Andrea Sempio, l’unico indagato nelle nuove indagini sul caso di Garlasco, è stato intervistato da Silvia Toffanin a Verissimo. Queste le sue parole: “L’anno più difficile il 2025, spero sia l’ultimo – esordisce -. Per me è stato uno shock ricevere la chiamata dei carabinieri, pensavo fosse una delle solite chiamate Spam. Dobbiamo consegnarle un atto’, mi hanno detto al telefono quando ho risposto. Quello che stavo vivendo finisce e inizia tutto quello che sto vivendo adesso, tra caos e sospensione. Il primo pensiero è stato come dovevo dirlo ai miei: sono arrivato a casa e cercavo qualche parola, gli ho detto semplicemente ‘Siamo di nuovo dentro’”.
“Questa storia segue due strade, quella giuridica e quella mediatica. Si sono create le tifoserie, c’è gente che l’ha proprio con me. Sento odio sui social, nella vita di tutti i giorni no. C’è gente che vuole festeggiare la mia condanna. Io mi aspetto un rinvio a giudizio, vedremo che succederà. Se sarà il caso chiederò di essere interrogato in udienza preliminare”.
Il dna sulle unghia di Chiara: “C’è una traccia che viene fuori da una replica, in altre repliche non c’è. E’ una parte dei risultati che sono usciti. Nella mia archiviazione del 2017, il pm aveva detto che le perizie a me contrarie prendevano in considerazione solo una replica La genetista ha fatto le sue verifiche, ma lei ha ribadito che si è partiti da una base sbagliata. I risultati non sono attendibili. Io Chiara l’ho incontrata qualche volta per casa perché sono molto amico del fratello. Le stanze dove passavamo più tempo erano nel salotto o nella stanza dove c’era il pc, non sono mai entrato nella stanza dei genitori. Lo scontrino del parcheggio il giorno dell’omicidio? L’ho tenuto perché mi aspettavo che mi avrebbero sentito gli inquirenti, era accaduto qualcosa di brutto a una persona a me vicina. Sono stato male perché quel giorno avevo la febbre”.
Sui possibili nuovi testimoni, Sempio non è preoccupato: “Il supertestimone sullo scontrino non mi preoccupa perché a Vigevano ci sono andato io. Chi sa qualcosa parli, non ho problemi. Non mi preoccupano i supertestimoni, se hanno detto quello che han detto sono balle. Mi sento in una serie tv, sono uno dei protagonisti a mio malgrado”.
“Io Alberto Stasi non lo conoscevo. Una sera lo vidi: eravamo con Marco e la mia fidanzata, lo abbiamo riconosciuto che era nello stesso nostro locale. Abbiamo chiesto di cambiare tavolo in modo che Marco non lo potesse vedere. Sono preoccupato per mio padre, sempre pedinato dai giornalisti”.
“Non mi sento in colpa per i miei genitori, ma ho un senso di responsabilità. Una cosa che capita a te si riflette sui tuoi cari e tu di colpo senti la responsabilità. Mia madre vede i giornalisti che fanno le dirette fuori casa e quando sei in quella situazione poi ad un certo punto esplodi. Non credo che la vita sia rovinata, come pensa mio padre. Io credo che prima o poi ne esci. Certo, è un qualcosa che ti segnerà per sempre”.
“Cambiare il mio avvocato Lovati è stata una decisione sofferta. Gli ho tolto il mandato per idee diverse sulla tenuta difensiva che volevamo tenere, era molto esposto Come difesa, finora, abbiamo esercitato alcuni diritti senza fare nulla di eclatante”. Nessuna infatuazione per Chiara, un’altra invenzione di questa telenovela. Ho fatto delle chiamate a casa Poggi “.
Il video di Chiara: “Normale che tra gli amici sia girato. Era il 2006 e non avevi modo di mandarti video da un cellulare all’altro. Il video in questione era nell’unico computer con internet presente in casa. Rapporti con Marco? Dopo la scomparsa di Chiara, l’amicizia è andata avanti. Non credo abbia mai dubitato di me. Con gli altri amici non parliamo mai del caso con lui presente, è un dolore per lui. Non ci vediamo più con la stessa frequenza di una volta. Lui mi chiamò lo stesso giorno della notizia del nuovo filone di indagine nei miei confronti a marzo, era dispiaciuto. Sente che la nostra amicizia abbia una responsabilità su questa vicenda, è un cercare di farci forza a vicenda. Un peso devastante su di lui e la sua famiglia”.
Andrea Sempio, tra la vita nel quotidiano ed i sogni da bambino prima di Garlasco
“Mi muovo poco, lavoro. Quello che manca è lo svago ma è chiaro che non può succedere. Sarebbe un disastro uscire a Pavia con giornalisti e curiosi pronti ad arrivare, voglio proteggere chi mi sta accanto. Ho paura delle conseguenze che le mie azioni fuori possano avere sugli altri. Amici miei hanno ricevuto richieste da giornalisti o da persone che volevano solo arrivare a me”.
Andrea che sognava prima di Garlasco: “Nei primi temi che scrivevo dicevo di voler girare il mondo. La maestra mi prese per pazzo. Mi piacerebbe far vedere un nipotino ai miei genitori, vediamo. Forse è stato un bene che non mi sono costruito una famiglia in questi ultimi anni, non avrei voluto si fossero trovati in mezzo a questa vicenda. Ripeto, in un modo o nell’altro te ne esci”.
Poi un videomessaggio di un caro amico di Andrea che ha manifestato il suo dolore e la sofferenza per quello che sta passando. “Con Mirko ci siamo conosciuti al primo superiore, siamo stati sempre nel banco insieme per cinque anni. Gli amici sono rimasti, avevo già scelto bene. Ironicamente è spuntata gente che non sentivo dal nulla che poi dopo quando è finito tutto sono spariti. Con il nuovo filone, sono ricomparsi ma già sapevo che mi contattatavano solo per visibilità.”. Nuovi indagati? “Sono sempre voci, vedremo. Ad uccidere Chiara Poggi è stato Alberto Stasi, c’è una sentenza che parla. Non posso metterla in dubbio, non ho gli strumenti per farlo”.
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