Desertificazione della Sicilia, "Occorre subito porre rimedio" - QdS

Desertificazione della Sicilia, “Occorre subito porre rimedio”

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Desertificazione della Sicilia, “Occorre subito porre rimedio”

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sabato 15 Gennaio 2022 - 11:29

"Le conseguenze di una desertificazione del 70% del territorio siciliano sarebbero disastrose" - ha spiegato al QdS il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona

Immense distese di sabbia, carenza di acqua e temperature estremamente elevate. Non si tratta dell’ambientazione di un film distopico di una società futura come “Mad Max”. Ma di quello che da qui a qualche decennio potrebbe accadere al territorio siciliano a causa della galoppante desertificazione. Fenomeno che si sta già verificando in alcune parti dell’Isola. “In Sicilia – spiega al QdS il presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona – purtroppo questo fenomeno è già comparso nella fascia sud-orientale e ben presto si potrebbero aggiungere altre porzioni di territorio che a causa dell’abbandono hanno perso la fertilità che è una componente importante contro la desertificazione. Degrado forestale e disboscamento, erosione, impermeabilizzazione e dissesto idrogeologico si traducono in un impoverimento dei terreni e in un avanzamento del fenomeno a cui fin da subito occorre porre rimedio”.

I numeri del deserto che avanza in Sicilia

Di fronte al cambiamento climatico, la Sicilia è indicata da tutti gli studi come uno dei territori italiani ed europei a maggior rischio di desertificazione e siccità. Secondo le ultime stime della Commissione europea, risalenti al 2018, oltre il 70% dei suoli siciliani è a rischio di perdere la propria capacità di produrre risorse e biomassa. Una percentuale confermata anche da uno studio del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) risalente al 2019 e da uno dell’Osservatorio risorse idriche del 2020. In quest’ultimo studio, inoltre, è stato evidenziato come la causa di questo fenomeno non sia da individuare soltanto nella siccità e nei cambiamenti climatici, che comunque sono di notevole importanza: secondo un recente rapporto dell’Ispra, nel 2020 la Sicilia è stata uno dei territori italiani più colpiti da anomalie negative di precipitazione che hanno raggiunto picchi del -80% e con l’inverno più “asciutto” dal 1921.

Ma oltre alla scarsa quantità di piogge, il problema centrale consisterebbe nella scarsa capacità di raccolta delle acque piovane e nello spreco delle risorse idriche stesse. Spreco attestato dalle perdite delle reti idriche, che arrivano fino al 50% dell’acqua trasportata: solamente metà dell’acqua erogata arriverebbe a destinazione. La problematica delle reti colabrodo, secondo il presidente di Confagricoltura Sicilia, pesa “molto” sul rischio di desertificazione e, di conseguenza, anche sulle imprese agricole. “Confidiamo in un riesame dei progetti che non hanno trovato accoglimento all’interno del Pnrr. Sarebbe un paradosso escludere una delle Regioni più assetate d’Europa da questi finanziamenti. Da agricoltore della provincia più assetata della Sicilia spero che presto possa giungere a conclusione la lunga e tormentata vicenda dei Consorzi di bonifica attraverso l’approvazione del disegno di legge governativo che da più di tre anni è rimasto incagliato nelle sale del Parlamento siciliano”.

Conseguenze sull’agricoltura

Le conseguenze di una desertificazione del 70% del territorio siciliano sarebbero disastrose. “Lo scenario – spiega Ragona – sarebbe quello di un territorio arido ed invivibile che determinerebbe il conseguente arretramento della popolazione verso le zone costiere già oggi alle prese con gravi problemi di ordine sociale ed economico”. Una situazione insostenibile che, tuttavia, si sta già verificando in alcune zone della Sicilia. Soprattutto quelle a forte vocazione agricola, dove la sempre più prolungata siccità da un lato e le piogge sempre più intense e brevi dall’altro stanno causando enormi danni ambientali ed economici.

Secondo Coldiretti, infatti, il recente maltempo che ha flagellato la Sicilia dopo un’estate arida ha trasformato i terreni in vere e proprie paludi, mettendo a rischio la semina per il prossimo anno. Secondo quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, inoltre, il maltempo ha bloccato la raccolta delle olive e si contano campi allagati, fiumi esondati e problemi alla viabilità nelle strade rurali. Una situazione che ha fatto salire il bilancio dei danni nelle campagne ad oltre 2 miliardi di euro.

“Mai come quest’anno – continua il presidente di Confagricoltura Sicilia – abbiamo toccato con mano ciò che significano, per il settore agricolo, i mutamenti climatici e gli effetti devastanti che questi possono provocare su un territorio fragile ed in progressivo abbandono come si è dimostrato quello siciliano. Ad una stagione estiva caratterizzata da eccessi termici che sono stati causa di incendi che hanno interessato i territori di oltre 250 comuni è seguito un autunno caratterizzato da piogge torrenziali, cicloni e trombe d’aria. A fare i danni maggiori è stata l’intensità delle precipitazioni laddove nell’arco di poche ore si sono riversati millimetri di acqua molto superiori di quanto mediamente registrati nell’arco di un’intera stagione invernale. Oltre ai danni immediati come frane, smottamenti e allagamenti, perdita di bestiame e di produzioni in pieno campo per finire con la cascola di frutti pendenti, in particolare di olive ed agrumi, il ristagno di acqua rischia di causare danni irreparabili all’apparato radicale delle coltivazioni arboree esponendole anche ad attacchi fungini e marciume. Per questa ragione saranno i prossimi mesi a darci l’esatta entità dei danni provocati dalle recenti alluvioni, tenendo presente che già adesso prevediamo concrete possibilità di rischio anche per il settore cerealicolo e foraggero per la materiale impossibilità ad effettuare le semine autunnali”.

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