Il 1° maggio 2026 non è stata una ricorrenza come le altre. Quest’anno sono ricorsi infatti i 140 anni da quel 1886 in cui, a Chicago, il movimento operaio iniziò a rivendicare condizioni di lavoro più umane. Si trattava di una richiesta semplice, ma allo stesso tempo rivoluzionaria: non dover sacrificare la propria vita per lavorare. Una richiesta che, ancora, non può dirsi del tutto superata.
Oggi i dati mostrano una situazione ancora problematica. Secondo le rilevazioni dell’Inail, nel nostro Paese si continua a morire sul lavoro, con una media di circa tre persone al giorno. Questo dato colpisce particolarmente, soprattutto considerando che il lavoro è posto alla base della nostra Costituzione. Nonostante questo, resta ancora un ambito in cui la sicurezza sul lavoro non è sempre garantita in modo adeguato.
Le origini: la conquista delle otto ore
Per comprendere il significato della Festa dedicata ai lavoratori è necessario tornare al periodo della Rivoluzione industriale. Nel corso dell’Ottocento, infatti, le condizioni di lavoro erano estremamente difficili: gli operai affrontavano turni molto lunghi, spesso superiori alle 15 ore, senza tutele adeguate e in ambienti poco sicuri.
In questo contesto nacque lo slogan “otto ore di lavoro, otto di riposo e otto di svago”, che sintetizzava una richiesta fondamentale. Oggi può sembrare qualcosa di scontato, ma all’epoca rappresentava una vera conquista sociale.
Il 1° maggio 1886, negli Stati Uniti, uno sciopero generale per ottenere questo diritto portò ai fatti di Haymarket Square, a Chicago. Quella che doveva essere una manifestazione pacifica si trasformò in uno scontro violento tra polizia e manifestanti. In seguito, alcuni attivisti furono condannati a morte anche in assenza di prove certe, diventando noti come i “martiri di Chicago”.
Nel 1889, in loro memoria, venne istituita la Festa dei lavoratori. In Italia, la prima celebrazione avvenne nel 1890, anche se nel corso del tempo ci furono diverse interruzioni. Durante il periodo fascista, ad esempio, la festa venne abolita. Fu ripristinata solo dopo la Liberazione, nel 1945. Tuttavia, nel 1947, la strage di Portella della Ginestra dimostrò che il percorso verso la piena tutela dei diritti dei lavoratori era ancora incompleto e ancora fragile. Dal 1949, infine, il 1° maggio è riconosciuto ufficialmente come festa nazionale.
I dati attuali: una situazione ancora critica
Osservando i dati più recenti, emerge una realtà che presenta ancora diversi problemi e che non può essere ignorata. Nel 2025 le denunce di infortunio sono state 597.710, con un aumento rispetto all’anno precedente. Un aspetto che merita attenzione riguarda anche gli studenti: gli incidenti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro sono aumentati, superando gli 80.000 casi. Questo dato è particolarmente significativo perché coinvolge giovani che si stanno affacciando per la prima volta al mondo del lavoro. Il dato più grave riguarda però le vittime: 1.093 decessi in un solo anno.
Se da un lato gli incidenti avvenuti direttamente nei luoghi di lavoro risultano in lieve diminuzione, dall’altro aumentano quelli in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro, che rappresentano ormai una parte significativa del totale.
Si notano inoltre differenze tra uomini e donne: i primi sono maggiormente coinvolti nei settori più rischiosi, mentre per le donne una parte consistente degli incidenti mortali avviene durante gli spostamenti. Infine, si registra anche un aumento delle malattie professionali (+11,3%), segno che il lavoro continua ad avere conseguenze sulla salute nel lungo periodo.
Oltre la sicurezza: il tema del lavoro dignitoso
Oggi il tema del lavoro non riguarda più soltanto la sicurezza, ma anche la qualità delle condizioni lavorative. Il concetto di “lavoro dignitoso” comprende diversi aspetti: una retribuzione adeguata, una certa stabilità e il rispetto della salute sia fisica che psicologica. In Italia, tuttavia, persistono varie criticità, come il divario salariale tra uomini e donne, il precariato e il fenomeno dei giovani Neet, che rappresenta una delle principali difficoltà per le nuove generazioni.
Un altro problema rilevante è quello dei cosiddetti “working poor”, ovvero persone che, pur lavorando, non riescono a raggiungere un livello di vita adeguato e stabile nel tempo. Per questo motivo, la sicurezza non può essere considerata solo dal punto di vista tecnico, ma deve includere anche le condizioni generali in cui si svolge il lavoro.
Una riflessione ancora aperta
A distanza di 140 anni, il messaggio dei lavoratori di Chicago rimane ancora attuale. Nessun progresso economico dovrebbe avvenire a discapito della vita umana. Il 1° maggio non dovrebbe quindi essere soltanto una giornata celebrativa, ma anche un momento di riflessione e consapevolezza collettiva.
Finché continueranno a verificarsi incidenti mortali con questa frequenza, sarà evidente che il problema non è stato ancora risolto. La Repubblica è fondata sul lavoro: per questo motivo, è necessario che il lavoro sia prima di tutto fondato sulla tutela della vita.
Mongelli Marta, Ferrera Giorgia, Ferrera Flavio, Buetta Gloria, Spatola Alissa, Lo Iacono Maria, Gagliano Desirée, Morgano Pietro, Amato Alice
III L – Istituto Leonardo Da Vinci di Niscemi

