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Il disagio abitativo mette in ginocchio la Sicilia, immobili vecchi e cari: “Investire e restituire le case ai cittadini”

Il disagio abitativo mette in ginocchio la Sicilia, immobili vecchi e cari: “Investire e restituire le case ai cittadini”

L’intervista al segretario generale Fillea Cgil Sicilia, Giovanni Pistorio, sul disagio abitativo che affligge da anni l’Isola

“Il disagio abitativo in Sicilia non è un’emergenza, bensì una condizione strutturale”. Esordisce così Giovanni Pistorio, segretario generale di Fillea Cgil regionale, ai microfoni del QdS, parlando con amarezza dell’emergenza del caro affitti e della mancanza di rinnovamento a livello immobiliare sull’isola che rischia di mandare in crisi migliaia di famiglie siciliane. Le strutture sono antiquate, il costo per ristrutturare è divenuto insostenibile , i costi per le locazioni sono schizzati alle stelle: le conseguenze, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.

“Problema sorto negli anni ‘90: in Sicilia fermi al punto di partenza”

“Quello della ristrutturazione del patrimonio immobiliare privato è un dibattito iniziato nei primi anni ’90 – dichiara Pistorio – Siamo rimasti fermi al punto di partenza, non si è andati avanti. Si diceva che la questione in futuro sarebbe esplosa definitivamente ed effettivamente ciò si è verificato. L’innalzamento demografico necessita di più immobili: se sommato all’invecchiamento della popolazione sarebbe fondamentale la ristrutturazione patrimonio immobiliare privato. Diventa infatti difficilissimo, ad esempio, per un pensionato in queste condizioni poter ristrutturare casa”.

I drammatici dati in Sicilia

Il segretario generale Fillea Cgil Sicilia snocciola poi i dati, drammatici, che fanno da cornice al disastro abitativo in Trinacria.

“In Sicilia ci sono 300 mila nuclei familiari che vivono in affitto di cui 60 mila tra questi sono in condizioni di povertà. Se non assoluta, sono prossimi alla condizione di bisogno – continua Pistorio –  Tra questi 300 mila, il 40% di lavoratori dipendenti o pensionati vive in affitto utilizzando il 40% del proprio reddito per pagare la locazione del proprio immobile. Tra le altre cose chi vive in affitto e non è proprietario della casa ha un reddito medio inferiore al 25% della media nazionale perché molti di questi sono famiglie a basso reddito, con retribuzioni più basse. Una condizione di assoluta emergenza, inaccettabile. Il disagio abitativo, tuttavia, non riguarda solo chi vive in affitto ma anche chi vive in immobili di proprietà. Chi ha comprato casa anni fa adesso ha la necessità di dover procedere alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare, sia esterno che interno. La maggior parte di queste persone, con le case costruite nel periodo del primo boom economico,  non vive in immobili sicuri dal punto di vista sismico, che bisognerebbe dover adeguare alle odierne condizioni di sicurezza. L’ invecchiamento della popolazione dovrebbe comportare anche l’adeguamento all’esigenze abitative, tenendo conto dell’età dei cittadini: servirebbero interventi di manutenzione straordinaria.

“Per riqualificare gli immobili in Sicilia serve l’intervento pubblico: occorrono centinaia di milioni di euro”

Giovanni Pistorio punta il dito dunque contro i governi, regionale e nazionale, i quali non investono più sull’edilizia, ignorando il peso specifico del settore sul PIL e sull’economia globale della Sicilia.

“Per sistemare gli immobili, metterli a norma, e permettere di darli in affitto e affittarli, è assolutamente indispensabile l’intervento del pubblico. Serve un ingente quantità di denaro: si pensi che, nel 2026, la ristrutturazione costa in media 2 mila euro al metro quadrato. L’economia cresce e decresce in Italia col variare degli investimenti e con l’utilizzo delle risorse nel settore delle costruzioni. Un sano investimento pubblico nel mercato immobiliare metterebbe il cittadino nelle condizioni di rendere esigibile il proprio diritto all’abitazione, facendo aumentare contemporaneamente anche il PIL che, nella nostra terra, cresce o decresce in via direttamente proporzionale al settore dell’edilizia.

“Aree metropolitane zone più critiche in Sicilia”

Nessun dubbio su quali siano le zone in cui si avverte maggiormente il disagio abitativo che sta affliggendo da 30 anni la Sicilia: le aree metropolitane. “Le zone più critiche sono naturalmente le aree metropolitane – conclude Pistorio- Prodi disse una cosa interessante: se non si interviene nelle aree metropolitane, si rischia l’effetto ‘banlieue’. Ossia il prodursi di disparità e svantaggio nelle periferie, dove verrebbe a crearsi odio etnico, razziale e di classe. Palermo, Catania, Messina sono dunque le aree dove sussiste il rischio maggiore di produrre queste tensioni. Specifico, inoltre, che e soprattutto a Catania urgerebbe un intervento radicale sul rischio sismico: le abitazioni messe sù dagli anni ‘60 agli anni m80 al primo sisma serio cadrebbero come foglie in autunno”.

L’appello ai Governi: “Abbiate coraggio ed investite per restituire le case a tutti i cittadini”

Fillea Cgil Sicilia, in conclusione, chiede dunque un intervento immediato a livello pubblico per cercare di contrastare efficacemente il disagio abitativo. “Bisogna avere coraggio, cosa che governo regionale e nazionale per adesso hanno dimostrato di non possedere. Al fine di fronteggiare il disagio abitativo serve come detto aumentare gli investimenti sulle costruzioni, ristrutturando gli immobili a costi fissati dal mercato mettendo nelle condizioni i cittadini di poter affittare a prezzi umani”.

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