Vincenzo De Luca, vigoroso settantasettenne salernitano, per la quinta volta diventa sindaco della propria città, dopo essere stato per dieci anni presidente della Regione Campania.
È stato eletto con il cinquantasette per cento dei voti, tenendo conto, però, che un salernitano su quattro non è andato a votare. Quindi, il suo cinquantasette per cento rappresenta in effetti un terzo degli elettori.
Minocrazia: quando si viene eletti da una minoranza e il principio democratico viene compromesso
In questo caso, come in tanti altri, si viene eletti da una minoranza, che da luogo a quel termine da noi coniato: “Minocrazia”. Così viene sminuito il principio democratico secondo cui il potere viene dal Popolo, perché quando solo una minoranza di esso esprime i vertici istituzionali, il principio democratico viene compromesso.
Ma torniamo a Vincenzo De Luca, il quale ha subito detto che Salerno deve diventare la Monte Carlo d’Italia, con piani d’investimento faraonici e un’attrattività formidabile. La questione è, però, che lui è stato sindaco già altre quattro volte e non sembra che oggi Salerno sia la Monte Carlo d’Italia, anzi è una città non certo in buone condizioni.
Crisafulli rieletto sindaco di Enna: “Senza simbolo del Pd ha votato tutta la città”
Veniamo a un altro antico personaggio del ceto politico e cioè Vladimiro Crisafulli, detto Mirello. È stato eletto con il sessantaquattro per cento dei voti sindaco di Enna, ritornando su quella poltrona.
Mirello ha detto subito che se il Partito democratico gli avesse consentito di utilizzare il simbolo, sarebbe stato peggio perché la sua elezione si poteva configurare all’interno dello stesso Partito, mentre così, ha aggiunto, ha votato tutta la città.
Anche in questo caso, come per De Luca, egli è stato eletto da una minoranza degli aventi diritto al voto (circa un terzo), riproponendo la questione della “Minocrazia”.
Seppure con questi vistosi e palesi difetti, tuttavia, non vi è un altro sistema democratico e quindi, per quanto ammalata, ci teniamo questa Democrazia così com’è.
I sondaggi, virus della democrazia: Pertini insegnava che gli statisti devono decidere anche in modo impopolare
Ma qualche correttivo si potrebbe attuare. Per esempio, dovrebbe essere vietato nelle elezioni locali e regionali l’intervento di coloro che rappresentano il ceto istituzionale massimo e cioè il Governo, il quale si occupa del Paese nel suo insieme.
La nostra Democrazia è ammalata; un virus inesorabile sono i sondaggi, vale a dire il costante sentimento, probabile o improbabile, dell’elettorato. Poi sappiamo benissimo che questi sondaggi valgono relativamente poco, se non per chi li fa, che percepisce vistosi compensi economici.
Mi diceva il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che incontrai nel 1983, che gli statisti non debbono governare con il favore del Popolo. Tutt’altro, in quanto debbono prendere decisioni e attuare programmi che il Popolo non condivide. Ovviamente il Popolo inteso come tutte le parti di esso, che rappresentano interessi di varia natura. Per cui è inesorabile il fatto che molte decisioni dei Governi colpiscano gli interessi di questa o di quella parte dell’elettorato, che mugugna, protesta o fa di più.
Ecco, dunque, il precetto sacrosanto di quel grande Presidente della Repubblica, secondo il quale, ripetiamo, gli statisti devono prendere decisioni anche impopolari, soprattutto quelle a media e lunga scadenza.
Ministri nelle campagne elettorali locali: una distorsione della democrazia da correggere
Ecco perché, torniamo a bomba: chi governa non dovrebbe occuparsi delle elezioni locali.
Perché il ministro della Pubblica istruzione, quello dell’Interno o un altro della Sanità o dell’Ambiente intervengono nelle elezioni locali? Per dare un peso partitico ai candidati loro affini. E questo è un modo per barare al gioco della libera Democrazia.
I cittadini ignoranti (nel senso che ignorano per mancanza di conoscenze) sono influenzabili o influenzati dalla presenza di questo o di quel personaggio politico, come sono influenzabili o influenzati dalla presenza di personaggi dello spettacolo, in un senso o nell’altro.
Ed è proprio per questa influenzabilità che il senso di responsabilità di tutti i membri del Governo, a cominciare dal presidente del Consiglio, dovrebbe spingerli a evitare di intervenire nelle elezioni locali.
Probabilmente questo principio doveva essere inserito nella Costituzione, ma così non è stato e quindi rimane un principio etico, purtroppo non osservato.

