MISTERBIANCO – Al momento l’ipotesi di causare impatti significativi sull’ambiente non può essere esclusa. È l’approccio dubitativo con cui la commissione tecnica-specialistica della Regione ha risposto all’istanza presentata a dicembre da Oikos, proprietaria della discarica Valanghe d’Inverno, a Motta Sant’Anastasia. I tecnici dell’impresa della famiglia Proto hanno chiesto alla Regione lo sta bene per aumentare di 90mila metri cubi la capacità della discarica che da oltre un decennio è al centro delle polemiche. All’origine della proposta c’è una sentenza del Consiglio di Stato, secondo cui nel computo della gestione degli spazi autorizzati all’interno delle discariche non vanno calcolati i materiali con cui le ditte giornalmente ricoprono i rifiuti, nell’ambito dell’operazione che in gergo viene definita capping.
L’aumento di volumetria richiesto da Oikos
Alla luce del provvedimento dei giudici amministrativi, per Oikos ci sono tutte le condizioni per applicare anche all’impianto di Motta l’aumento. La società ha specificato di non voler modificare l’impronta della discarica, ovvero dal punto di vista della planimetria non cambierebbe nulla. I rifiuti troverebbero posto lungo i gradoni in cui il sito è strutturato. In altre parole, l’incidenza si avrebbe dal punto di vista delle altezze. Rispetto alla quota di 237 metri ci si spingerebbe fino a 243. Ma con un’accortezza: fare in modo che comunque la sommità dei rifiuti rimanga comunque al di sotto del versante su cui la discarica poggia, così da evitare che la modifica diventi visibile.
“Al fine di non modificare la percezione visiva del paesaggio superando con gli abbancamenti la quota del fronte montuoso, nonché l’assetto dei gradoni della discarica posti più a valle che, ormai, hanno sostanzialmente raggiunto la quota definitiva di abbancamento, la Oikos ha intenzione con il progetto di rimodulare la conformazione plano-altimetrica dei gradoni più a monte”, si legge nel parere con cui la Cts ha effettuato un primo esame della proposta.
Il ruolo della Commissione tecnica-specialistica
La commissione presieduta da Gaetano Armao è stata attivata nell’ambito della procedura prevista dal comma 9 dell’articolo 6 del codice dell’ambiente. Si tratta di una valutazione preliminare che le società possono chiedere quando in ballo ci sono richieste di “modifiche, le estensioni o gli adeguamenti tecnici finalizzati a migliorare il rendimento e le prestazioni ambientali dei progetti”.
L’esito che può venire fuori da questa procedura è quello di confermare l’assenza – come sostenuto da Oikos – di impatti ambientali, la decisione di attuare gli approfondimenti per stabilire se sia necessaria la sottoposizione del progetto alla valutazione di impatto ambientale (Via) o decidere sin da subito che quest’ultima procedura sia necessaria. Il responso della Cts è stato quello di attendere di capire se la Via dovrà essere attivata o meno. Al momento, infatti, la commissione ha ritenuto più opportuno disporre che l’istanza sia sottoposta alla verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale.
“Valutato in merito alle modifiche progettuali proposte che tali variazioni possano comportare impatti ambientali significativi sulle componenti ambientali paesaggio, suolo e sottosuolo”, è la motivazione dei tecnici.
Il nodo del Piano di assetto idrogeologico
Tra i motivi che stanno alla base di tale posizione ce n’è una che tira in ballo la qualificazione della zona in cui si trova la discarica all’interno del Pai, il piano di assetto idrogeologico, di cui si parla in questi giorni in seguito a quanto accaduto a Niscemi. La discarica di Valanghe d’Inverno si trova in una zona P2, a pericolosità geomorfologica media.
“È consentita previa verifica di compatibilità geomorfologica la realizzazione di interventi previsti dagli strumenti urbanistici e di settore, sia per gli elementi esistenti sia per quelli di nuova realizzazione, purché – si legge nel parere della Cts – corredati da indagini geologiche e geotecniche effettuate ai sensi della normativa vigente ed estese ad un ambito morfologico o ad un tratto di versante significativi, individuabili nel contesto del bacino idrografico di ordine inferiore in cui ricade l’intervento, individuando gli interventi di mitigazione compatibili con il livello di criticità dell’area, anche al fine di attestare che le opere non aggravino le condizioni di pericolosità dell’area o ne aumentino l’estensione”.
La verifica e il nuovo passaggio al Cga
Al momento Oikos non ha trasmesso alla Regione lo studio di compatibilità geomorfologica. Si partirà da qui per approfondire quanto sia percorribile la richiesta della società dei Proto. Alla valutazione della Cts, nelle prossime settimane se ne accosterà un’altra da parte dei giudici amministrativi. Al Cga, infatti, ripartirà la contesa tra la società e i Comuni di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, con il sostegno di Legambiente e degli attivisti No discarica, per stabilire se le autorizzazioni rilasciate nel 2009 e poi riconfermate nel 2019 fossero legittime o meno.
La partita sembrava essere stata definita nel 2024 quando il Cga aveva respinto il ricorso che Oikos aveva presentato in seguito alla sentenza sfavorevole precedentemente pronunciata dal Tar. La società, però, è riuscita a ottenere la revocazione della sentenza di secondo grado e un nuovo riesame nel merito delle proprie ragioni.

