“Paolo Vive”, il docufilm diretto da Debora Scalzo e interpretato da Bruno Torrisi, è su Amazon Prime Video, e quindi visibile in 150 Paesi nel mondo in lingua italiana, inglese e spagnola.
Il docufilm porta sullo schermo la storia intensa e coinvolgente del giudice Paolo Borsellino, con l’obiettivo di diffondere un messaggio universale di legalità, giustizia e consapevolezza sociale.
Sin da subito ha avuto un forte riscontro di pubblico e critica. Tra l’altro, è stato anche candidato in concorso ai David di Donatello, nella sezione film opera prima ed esordio alla regia.
In occasione del debutto sulla piattaforma streaming di Amazon, abbiamo intervistato la regista Debora Scalzo, scrittrice astigiana, di origine siciliana e adozione milanese, che vanta un curriculum professionale d’eccellenza tra libri, cinema e una rubrica dal titolo “Made in Italy” per il My New York Magazine. Scalzo ha raccontato “Paolo Vive” con forte emozione, alcuni aneddoti e i progetti – tantissimi – futuri.
Debora, come ci si sente a sapere che un proprio docufilm sarà visionabile in 150 Paesi dato che è nel catalogo di Prime Video?
“È una responsabilità enorme, oltre che un’emozione profonda. Sapere che la storia del Giudice Paolo Borsellino può arrivare in ogni parte del mondo significa dare voce non solo a un uomo, ma a un valore universale: la giustizia. È come se il suo messaggio continuasse a viaggiare, senza confini”.
Quanta rilevanza ha la dimensione internazionale nell’intenzione di ricordare Paolo Borsellino? Hai già dei riscontri?
“La dimensione internazionale è fondamentale. La mafia non è un fenomeno solo italiano, ma globale. Raccontare Borsellino nel mondo significa accendere coscienze ovunque. I riscontri arrivano soprattutto da Paesi come Stati Uniti, Germania e America Latina, dove il tema della criminalità organizzata è molto sentito. Credo che venga percepito come un simbolo universale di coraggio e sacrificio”.
All’estero come viene percepita la sua storia?
“Quello che ho percepito, con grande sincerità, è una differenza molto forte tra l’Italia e l’estero. In Italia la figura di Paolo Borsellino è conosciuta da tutti: sappiamo chi era, cosa ha fatto, il suo sacrificio.
All’estero, invece, questa conoscenza spesso non è così approfondita. Ed è proprio qui che Paolo Vive ha avuto un impatto importante: ha contribuito a far scoprire, o riscoprire, chi era davvero Borsellino”.
“Devo dire che i riscontri più toccanti li ho ricevuti proprio fuori dall’Italia – rivela la Scalzo -. Messaggi profondi, partecipazione emotiva autentica. Ti faccio un esempio concreto: in Canada, i giuristi italo-canadesi hanno organizzato un evento nazionale, con il coinvolgimento anche della televisione canadese, per ricordarlo attraverso il docufilm.
In Italia, ad oggi, non ho ancora visto iniziative simili da parte del mondo giuridico legate alla proiezione di Paolo Vive. Sono dettagli, forse, ma per me significativi. Perché dimostrano quanto, a volte, lo sguardo esterno riesca a cogliere e valorizzare con una forza diversa certe storie fondamentali”.
Cosa non era stato ancora detto?
Più che “cosa”, direi “come”. Io ho sentito l’urgenza di raccontare l’uomo dietro il magistrato. Non solo il simbolo, ma il padre, l’amico, l’essere umano. Volevo restituire la sua umanità, perché è proprio lì che nasce la sua grandezza.
Ci racconti alcuni retroscena di dirigere un docufilm?
“Dirigere un docufilm significa entrare in punta di piedi nelle vite degli altri. Ci sono momenti in cui devi mettere da parte la regista e restare semplicemente in ascolto. Alcune interviste sono state emotivamente molto forti, e lì capisci che non stai solo girando un film: stai custodendo memoria”.
Per il docufilm hai scelto di lavorare con Bruno Torrisi: com’è stato lavorare con lui?
“Devo dirti la verità: fin dal primo momento in cui ho iniziato a scrivere Paolo Vive, per me Bruno era il nostro Paolo, il nostro Paolo Borsellino. Non ho mai avuto dubbi.
Ha accettato subito il progetto e questo per me ha significato tantissimo. Sul set è stato meraviglioso: ho percepito non solo la sua grande professionalità e umanità, ma anche un legame profondo e sincero con il giudice. Era davvero emozionato nel doverlo interpretare, e questa emozione è arrivata tutta.
