È arrivata al traguardo la gara per l’affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria della diga Cimia, nel territorio di Niscemi (CL). L’ufficializzazione dei risultati risale alla scorsa settimana. L’appalto, di un valore superiore alla soglia comunitaria di 5,4 milioni e per questo aggiudicato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggioso, servirà a garantire che in futuro l’invaso possa non andare incontro a fasi di interramento che impediscono alle strutture di scarico di lavorare come previsto.
Il progetto per i lavori alla diga Cimia
“L’intervento – si legge nella documentazione a corredo della procedura indetta a inizio anno – consiste nell’assicurare la funzionalità dell’imbocco dello scarico di fondo, oggi e nel futuro, e proteggerlo dall’interrimento che potrebbe condizionarne la funzionalità, a causa di scorrimenti del fondale sotto azioni sismiche o anche semplicemente per richiamo del flusso durante le operazioni di apertura dello scarico. Altro scopo – prosegue la relazione – consiste nella manutenzione straordinaria delle apparecchiature di sezionamento dello scarico di fondo e di alcune apparecchiature complementari”.
A pronunciarsi sui lavori, che rientrano perlopiù in opere civili in ambito idrico ma comprendono anche attività di tipo elettromeccanico, è stata in fase progettuale anche l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), chiamata a valutare i possibili effetti derivanti dalla gestione dei materiali che saranno dragati dai fondali.
“Lo scopo del progetto è quello di assicurare la funzionalità dell’imbocco, proteggendolo dall’interrimento – si legge nel parere dato da Arpa Sicilia – Le operazioni consisteranno nella realizzazione di una tura permanente che consenta lo svaso dell’imbocco senza svuotare il serbatoio e nella rimozione del sedimento critico mediante dragaggio. Il volume da asportare è di circa 100mila metri cubi all’anno, di una miscela acqua-sedimento da inserire in un certo numero di cosiddetti geotubi, che consentiranno il prosciugamento del materiale per drenaggio”.
Su cosa farne dell’acqua recuperata, l’Agenzia si è così espressa: “Il progetto prevede una rete di drenaggi per facilitare la raccolta delle acque di fuoriuscita dai geotubi che saranno monitorate per verificarne l’adeguatezza, dal punto di vista ambientale, prima di essere reimmesse nel serbatoio o, in minima misura, essere rilasciate nel sistema di drenaggio a valle della diga”.
Mentre per quanto riguarda il materiale drenato, secondo l’Arpa ha valutato le analisi effettuate sui sedimenti. “I risultati della caratterizzazione hanno evidenziato assenza di elementi inquinanti orientando le possibilità di reimpiego degli stessi come ammendante per terreni agricoli o come materiale di riempimento per riqualificazioni ambientali a verde di cave dismesse”, si legge nel parere. Tuttavia, prima dell’avvio delle attività bisognerà tornare a fare nuove indagini, con il prelievo di due campioni nella zona da dragare, per poi ulteriormente ripetere le operazioni sulle acque di scolo.
Chi effettuerà i lavori
A prendere parte alla gara per i lavori per la diga Cimia sono state soltanto due società: il Consorzio stabile Impero, con sede legale a Roma, e il Consorzio stabile Medil, con sede a Benevento. Le valutazioni, come detto, hanno riguardato sia l’aspetto economico, con la presentazione dei ribassi sull’importo a base d’asta, che le migliorie tecniche.
A spuntarla in entrambi i fronti è stato il Consorzio Medil, ottenendo 66,727 su 70 sul lato tecnico e 30 su 30 sul lato economico. Totale: 96,727 punti contro i 34,847 del Consorzio Impero. Il ribasso presentato da Medil è stato del 22,22%. Uno sconto che porterà l’importo del contratto a 4.684.501,72 euro, al netto di Iva. La cifra comprende invece i costi relativi alla sicurezza pari a 187.854 euro.
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