PALERMO – Una sostanziale stabilità sia nel confronto a breve termine che su quello annuale. Potrebbe essere descritta così la situazione nelle dighe che in Sicilia ospitano acqua destinata a uso potabile. Nell’Isola che ormai da anni fa ufficialmente i conti con l’emergenza idrica, frutto sì della siccità ma anche delle tantissime criticità infrastrutturali, il monitoraggio dei livelli negli invasi è quotidiano. Il report serve a capire se e come il fenomeno si evolve.
Monitoraggio regionale: i dati aggiornati sugli invasi
Il dato più recente riguarda il 7 gennaio 2026, quando nelle dighe erano presenti complessivamente 39.614.665,42 metri cubi d’acqua. Questo dato è quello che la Regione classifica come “volume utile netto per utilizzatori” e tiene conto “del volume di salvaguardia per le opere di scarico profonde e la fauna ittica, nonché del volume di evaporazione su orizzonte temporale”. Un mese fa, il 7 dicembre, il volume totale registrato era stato di 39.547.799,40 metri cubi. Numeri che rispetto a un anno fa segnano un ulteriore miglioramento: il 15 gennaio – data della prima rilevazione disponibile nel 2025 – i metri cubi erano 38.848.025,05.
Dighe in difficoltà: i casi più critici
In questi dodici mesi l’andamento dei livelli idrici nei singoli invasi è stato mutevole. Ce ne sono alcuni dove dal confronto viene fuori un segno meno e altre dove invece oggi c’è più acqua. Il caso più eloquente in negativo è quello della diga Garcia, al momento all’asciutto: il 15 gennaio 2025 c’erano invece oltre quattro milioni di metri cubi, mentre lo scorso mese il livello era appena di 48 mila metri cubi. Il capo della cabina di regia della Regione sull’emergenza idrica già a dicembre aveva ammesso un errore di calcoli nella capacità residua della diga che aveva di fatto anticipato il momento dello svuotamento, ma al contempo annunciando il contributo a pieno regime che verrà dato dal dissalatore nel Trapanese.
Fra gli invasi che al momento contengono meno acqua rispetto a un anno fa ci sono l’Ancipa, dove si è passati da poco più di 11 milioni a circa 9,9 milioni di metri cubi, e la diga Piana degli Albanesi, con un decremento da 4,2 a 3,6 milioni di metri cubi. Nella diga Poma, gestita dalla Regione, il decremento è quasi di un terzo: a gennaio dello scorso anno si stava intorno ai 9,3 milioni, mentre adesso il volume è di 6,4 milioni di metri cubi. Situazione simile nell’invaso Scanzano, anch’esso gestito dal dipartimento Acque, che ha visto ridurre i livelli idrici da 3,1 milioni a 2,1 milioni di metri cubi.
Le dighe in ripresa: aumentano i volumi d’acqua
Buone notizie arrivano invece dalla diga Castello che, gestita dalla Regione, al momento contiene 2,7 milioni di metri cubi, con un più 1,3 rispetto a un anno fa. Ancora maggiore l’aumento nell’invaso Fanaco, gestito da Siciliacque, che il 7 gennaio scorso ha comunicato un volume di oltre 2 milioni di metri cubi, mentre a gennaio dello scorso anno non si andava oltre i 486 mila metri cubi.
Triplicati i livelli nell’invaso Piano del Leone, anche in questo caso di competenza di Siciliacque: da 330 mila metri cubi si è passati a oltre un milione. Aumentano i quantitativi anche nella diga Ragoleto, gestita da Bioraffinerie di Gela, dove oggi il volume netto per gli utilizzatori ammonta a oltre un milione e mezzo di metri cubi, mentre dodici mesi fa era di meno di mezzo milione.
Importanti le crescite nelle dighe Rosamarina e Santa Rosalia: nel primo caso si è passati da 1,7 milioni a oltre 5,6 milioni di metri cubi, nel secondo da 2,3 milioni a quasi 4,3 milioni.
Gli ultimi due dati riguardano l’invaso Prizzi, che segna una leggera riduzione passando da 188 mila a 116 mila metri cubi, e il Gammauta, che al momento ospita quasi 59 mila metri cubi d’acqua, mentre un anno fa non era inserito nel monitoraggio della Regione.
Nuovi investimenti: un invaso a Chiusa Sclafani
Sul fronte degli investimenti è di questi giorni la notizia di un nuovo invaso che verrà realizzato nel territorio di Chiusa Sclafani, in provincia di Palermo e al confine con quella di Agrigento. Servirà ad arginare le acque del fiume Verdura e sarà destinato a sostenere le attività agricole. Dopo avere superato la prima indagine preliminare di valutazione, verrà effettuato uno studio di fattibilità tecnica-economica per l’individuazione dei costi necessari alla realizzazione dell’invaso.
“Il governo Schifani interviene ancora una volta ascoltando le istanze dei territori – ha commentato l’assessore all’Energia Francesco Colianni – Abbiamo gettato le basi per la realizzazione di questa infrastruttura, con l’obiettivo di recuperare grandi quantità di risorse idriche e le destiniamo alle aziende agricole provate dalla siccità, fornendo una vera e propria boccata di ossigeno per l’economia locale”.
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