Diciottesimo secolo cambiamenti epocali - QdS

Diciottesimo secolo cambiamenti epocali

Carlo Alberto Tregua

Diciottesimo secolo cambiamenti epocali

venerdì 12 Luglio 2019 - 09:46

Il 4 luglio 1776, tredici Stati dell’America del Nord firmarono la Dichiarazione d’indipendenza dalla Gran Bretagna. La data è ricordata con festeggiamenti particolarmente intensi dal popolo deli Stati Uniti d’America e quest’anno in modo ancora più intenso dal 45° presidente di quel Paese, Donald John Trump.
Tredici anni dopo, nel 1789, dopo la ratifica della Costituzione americana da parte di tutti i tredici Stati federali, il Collegio elettorale degli Stati Uniti d’America elesse George Washington primo presidente .
Nello stesso anno, in Francia, vi fu la Rivoluzione: i tre del Direttorio (Robespierre, Marat e Danton) fecero arrestare il re in carica, Luigi XVI Capeto, la di lui moglie Maria Antonietta e i due figli, che poi subirono il processo tre anni dopo e la condanna alla ghigliottina.
In quel periodo sorse la stella di Napoleone Buonaparte – cambiato in Bonaparte dopo la morte del padre – un corso nato ad Ajaccio nel 1769. Giovane generale, cominciò a mietere successi uno dopo l’altro, culminati nella battaglia di Marengo (1800).


Nel 1776 Adam Smith, famoso professore di Logica e di Filosofia morale dell’Università di Glasgow, più conosciuto come economista, pubblicò “La ricchezza delle Nazioni”, un testo che tutti dovremmo leggere, soprattutto quei politici che, nel governare una Nazione, dovrebbero essere esperti di macroeconomia. Purtroppo, per la maggior parte di essi, questa parola rimane misteriosa.
Dal testo del filosofo inglese hanno attinto tutti gli economisti moderni, fra cui John Maynard Keynes, che spinse la teoria di Smith verso l’indebitamento degli Stati, a condizione che esso fosse utilizzato esclusivamente per muovere la leva economica degli investimenti e con essa crescita e occupazione.
Ne “La ricchezza delle Nazioni” si trovano le teorie circa la divisione del lavoro, il lavoro come origine del valore e la libertà economica. L’opera è concreta e arricchita dall’industrialismo inglese. Smith considerò produttiva l’agricoltura, l’industria e il lavoro umano fondato sul principio individualistico. Fu il caposcuola della scienza economica classica, con una forma mentis concreta e ancora oggi attuale.

Peccato che la diffusa ignoranza non guardi a chi ha spiegato come dovrebbero funzionare le cose.
Quel Diciottesimo secolo ci dovrebbe fare riflettere sull’andamento del Ventesimo secolo, nel corso del quale si sono verificate due guerre mondiali, la prima parziale (1915-1918), la seconda veramente universale, perché vi parteciparono sia gli Stati dell’estremo oriente, fra cui Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che quelli dell’America del Nord fra cui Stati Uniti e Canada.
I 55 anni successivi alla fine della Guerra sono stati di assestamento. Gli Stati Uniti, con il Piano Marshall del 1947 dettero un forte impulso all’Europa semidistrutta, perché inviarono risorse cospicue destinate agli investimenti, con cui i Paesi del Vecchio Continente si risollevarono. Primo fra essi la Germania; l’Italia in buona posizione.
L’inizio del Ventunesimo secolo ha però visto la prima Nazione decollare e la seconda cadere, sia in materia di crescita che per quanto riguarda l’occupazione. La Germania viaggia con una media del 4,9% di disoccupazione, l’Italia due volte di più, poco meno del 10%.


Gli Usa hanno un’economia sana: l’ultimo dato del Pil registra un incremento del 3,4%. Anche lì la disoccupazione è di fatto inesistente, viaggiando intorno al 3,7%, non c’è l’articolo 18, non vi è alcuna protezione per i dipendenti, non c’è il Servizio sanitario universale, però tutto funziona bene e le lamentele della popolazione sono molto limitate.
Ciò perché molti vanno via da un posto di lavoro volontariamente in quanto sanno di trovarne un altro facilmente. Chi viene licenziato non si preoccupa per la stessa ragione. Ognuno trova lavoro perché cerca di accrescere continuamente le proprie competenze e con esse il merito. Le teorie di Adam Smith vengono seguite e applicate con molta attenzione a distanza di un quarto di millennio.
In Europa questo non accade e meno che mai nel nostro Paese. Ecco una delle ragioni del degrado e del continuo retrocedere in produzione di ricchezza e occupazione.
Non vediamo all’orizzonte un cambio di passo perché la crassa ignoranza è come un velo opaco che avvolge l’intelligenza e la voglia di fare!

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