In Italia si osserva un paradosso silenzioso che merita una riflessione profonda. Le ragazze affrontano gli studi con una marcia in più rispetto ai colleghi maschi, portando a termine i corsi con maggiore regolarità e votazioni più alte, eppure spesso esitano sulla soglia delle facoltà scientifiche e tecnologiche. Scegliere un percorso STEM, dall’inglese science, technology, engineering and mathematics, oggi rappresenta una delle decisioni più lungimiranti per il proprio futuro, sia per le prospettive di carriera che per la stabilità economica.
I dati del Rapporto Almalaurea 2025 parlano chiaro: a cinque anni dalla laurea, chi ha scelto di intraprendere professioni scientifiche percepisce mediamente 1.847 euro netti al mese, superiore allo stipendio medio nazionale che è intorno a 1.318 euro per gli impiegati e 1.524 euro per gli operai. Nonostante questo evidente vantaggio, la partecipazione femminile resta sorprendentemente bassa, frenata da una complessa rete di paure invisibili, pregiudizi radicati e dal timore di dover sacrificare la dimensione privata in ambienti lavorativi descritti come eccessivamente competitivi.
Chi sceglie le STEM
L’analisi di chi popola le aule di informatica o ingegneria rende il divario di genere ancora più evidente. Le laureate in discipline scientifiche rappresentano appena il 16,8% del totale delle donne laureate in Italia, un dato esiguo se confrontato con il 37% registrato tra gli uomini. Questa differenza non è frutto del caso, ma è il risultato di una selezione che inizia molto presto, già al momento dell’iscrizione all’università, e finisce per condizionare pesantemente l’identità della forza lavoro tecnologica di domani.
Quali discipline preferiscono le donne
La maggior parte delle studentesse, circa l’83,2%, continua a orientarsi verso percorsi umanistici, linguistici, educativi o sociali. È fondamentale sottolineare che questa inclinazione non deriva da una minore predisposizione per la matematica o la fisica, ma affonda le radici in fattori culturali e sociali stratificati nel tempo. Spesso la mancanza di figure femminili di riferimento impedisce alle ragazze di immaginare quanto possa essere creativo e gratificante il mondo scientifico, spingendole verso strade percepite come più rassicuranti o tradizionalmente affini alla sfera della cura.
Queste decisioni universitarie proiettano ombre inevitabili sul mercato del lavoro. Si riscontra un’altissima concentrazione di donne, superiore al 70%, in settori come l’istruzione, la pubblica amministrazione e i servizi alla persona. In questi ambiti, tuttavia, la realtà lavorativa è spesso caratterizzata da retribuzioni meno elevate, scarse possibilità di scatto di carriera e un ricorso molto diffuso ai contratti part-time. Questa sorta di segregazione professionale è una delle cause principali che alimenta il divario economico di genere nel nostro Paese.
Il settore STEM è davvero paritario?
Anche all’interno del promettente universo scientifico-tecnologico, la strada verso una reale parità appare ancora in salita. Sebbene i tassi di occupazione siano eccellenti, le donne continuano a guadagnare mediamente meno dei colleghi uomini.
Le posizioni di comando, i ruoli manageriali e il coordinamento tecnico restano spesso una prerogativa maschile, mentre le professioniste sono collocate più frequentemente in ruoli intermedi. L’Osservatorio STEM ricorda che non è la mancanza di competenza a frenare le carriere femminili, ma un insieme di ostacoli invisibili: dagli stereotipi che iniziano nell’infanzia alla minore esposizione precoce alle materie tecniche, fino alla cronica difficoltà nel conciliare i ritmi di carriera con la vita familiare.
Nonostante le donne che scelgono le STEM dimostrino di avere spesso una marcia in più nei risultati accademici, la loro presenza rimane ancora troppo limitata per garantire una crescita equilibrata della società. Questo squilibrio non penalizza solo le donne, ma l’intero sistema Paese, che rinuncia a una parte preziosa del proprio potenziale innovativo.
Per invertire la rotta sono necessarie azioni concrete: potenziare l’orientamento scolastico, dare voce alle scienziate di oggi per ispirare le innovatrici di domani e promuovere politiche aziendali che creino ambienti di lavoro davvero inclusivi. Solo permettendo al talento femminile di esprimersi senza barriere si potrà finalmente colmare il gap e accelerare l’innovazione in Italia.
Angelica Di Fini, Martina Gagliano, Giuseppe Lambusta
Classe 3A ITBA“R. L. Montalcini” Gagliano C.to

