Destra-sinistra, solenne boiata - QdS

Destra-sinistra, solenne boiata

Carlo Alberto Tregua

Destra-sinistra, solenne boiata

venerdì 16 Ottobre 2020 - 00:00

Basta fandonie, essere realisti

In una memorabile canzone di Giorgio Gaber “Destra-sinistra”, vi è una solenne presa in giro di questo modo di dire di chi non ha cultura e quindi gioca con le parole. Si chiede: “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?”. La risposta: una distinzione che è una solenne boiata.
“Fare il bagno nella vasca è di destra, fare la doccia invece è di sinistra” e ancora: “Un pacchetto di Marlboro è di destra, di contrabbando è di sinistra”. Prosegue il testo: “Una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra”.
Gaber si continua a divertire, facendoci pensare: “Le scarpette da ginnastica hanno ancora un gusto un po’ di destra, ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate è da scemi, più che di sinistra”.
“I blue jeans che sono un segno di sinistra, con la giacca vanno verso destra”. “Il concerto nello stadio è di sinistra, i prezzi sono un po’ di destra”. “I collant sono quasi sempre di sinistra, il reggicalze è più che mai di destra”. “La pisciata in compagnia è di sinistra, il cesso è sempre in fondo a destra”. E quindi di nuovo, “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?”…

Il binomio Destra-sinistra venne istituito nel lontano 1789, quando si riunì l’Assemblée nationale post-rivoluzione. In quell’ambiente, i radicali si misero a sinistra e la borghesia a destra, il clero, come sempre, al centro. Ora, che a distanza di 231 anni ancora vi siano persone, compresi i giornalisti, che parlano di destra o di sinistra è veramente anacronistico, perché non vuol dire nulla.
Infatti, si è verificato sempre più una fluidità dell’elettorato che cambia in massa e rapidamente i destinatari del loro voto.
Ai cittadini importa poco che vi siano ignoranti che si professano di destra o di sinistra. Importa molto di più che parlamentari e membri del governo, nonché le giunte regionali e quelle consiliari si occupino di risolvere concretamente i problemi, di seguire linee etiche di equità e giustizia e di far stare quanto meglio possibile tutti i cittadini.
Gli stupidoni che continuano a usare questo lessico, destra o sinistra, per la verità non si vogliono occupare di questioni concrete e quindi blaterano nel vuoto, come il cane che abbaia alla luna.
“Tutto il vecchio moralismo è di sinistra, la mancanza di morale è a destra”. Ancora la canzone di Gaber: “Anche il Papa ultimamente è un po’ di sinistra, è il Demonio che ora è andato a destra”. “La risposta delle masse è di sinistra, con un lieve cedimento a destra”. “Son sicuro che il bastardo è di sinistra, il figlio di puttana è di destra”.
Conclude: “Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.
In questa conclusione di un testo uscito nel 1994, vi è la sintesi di questa stupidata della distinzione fra il dritto e il rovescio.
Per fortuna è una minoranza sempre più esigua che vi fa riferimento, mentre la maggior parte delle persone, interessata alle questioni concrete, ci si riferisce sempre meno.
Quando le popolazioni si devono occupare di infrastrutturare il proprio Paese, di migliorare l’istruzione, di potenziare la ricerca e la formazione universitaria, continuare a parlare del sesso degli angeli è grave.

Ma perché vi sono persone che si rifugiano dietro questa dicotomia, destra-sinistra? Forse, azzardiamo, perché non hanno le idee chiare, perché non hanno un tasso di cultura sufficiente per fargli capire come sono le cose oppure perché i loro neuroni non funzionano molto bene.
Ci dispiacerebbe se qualcuno si sentisse piccato da questa analisi, ce ne scusiamo, ma non possiamo farci niente, perché non possiamo chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che vince sempre sull’ignoranza. I fatti accadono perché devono accadere, la specie umana può far poco di fronte ai meccanismi naturali.
Tuttavia, può mettere in atto progetti per prevenirli in qualche caso o attenuarne le conseguenze in qualche altro.
Ci vuole cultura, preparazione, competenze, conoscenze e soprattutto voglia di fare, di fronte alla pochezza di ogni persona. Ci dobbiamo rendere conto che siamo gocce nel mare, ma anche che le gocce fanno il mare.

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