Tolleranza o tutt’al più l’incapacità di porre un argine alle pressioni mafiose. Sono questi i motivi che hanno spinto il tribunale di Catania a disporre l’amministrazione giudiziaria, per la durata di un anno, nei confronti della Europea Servizi Terminalistici (E.s.t.), società attiva nei porti siciliani con le funzioni di agenzia marittima.
L’impresa, che si occupa anche della gestione dei container che arrivano nei principali scali dell’isola, sarebbe stata utilizzata nell’interesse dei clan mafiosi. Di certo – è la tesi della procura – dei Pillera Puntina. Gli elementi che hanno portato al provvedimento firmato dai giudici della sezione Misure di prevenzione erano emersi già l’anno scorso in un’inchiesta su un traffico di stupefacenti che dal Sudamerica arrivava a Catania.
Al centro di quell’indagine era finito Angelo Sanfilippo, 60enne che insieme ai tre figli ha trovato lavoro alla E.s.t. Sanfilippo non si sarebbe mosso come un semplice lavoratore. Dalle indagini è emerso che la E.s.t. si è fatta carico delle sue spese legali.
“L’impresa sì è inserita, anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile, che ha rafforzato la capacità operativa del sodalizio mafioso e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti”, si legge tra le motivazioni che hanno portato i giudici a nominare un amministratore giudiziario.
Pochi anticorpi
L’attività svolta dalla E.t.s. non solo non sarebbe “rimasta estranea al contesto criminale” ma avrebbe anche “costituito un fattore oggettivo di agevolazione, rendendo necessario 1’intervento di prevenzione nella forma più idonea a interrompere ogni collegamento con il circuito mafioso”.
Il giudizio del tribunale sull’attuale mancanza di sufficienti anticorpi all’interno dell’azienda, per evitare che la stessa non venga “stabilmente asservita a interessi criminali”, è netto. Tuttavia per il momento i giudici ritengono che “non emergono elementi sufficienti per affermare la pericolosità sociale qualificata degli organi apicali dell’impresa”.
La Europea Servizi Terminalistici è controllata dalla Isla, società con sede a Bolzano, a propria volta di proprietà di Pietro Coniglio, 56enne nato in Kenya e che è anche l’amministratore di E.s.t., e della società tedesca Luikenga Holding. Tedesco è anche il 60enne Ingo Hesse, componente del consiglio d’amministrazione della E.s.t.
Banane e cocaina
A portare gli inquirenti a guardare verso l’Europa Servizi Terminalistici come uno dei canali utilizzati dalla mafia catanese per approvvigionarsi di quintali di cocaina è stato il collaboratore di giustizia Carmelo Liistro.
Liistro ha detto ai magistrati che all’interno del porto di Catania lavoravano uomini vicini al clan Pillera che “a fronte di un compenso costituito dal 30 al 40 per cento del prodotto importato favorivano l’ingresso e il successivo smistamento di sostanza stupefacente accuratamente occultata nelle pareti laterali o nei tetti dei container provenienti a bordo delle navi cargo dal Sud America”.
Negli anni scorsi, uno di questi carichi di cocaina è stato sequestrato dai militari del Gico della finanza. La droga viaggiava all’interno di un container che trasportava banane partite dall’Ecuador e dirette a un’azienda di Licata.
“All’esito di questa indagine veniva appurato, grazie alle telecamere di sicurezza, che il 7 gennaio 2021, giorno antecedente al rinvenimento della cocaina, all’interno dell’area portuale, veniva notata la presenza di Sanfilippo, che, a bordo di uno scooter elettrico e senza alcuna giustificazione di natura professionale, si aggirava in prossimità del luogo di rinvenimento dello stupefacente occultato nel container”, ricorda il tribunale.
La situazione si sarebbe ripetuta pochi mesi dopo. Il 6 maggio, mentre la finanza eseguiva altre ispezioni in alcuni container provenienti da Malta e destinati alla stessa società di Licata, “veniva osservata la presenza di un’autovettura Bmw X4 a bordo della quale veniva rilevata la presenza dello stesso Sanfilippo”.
Il collaboratore napoletano
A parlare di Sanfilippo è stato anche il collaboratore di giustizia campano Errico D’Ambrosio. Nel 2024, ha raccontato che due anni prima erano stato inviato a Catania per monitorare un carico di cocaina in arrivo al porto e destinato alla famiglia Laudani.
Una sera, D’Ambrosio avrebbe incontrato Sanfilippo e quest’ultimo gli avrebbe spiegato nei dettagli le dinamiche da attivare per recuperare la partita di droga. All’incontro, secondo il collaboratore, avrebbero partecipato un esponente del clan Cappello e anche il cantante neomelodico Niko Pandetta.
I piani per il clan di D’Ambrosio sarebbero però saltati. Una settimana dopo, infatti, la finanza avrebbe sequestrato la droga.
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