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Le donne lavoratrici fanno i conti con il fenomeno della child penality

Le donne lavoratrici fanno i conti con il fenomeno della child penality
La maternità causa in Italia una riduzione salariale nel lungo periodo, stimata intorno al 53%

La riduzione salariale causa maternità interessa l’Italia e numerosi Paesi del mondo

ROMA – Quanto cosa essere madre? Gli stipendi delle donne che decidono di avere un figlio subiscono delle decurtazioni che, in Italia, si aggirano intorno ai 5.700 euro l’anno, anche a distanza di 15 anni dalla nascita. Negli Stati Uniti si stima che le madri perdano addirittura 16.000 dollari all’anno a causa dei tagli di stipendio. Si chiama child penality, ed è il risultato di mix di fattori, che vanno dai periodi d’assenza dal lavoro obbligati, dopo la nascita del figlio, al passaggio dal full al part time, per esigenze familiari.

Divario salariale tra madri e padri

Un fenomeno che riguarda le donne, ma non gli uomini che decidono di avere figli che, al contrario, vedono incrementare il loro reddito. Secondo l’Inps, le madri subiscono una penalizzazione del 16% nei primi cinque anni di vita del figlio (con il congedo di maternità), poi si torna a livelli pre nascita. Nello stesso periodo lo stipendio dei padri, invece, è cresciuto del 40%.

Maternità e riduzione salariale nel lungo periodo

La maternità causa in Italia una riduzione salariale nel lungo periodo, stimata intorno al 53% per le madri, derivante da: riduzione del salario settimanale (6%) passaggio al part-time (11,5%) e minori settimane retribuite (35,1%). L’impatto è più forte subito dopo la nascita, ma il divario salariale tende a non chiudersi nel tempo.

Child penalty nel mondo: il caso degli Stati Uniti

La child penalty è un fenomeno che si registra in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, secondo uno studio del Nwlc (The National women’s law center), le madri americane perdono 16.000 dollari all’anno a causa del divario salariale. Al risultato si arriva calcolando che negli Stati Uniti le donne che lavorano a tempo pieno tutto l’anno partono già svantaggiate: percepiscono in genere solo 80 centesimi per ogni dollaro versato ai loro colleghi maschi. Il divario salariale tra madri e padri che lavorano è ancora più ampio perché mentre le donne devono fare i conti con la child penality per gli uomini avviene il contrario, si parla di child premium considerando che, in generale, la loro condizione sul mercato del lavoro migliora in seguito alla nascita del figlio. Le madri percepiscono in genere solo 71 centesimi per ogni dollaro versato ai padri.

Analisi Eurispes: la child penalty nei diversi Paesi

Un’analisi dell’Eurispes su 134 Paesi rivela una variabilità significativa nella child penalty a livello mondiale. Gli effetti occupazionali del primo figlio oscillano da valori prossimi allo zero fino al 64%, evidenziando come la nascita rappresenti una vera e propria biforcazione tra il destino lavorativo delle donne e quello degli uomini. L’America Latina presenta le penalizzazioni più severe, con una media continentale del 38%: Brasile, Cile, Colombia e Messico registrano valori compresi tra 37% e 48%. L’Asia manifesta la maggiore variabilità interna, spaziando dall’1% del Vietnam ai picchi del 62% in Bangladesh e 64% in Giordania, mentre Laos e Cambogia mostrano valori nulli.

Europa e Africa: differenze istituzionali e territoriali

L’Europa evidenzia marcate differenze istituzionali: i paesi scandinavi mantengono penalità contenute (Danimarca 14%, Svezia 9%), mentre l’Europa centrale presenta valori elevati (Repubblica Ceca 50%, Germania 41%). L’Africa mostra una divisione regionale netta, con penalità trascurabili nell’Africa centrale e significative nel Nord e Sud (Marocco 41%, Sud Africa 28%).