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Dl sicurezza, verso modifiche chirurgiche e ‘muro’ con opposizioni

Dl sicurezza, verso modifiche chirurgiche e ‘muro’ con opposizioni

Minoranze sul piede di guerra. Ciriani: spero dialogo, altrimenti avanti da soli. Non esclusa fiducia

Roma, 31 mar. (askanews) – Il dl sicurezza va verso modifiche ‘chirurgiche’ e, di conseguenza, si annuncia il muro contro muro con le opposizioni. Oggi una riunione governo-maggioranza a Palazzo Madama ha fatto il punto della situazione: alcune norme devono essere riviste (a cominciare dall’articolo 1 sui coltelli che presenta evidenti criticità) ma l’impianto del provvedimento non si tocca. E’ più di una mezza blindatura, di fronte ai 1.215 emendamenti (circa mille sono quelli dei gruppi di minoranza) depositati in commissione Affari costituzionali. Con tempi che incombono e di mezzo le festività pasquali (l’approdo nell’aula del Senato il 14 aprile, un secondo passaggio alla Camera e la conversione entro il 25 aprile). Oggi già il primo slittamento di seduta in assenza dei pareri della commissione Bilancio che dovrebbero arrivare domani.

Il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani attacca le opposizioni definendo “ostruzionistica” la mole di proposte di modifica e riferisce il rifiuto di “ragionare su un pacchetto più limitato di emendamenti. Se servirà – sostiene – siamo disponibili a riunioni di sera, di notte”. Ma alla domanda sull’ipotesi fiducia, Ciriani risponde: “Confido in un dialogo ma se ci sarà ostruzionismo totale utilizzeremo gli strumenti che il regolamento ci consentirà”.

I gruppi di minoranza non intendono fare sconti. Peppe de Cristofaro di Avs la mette così: “Non avremo un atteggiamento di chiusura aprioristica e quello che dovesse migliorarlo lo valuteremo con attenzione ma per noi il decreto sicurezza deve solo decadere e non siamo interessati a emendamenti comuni” perché “è il senso del provvedimento che lo rende del tutto inadeguato a quanto serve al paese, non risolve il tema della sicurezza e limita in modo molto discutibile la libertà di manifestare”. Come il fermo preventivo cui invece ha applaudito domenica scorsa la premier Giorgia Meloni perché utilizzato nei confronti di 91 anarchici.

Qualche problema la maggioranza ce l’ha, come dimostra l’assalto di richieste di modifica all’articolo 1 che prevede il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori dalla propria “abitazione” strumenti da taglio (come coltelli e simili) eccedenti gli “otto centimetri” e “senza giustificato motivo” e sulla vendita di questi ai minori. Così com’è scritta, la norma rischia di colpire anche chi va a pesca o a raccogliere funghi. Tanto che Ciriani puntualizza: “Sicuramente non rinunceremo ad approvare il decreto nè ad apportare le modifiche” necessarie.

Se ci sarà il muro contro muro, come sembra, si profila l’arrivo in aula senza mandato al relatore. Con la partita da giocare in aula: o un maxiemendamento che contenga poche modifiche mirate o, qualcuno ipotizza, ponendo la fiducia sul testo dopo aver approvato le correzioni ritenute prioritarie per la maggioranza, nel caso specifico attraverso un emendamento cosiddetto predittivo che riscriverebbe ad esempio l’articolo 1 sui coltelli facendo decadere tutte le altre proposte di modifica.