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De Castro: accordo Mercosur fondamentale per agrifood

De Castro: accordo Mercosur fondamentale per agrifood

Ma attenzione a possibili distorsioni della concorrenza

Roma, 19 gen. (askanews) – “L’accordo con il Mercosur ha una portata storica ma gli agricoltori europei chiedono una concorrenza leale. Per questo la vera partita si giocherà nella fase di attuazione. Solo un controllo rigoroso alle frontiere, l’applicazione effettiva delle clausole di salvaguardia e la pretesa di standard equivalenti potranno infatti garantire che l’apertura dei mercati non si traduca in un danno irreversibile per chi produce secondo regole più severe”. Così Paolo De Castro, presidente di Nomisma dopo l’approvazione dell’accordo di Libero scambio con i paesi del Mercosur, che consente la creazione di una delle aree di mercato più vaste al mondo, capace di rafforzare il ruolo economico e geopolitico dell’Europa in una fase storica segnata da instabilità e competizione globale sempre più aspra.

Se per l’industria l’accordo rappresenta senza dubbio un’opportunità significativa, non a caso la Germania ne e stata lo sponsor principale, per il settore agricolo e agroindustriale sono diverse le criticità espresse da diversi paesi che hanno votato contro, in primis la Francia. “Il vulnus dell’accordo sta tutto nella profonda asimmetria regolatoria tra l’Unione europea e i Paesi extraeuropei, in particolare quelli dell’America Latina – spiega De Castro – Negli ultimi vent’anni, infatti, l’agricoltura europea ha visto una profonda trasformazione, con l’introduzione di standard qualitativi elevatissimi, una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, la limitazione quasi totale degli antibiotici in molti settori, il divieto assoluto all’uso degli ormoni della crescita negli allevamenti, norme stringenti sul benessere animale. Un insieme di regole che ha reso i prodotti europei più sicuri e sostenibili, ma anche più costosi da produrre”.

Il problema nasce quando un mercato regolato in modo stringente, come quello Comunitario, si apre a prodotti che non rispettano gli stessi criteri. In molti Paesi partner, infatti, queste norme non sono in vigore o non vengono applicate con la stessa severità. “Il risultato è una distorsione evidente della concorrenza – aggiunge De Castro -. Da un lato l’Europa chiede ai propri agricoltori sacrifici crescenti in nome della qualità e della sostenibilità, dall’altro consente l’ingresso di merci più economiche proprio perché prodotte con standard inferiori”.

Non a caso, la fase finale del negoziato si è concentrata sul rafforzamento delle garanzie per il settore agricolo, ad esempio con l’abbassamento della soglia della clausola di salvaguardia, che è stata abbassata dall’8% al 5%. Altro punto cruciale è il rafforzamento dei controlli alle frontiere, che dovrebbe evitare l’ingresso nel mercato unico a tutti quei prodotti che non rispettano gli standard UE: l’impegno ad aumentare verifiche e tracciabilità diventa fondamentale. Accanto a queste misure, conclude De Castro, va riconosciuto anche lo sforzo della Commissione europea sul piano finanziario. Nel quadro finanziario pluriennale sono state previste risorse aggiuntive a sostegno del settore agricolo comunitario, recuperando fondi che nella proposta iniziale di luglio erano stati ridimensionati.