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Decreto Sicurezza, Novara: punire genitori aggrava la crisi educativa

Decreto Sicurezza, Novara: punire genitori aggrava la crisi educativa

Per il celebre pedagogista la norma sui coltelli un’”idea grottesta”

Roma, 6 feb. (askanews) – “L’idea di punire i genitori per i comportamenti dei figli non è una novità, ma assume connotazioni di vera e propria crudeltà in un momento storico in cui madri e padri sono, a livello sociale e persino politico, completamente lasciati soli, privi di un sistema che sostenga, da tutti i punti di vista, le loro funzioni educative”: lo afferma Daniele Novara, pedagogista, autore di best seller e direttore del CPP, in merito alla norma riguardante i coltelli inserita nel nuovo Decreto Sicurezza.

“Mancano scuole per genitori, sportelli di ascolto per l’educazione dei figli e perfino i centri estivi devono essere pagati interamente dai genitori, se vogliono avere un minimo di respiro durante la lunga pausa scolastica italiana. Non parliamo poi degli smartphone: mentre il mondo intero legifera sia sull’età minima di utilizzo sia sui social network, il governo italiano si attarda, nonostante le numerose sollecitazioni compresa la nostra raccolta di firme, lasciando ancora una volta i genitori senza una cornice normativa all’interno della quale poter agire sul piano educativo”, aggiunge.

“Il risultato è un calo demografico spaventoso, mai visto prima, che sta causando la chiusura di molte scuole e alimentando una serie di preoccupazioni per il futuro stesso della società. In questo contesto, il governo rispolvera un’idea dal sapore grottesco: punire con una sanzione da 200 a 1.000 euro i genitori dei minori trovati in possesso di coltelli, come indicato nel decreto approvato in Consiglio dei Ministri”, continua il pedagogista. “Che scopo può avere un intervento punitivo di fronte all’estrema necessità di fornire ai genitori seri strumenti di prevenzione? Aiuti che, oggi, non esistono nemmeno a scuola: rispetto ai decenni passati, sono scomparsi i progetti sul benessere scolastico, sulla comunicazione e sulla gestione dei conflitti. Certo, esistono alcune iniziative contro il bullismo, ma si tratta di aggiornamenti delle forze dell’ordine sui rischi del cyberbullismo. Non basta”, sottolinea.

“Se il governo volesse davvero intervenire per sostenere i genitori nell’educare figli e figlie, avrebbe a disposizione un elenco sterminato di norme possibili: dall’incredibile fenomeno dei ‘baby influencer’ in età precocissima, utilizzati come strumenti di guadagno dai genitori senza alcuna considerazione del fatto che si tratta a tutti gli effetti di lavoro minorile, a chi permette ai figli di dormire con smartphone o altri dispositivi digitali, compromettendo sonno e rendimento scolastico. E l’elenco potrebbe continuare”, afferma Daniele Novara.

“L’appello al Governo è chiaro: è necessario fare una sana retromarcia su un’idea che, pur colpendo emotivamente l’opinione pubblica e risvegliando il desiderio di punizione, non risolve nulla e rischia di aggravare una situazione già estremamente critica. I genitori fragili non hanno bisogno di tribunali ma di supporto concreto nella gestione educativa dei figli”, conclude.