezzo, oltre all’ennesimo disegno di legge affondato all’Ars, ancora un anno e qualche mese di legislatura. Chiuso il capitolo del terzo mandato dei sindaci e dei consiglieri supplenti, dalle macerie del ddl enti locali si salva infine soltanto la norma sulla rappresentanza di genere.