Per me è stato un onore lavorare con lui. Siamo amici da molto tempo, ma desideravo fortemente condividere con lui anche questo progetto così importante. Sono felice e grata che abbia scelto di esserci. Bruno ha una sensibilità rara, e ha saputo entrare nel progetto con rispetto e profondità”.
Qual è stato il valore aggiunto della sua partecipazione?
La sua capacità di restituire autenticità. Non ha interpretato, ha vissuto il racconto. Questo ha dato al docufilm una forza emotiva ancora più potente.
Luciano Traina, Antonio Vullo, Fiammetta Borsellino, Salvatore Borsellino, Roberta Gatani, Grazia Lizzio, Giovanni La Perna, Claudia Loi, Virginia La Perna, Pierangela Giuffrida e Lucio Di Mauro sono presenti nel docufilm con le loro testimonianze. Cosa porti nel tuo bagaglio personale degli incontri con loro?
“Sicuramente ogni singola testimonianza è qualcosa che porterò e custodirò nel mio cuore per sempre. Alcune di queste persone le conoscevo già, altre le ho incontrate proprio grazie a Paolo Vive, e da questi incontri sono nate anche amicizie vere, che porto ancora oggi con me.
È stato un percorso profondamente toccante, perché sapevo che le loro parole sarebbero state forti, autentiche. E ho fatto una scelta precisa: non tagliare nulla, dare spazio completo alle loro voci. Ho voluto che parlassero davvero, senza filtri, anche quando questo significava raccontare verità scomode o dolorose.
Ho sentito la responsabilità di dare voce non solo ai familiari e alle vittime, ma anche a chi spesso non viene ascoltato fino in fondo. Perché anche loro sono vittime: hanno perso una parte della loro vita, del loro cuore, del loro amore.
Quello che porto dentro, oltre all’aspetto umano, è anche una consapevolezza ancora più forte: il cinema è una straordinaria macchina di divulgazione sociale. Può arrivare ovunque, può toccare le coscienze, può trasmettere messaggi profondi.
Mi viene in mente ciò che diceva Paolo Borsellino: la necessità di raccontare, di parlare, di far conoscere a tutti la lotta contro la mafia. Ecco, credo che con Paolo Vive siamo riusciti, nel nostro piccolo, a fare proprio questo.
E di questo vado profondamente orgogliosa. Per questo ringrazio tutte le persone che hanno scelto di partecipare: hanno donato al mondo non solo le loro parole, ma anche il loro vissuto e il loro dolore. E non è affatto semplice.
Incontrare persone come Fiammetta Borsellino e Salvatore Borsellino significa confrontarsi con un dolore che diventa impegno quotidiano”.
“Paolo vive”: secondo te, dove e come vive ancora?
Paolo vive nelle scelte quotidiane di chi decide di essere onesto. Vive nei giovani, nelle scuole, nelle coscienze. Vive ogni volta che qualcuno sceglie il coraggio invece della paura. Paolo Vive attraverso gli occhi di tutte le persone oneste.
“Paolo vive” si sta facendo spazio nel mondo: puoi svelarci i prossimi progetti su cui stai lavorando?
“Sono in fase di pre-produzione del mio prossimo film, Oltre la Divisa, che gireremo tra Catania e Roma, dedicato all’Arma dei Carabinieri, un progetto a cui tengo profondamente e che sto sviluppando in collaborazione con il Comando Generale.
Sto lavorando anche a un altro film, che gireremo nel 2027: un progetto storico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, dedicato alla Guardia di Finanza, per il quale sto scrivendo la sceneggiatura sempre in collaborazione con il Comando Generale.
Inoltre, ho appena terminato la scrittura di una serie TV antimafia, realizzata insieme a un importante magistrato italiano, ho concluso anche il mio nuovo nono romanzo, che uscirà a fine anno: un’opera diversa dalle precedenti, ma molto forte, di denuncia.
Sono poi fortemente concentrata sul mio festival il Milano Crime International Film Festival, un progetto a cui tengo moltissimo, dedicato al crime, all’educazione, alla legalità e alla denuncia sociale a livello internazionale, che si terrà a Milano a fine anno.
E da settembre inizierà anche una nuova avventura in radio, con il programma “Milano Crime”, che andrà in onda ogni lunedì sulla storica emittente lombarda, Radio Lombardia. Avrò ospiti in studio protagonisti italiani e internazionali provenienti da mondi diversi ma complementari: istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, giornalismo investigativo e produzione culturale legata al crime.
Infine, è in uscita anche il nostro nuovo film Underground Distribution “Anomalia”, che arriverà nelle sale UCI Cinemas in tutta Italia: un progetto di cui sono profondamente orgogliosa.
È un momento molto intenso sotto tutti i punti di vista, ma anche estremamente stimolante, e ne sono fiera”.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

